Vibo, il sindaco sfiduciato non ha intenzione di lasciare il campo

INTERVISTA | La lunga intervista rilasciata alla nostra emittente da Elio Costa poco prima dell’arrivo dei 27 consiglieri comunali che firmando le dimissioni hanno decretato la fine della sua amministrazione

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di Cristina Iannuzzi
28 gennaio 2019
16:35
Elio Costa
Elio Costa

«Mancano i numeri, ecco perché sono stato sfiduciato. Semplicemente non ho i numeri necessari per proseguire  il mandato». Così il sindaco Elio Costa, poche ore prima di essere sfiduciato da 27 consiglieri di maggioranza e opposizione. È un fiume in piena. Vuole raccontare ciò che ha fatto per la sua città e che forse – dice -  non ha «pubblicizzato sufficientemente». Lo incontriamo nel suo ufficio al primo piano del palazzo municipale, sta mettendo in ordine tutte le carte. E’ pronto a lasciare una poltrona che ha occupato per tre anni e mezzo. Di lì a poco arriveranno i  consiglieri di maggioranza e opposizione che di fatto lo sfiduceranno. Succede esattamente quattordici anni dopo la fine anticipata della sua prima esperienza da primo cittadino, il copione dunque si ripete. I consiglieri si dimettono in massa e il magistrato, ieri in servizio e oggi in quiescenza, torna a casa. Stavolta chiude il mandato con un anno d’anticipo. 

 

Lascia una città al collasso, agli ultimi posti per qualità della vita. Sporca, degradata. Priva di servizi. E poi i conti ancora in rosso, un commercio allo sbando, imprese arrabbiate, inascoltate, a volte anche vessate. Ma potrebbe persino andare peggio. Secondo l’ormai ex sindaco, «la città andrà di nuovo in dissesto finanziario». 

 

Eletta nel 2015, all’amministrazione Costa ha di fatto staccato la spina il suo principale sponsor politico, il senatore di Forza Italia Giuseppe Mangialavori. «Lui che fino a poco tempo fa aveva tre assessori... Cosa ha fatto lui per questa città?», domanda amareggiato Elio Costa. Paga e paga per tutti. Anche per coloro che hanno condiviso la sua esperienza, senza mai aprire gli occhi, assessori o consiglieri che fossero. Anche per gli inamovibili dirigenti dell’ente, le cui scelte, spesso contestatissime, hanno avuto un peso determinante sulla vita della città.

 

Ma è solo un arrivederci, promette Elio Costa, che si dice intenzionato a non lasciare il campo.  La speranza, per lui, insomma, è l’ultima a morire…

 

Giornalista
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