Violante: «La tecnologia sia uno strumento e non il nostro padrone»

L’ex presidente della Camera ha tenuto a Lamezia Terme una lezione sulle implicazioni etiche e giuridiche dell’Intelligenza artificiale

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di Tiziana Bagnato
7 dicembre 2019
20:29

«La tecnologia è uno strumento e che come tutti gli strumenti può essere utilizzata bene o male. Può essere quindi utilizzata in modo funzionale ai diritti umani ma può essere una colossale potenza anche in senso contrario»Luciano Violante, già presidente della Camera dei Deputati e oggi presidente della Fondazione Leonardo – Civiltà delle Macchine, ha chiuso il ciclo di lezioni della Scuola di Formazione per il Bene Comune a Lamezia Terme. Cinque gli appuntamenti di questa prima edizione che riprenderà poi a febbraio. Le implicazioni etiche e giuridiche dell’Intelligenza artificiale sono state al centro dell’intervento di Violante che ha sottolineato i punti di forza ma anche di criticità delle nuove tecnologie.

 

«Non è solo un problema di regole, ma di comportamenti che vanno insegnati - ha affermato - Bisogna riconoscere gli strumenti come tali e non come padroni. C’è poi il tema della raccolta dei dati. Siamo diventati merce. Dobbiamo stare attenti a dare i nostri dati a chi non sappiamo che utilizzo potrà farne». Stretto il rapporto con la politica: «Il digitale – ha spiegato Violante - spesso è usato per turbare l’opinione pubblica, ad esempio con le fake news. La politica deve fare in modo di avvertire i cittadini e dare gli strumenti per riconoscere le false notizie».

 

Ad offrire il suo contributo anche l’esperto di Business intelligence e data warehousing Giovanni Laboccetta che ha avvertito: «Tutto quello che facciamo viene registrato, tutti i nostri movimenti sono memorizzati da qualche parte». L’Intelligenza artificiale, è stato spiegato, avrà un impatto sulla quotidianità di ciascuno e proprio per questo la politica ha il dovere di governare e non subire le conseguenze di tale fenomeno, in una società dove è sempre più necessario educare e formare una nuova classe dirigente che vuole, partendo dal presente, proiettarsi nel futuro. È, quindi, necessario comprendere l’inevitabile attrito tra lo sviluppo tumultuoso dell’Intelligenza artificiale e i diritti umani nel passaggio verso la società digitale, al momento ancora in convivenza con quella analogica ma destinata a sostituirla completamente. Occorre garantire lo sviluppo delle tecnologie e assicurare che non mettano in pericolo i diritti umani ma anzi li rafforzino.

 

 

Giornalista
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