“U còcciu annestràtu”, il vaccino che ha accomunato le passate generazioni

La tecnica di inoculazione per fronteggiare il vaiolo (chiamata anche innesto) consisteva nel fare due leggerissimi tagli a croce sulla pelle e applicarvi sopra il prodotto immunizzante. In Italia l’obbligo è stato revocato nel 1981

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di Rocco Greco
1 aprile 2021
19:21

Vicènzu Perri, nato nell’ultimo quarto dell’800, era soprannominato “U Pintu” perché da bambino aveva avuto “i còccia”, ossia le croste essiccate delle pustole che il vaiolo gli aveva fatto comparire sulla pelle. Queste, seccandosi, gli avevano lasciato tante piccole cicatrici, tanto che il suo viso, tutto butterato, sembrava una carta geografica e, in special modo, il naso, grosso e coperto da tanti piccoli incavi, appariva come fosse cesellato. Ciccio u Pastìja, che si conoscevano da quando erano vavarèji, giusto per prenderlo in giro e farsi due risate, quando lo vedeva in piazza seduto al tavolino, gli andava vicino e indicando col dito sul viso gli diceva: «Ccà ng’è ‘a Frangia, ccà ‘a Sguìzzera …!».

A parte gli scherzi che Cicciu u Pastìja faceva al paziente Vicènzu u Pindu, ci sarebbe poco da ridere, tutti quelli che si ammalavano e restavano in vita, rimanevano deturpati dalle cicatrici sul viso e su tutto il corpo. Poi, per fortuna, venne il vaccino, in Italia reso obbligatorio dal 1888. Somministrato a tutti i bambini per contrastare la diffusione di questa grave epidemia di origine virale, ha lasciato sul braccio sinistro di svariate generazioni appartenenti al secolo scorso un segno indelebile: u “coccìu annestràtu”, la piccola cicatrice rotonda, quasi un tatuaggio.


La forma tondeggiante del “còcciu annestràtu” deriva dalla tecnica di inoculazione (chiamata anche innesto) che era quella di fare due leggerissimi tagli a croce sulla pelle e applicarvi sopra il prodotto immunizzante.

Il termine "vaccino" venne coniato dal medico britannico Edward Jenner che nel 1796 lo utilizzò la prima volta per indicare il materiale ottenuto dalle pustole di bovini ammalati di vaiolo e inoculato alle persone al fine di prevenire il vaiolo nella forma umana. Tale termine verrà utilizzato in seguito per indicare qualsiasi forma di immunizzazione, e descrive il processo di inoculazione allo scopo di attivare la formazione di anticorpi.

In Italia l’obbligo di vaccinazione per fronteggiare il vaiolo è stato revocato nel 1981, dopo che l'Organizzazione Mondiale della Sanità ha decretato eradicata questa malattia dall’intero Pianeta.

Pinto = dipinto, dallo spagnolo.
Vavarèji = neonati (da vava = bava).
Pastìja = castagna secca.
Còcciu = crosticina che si forma con la fuoriuscita del sangue da una ferita a protezione dagli agenti esterni.
Annestràto = innestato (per definizione: trapiantare una parte di un organismo vivente in un altro organismo).

Giornalista
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