Sanità, ancora nessun ristoro per gli “eroi” del Covid: le risorse sotto chiave alla Regione

VIDEO | Venerdì il dipartimento Tutela della Salute ha licenziato quattro decreti. Nessuno prevede la liquidazione delle somme alle aziende calabresi. Le somme non sarebbero sufficienti a remunerare tutto il personale

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di Luana  Costa
21 dicembre 2020
13:11

A fine dicembre ancora nessuna forma di ristoro è stata liquidata agli "eroi" del Covid, i medici e gli infermieri che durante l'emergenza pandemica sono stati schierati in prima linea nel contrasto all'avanzata del virus. Nonostante l'annuncio dei sindacati nei giorni scorsi, nessuno dei quattro decreti licenziati venerdì pomeriggio dal dipartimento regionale Tutela della Salute eroga in realtà le somme stanziate dal Governo prima a marzo, col decreto Cura Italia, e infine di nuovo a maggio, col decreto Rilancio.

I circa 14 milioni - 13.750.310, per la precisione - destinati a «remunerare le prestazioni correlate alle particolari condizioni di lavoro del personale del servizio sanitario regionale» restano ancora sotto chiave nelle casse della Regione.


37 milioni  

Il decreto di liquidazione che porta in calce la firma del dirigente del dipartimento Tutela della Salute, Francesco Bevere, stanzia alle aziende sanitarie e ospedaliere calabresi unicamente 37 milioni di euro, nessuno di questi destinati al ristoro di medici e infermieri. In particolare, si tratta di 21 milioni di euro destinati al rafforzamento della rete assistenziale territoriale.

Un piano di potenziamento che riguarda, nello specifico, le aziende sanitarie provinciali che ricevono somme a copertura delle spese sostenute per l'assunzione degli infermieri di famiglia, degli assistenti sociali, del personale da destinare all'assistenza domiciliare, degli infermieri Usca e per finanziare le centrali operative del 118. 

Riduzione liste d'attesa

Ulteriori 15 milioni di euro sono stati stanziati poi per la riduzione delle liste d'attesa. Risorse che la Calabria ha ricevuto ad agosto, previsti nell'ominimo decreto, per mettere a punto anche «strumenti straordinari per rispondere tempestivamente alle richieste di prestazioni ambulatoriali, screening e di ricovero ospedaliero non erogate nel periodo dell'emergenza epidemiologica». Undici milioni finiscono in casse alle Asp e 3,9 milioni in cassa alle aziende ospedaliere. Il decreto di liquidazione non prevede altro.

L'accordo di luglio

Per ora, dei quasi 14 milioni stanziati dal Governo per ristorare le particolari condizioni di lavoro dei medici e degli infermieri non c'è traccia. La distribuzione delle risorse era stata pattuita a luglio e contenuta in un accordo siglato dalle organizzazioni sindacali - Cgil, Cisl e Uil -, dal delegato del soggetto attuatore per l'emergenza Covid, Antonio Belcastro e dal capo di gabinetto della presidenza della Regione, Luciano Vigna.

Nel documento si era convenuto di distribuire le risorse per fasce di rischio: alto, media e alta sulla base delle mansioni svolte dal personale sanitario impegnato nel contrasto alla pandemia.

Due milioni dal Por

Gli iniziali 7.993.950 euro trasferiti dal Governo (decreto Cura Italia), erano stati integrati dalla Regione con una ulteriore dotazione finanziaria di 2 milioni di euro reperita per i canali dei fondi comunitari. A questi importi si sarebbero dovuti aggiungere successivamente le somme stanziate con il decreto Rilancio, ulteriori 6 milioni di euro.

I conti non tornano

La geografia tracciata nell'accordo sindacale trattegiava stanziamenti per il valore, una tantum, di 1.800 euro a tutto il personale direttamente impiegato in attività ad alto rischio, 883 euro per il personale non direttamente impiegato in attività Covid e 252 euro al restante personale. Nella prima fascia erano stati inizialmente computati 2.900 dipendenti, nella fascia media 1.100 e 15mila nella fascia bassa. Risorse su cui, tuttavia, nonostante le integrazioni garantite dalla Regione attraverso l'impiego di fondi comunitari, non si riesce ancora a trovare la quadra. 

Giornalista
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