Non solo Covid, in Calabria i reparti “normali” scoppiano e al pronto soccorso attese infinite

Intere sezioni ospedaliere sono state isolate e riconvertite, così non ci sono più posti per curare le patologie ordinarie. Nelle aree di prima emergenza stazionano decine di persone in attesa di un ricovero. La pressione su Catanzaro (ASCOLTA L'AUDIO)

di Luana  Costa
27 aprile 2021
16:50
Carabinieri al pronto soccorso dell’ospedale Pugliese di Catanzaro
Carabinieri al pronto soccorso dell’ospedale Pugliese di Catanzaro

Ricoveri, ricoveri e ancora ricoveri. Mentre i riflettori restano da oltre un anno ossessivamente accesi sull'andamento della pandemia, all'ombra del covid si consuma un'altra emergenza non meno preoccupante. Le degenze ospedaliere scoppiano ma non solo per la pressione prodotta dal dilagare del virus, la ricettività dei presidi sanitari si è progressivamente ridotta e a pagarne lo scotto sono i malati sballottati da un angolo all'altro della Calabria, spesso in cerca di un posto letto difficile da trovare. 

La riconversione dei posti letto

Il ritardo nell'attuazione del piano di riordino della rete ospedaliera calabrese (dca 91), ha infatti prodotto un'unica conseguenza: ha costretto gli ospedali a riconvertire la gran parte dei posti letto da dedicare all'assistenza dei pazienti covid. Interi reparti isolati e sottratti alla cura di patologie ordinarie, rarissimi i casi di degenze create ex novo per fronteggiare la pandemia. E se già in condizioni normali la caccia al posto letto era diventata una prassi quasi quotidiana, ancor più cogente appare oggi che i già pochi posti letto disponibili sono stati ridotti per far spazio all'isolamento di interi reparti.


I reparti scoppiano

Le degenze scoppiano sotto l'afflusso continuo di pazienti e i pronto soccorso si trasformano in anticamere dell'inferno. Viaggi chilometrici, pazienti inviati da un ospedale all'altro, attese infinite e una rete che fatica a contenere la gran mole di richieste di assistenza. Giornata di passione, ad esempio, ieri al pronto soccorso dell'ospedale Pugliese Ciaccio di Catanzaro, fin dalla mattina preso d'assalto da pazienti provenienti da tutta la Calabria. In serata gli stessi medici sono stati costretti ad allertare i carabinieri per l'altissima presenza di persone nelle sale d'attesa, piovono lamentele dopo ore trascorse nel reparto di prima emergenza fiaccato da personale ridotto all'osso. 

L'emergenza nell'emergenza

Solo due medici a gestire l'afflusso di pazienti creando attese interminabili. Doppio il lavoro dei camici bianchi da quando la pandemia ha preso il sopravvento costretti a sottoporre a tampone chiunque varchi la soglia dei reparti per evitare l'innesco di potenziali focolai. Ma il personale chiamato a fronteggiare l'ondata di accessi è rimasto invariato e così il numero dei posti letto, anzi questi ridotti. Il pronto soccorso si è così trasformato in una stazione temporanea dove le "anime" vi trascorrono anche giorni prima di trovare sistemazione in ospedale. 

Ospedali Covid

L'osservazione breve intensiva trabocca di pazienti che non si sa dove inviare dopo che alcuni reparti di area medica sono stati convertiti in aree covid e anche l'unità operativa di medicina d'accettazione e d'urgenza lavora in una sorta di staffetta con la Rianimazione, anch'essa spacchettata tra area covid e no covid. I posti letto si dividono e non si moltiplicano e l'assistenza boccheggia in attesa di tempi migliori. Eppure l'ospedale Pugliese continua a dimostrarsi baricentrico in una rete sfilacciata che congestiona anziché decongestionare l'afflusso di pazienti verso i centri hub. Assistenza covid o no covid da tutta la Calabria i pazienti finiscono a Catanzaro come attratti da una forza gravitazionale.  

La pressione su Catanzaro

A dimostrarlo non sono solo gli accessi al pronto soccorso e i ricoveri nei reparti ma anche i dati della mobilità extra-regionale. Nelle altre province tocca vette altissime, solo a Catanzaro si riesce a contenere una emorragia dai contorni preoccupanti. I numeri sono contenuti in un report stilato dalla Regione che analizza l'andamento dei ricoveri ospedalieri fuori i confini della Calabria nel 2019. In quell'anno 53.866 calabresi sono stati ricoverati in altre regioni, pari al 27,99 per mille abitanti. L'emorragia appare incontenibile nelle province di Cosenza e Reggio Calabria, rispettivamente al 30,40 e al 29,58. A Catanzaro si registrano i dati più bassi, pari a 18,56. 

 

Fuga dalla Calabria

Fuga verso le altre regioni anche per le province di Crotone (26,09) e Vibo Valentia (27,31) per una valorizzazione dei ricoveri che raggiunge la cifra record di 221 milioni di euro. Il tributo che il sistema sanitario calabrese versa ogni anno alle altre regioni d'Italia: prima nella lista la Lombardia, poi il Lazio, l'Emilia Romagna, la Toscana e l'ospedale pediatrico Bambin Gesù di Roma. Ma la migrazione sanitaria è scandita soprattutto da fenomeni di confine che si affiancano ai lunghi viaggi della speranza verso le regioni del nord Italia. Anche la Sicilia diventa attrattiva per la Calabria, quarta regione in termini quantitativi, ma solo per la sua stretta vicinanza con Reggio Calabria e così accade per la Basilicata, la Puglia e la Campania, grandi attrattori dei pazienti residenti nella provincia di Cosenza.

Giornalista
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