Al Senato la legge di stabilità e il relativo l'emendamento sulla sanità. Ma quando e da chi sarà applicato?

L’approvazione della legge di stabilità non coinciderà con la fine del mandato di Scura. Dopo l’approvazione, sarà il Consiglio dei Ministri a dover formalizzare la decisione, dopo aver sentito il governo regionale e i commissari

di Riccardo Tripepi
6 dicembre 2016
21:42

Attenzione mediatica e politica tutta rivolta verso la Capitale per un mercoledì che si annuncia campale per governo, Pd e anche per le più periferiche sorte della giunta calabrese e del governatore Mario Oliverio.

 


In direzione Pd c’è attesa per la relazione del premier Matteo Renzi che dovrebbe fare l’analisi del voto e confermare le sue dimissioni da premier.

 

Al Senato, invece, arriverà la legge di stabilità per la seconda lettura, dopo la prima approvazione da parte della Camera. In mezzo c’è stato il referendum e l’annuncio delle dimissioni di Renzi al presidente della Repubblica Mattarella. L’esito del colloquio tra i due è stato netto su un punto: occorre approvare la manovra economica. E così sarà fatto, a quanto pare, senza nessuna modifica rispetto al testo precedentemente licenziato, anche a costo di spendere un voto di fiducia. Non dovessero essere presentati nuovi emendamenti, invece, anche senza la fiducia.

 

Il che vorrebbe dire guai per Gioia Tauro che aspettava l’inserimento di una norma per l’Agenzia che dovrebbe tamponare l’emergenza occupazione al porto. Un problema in più per il governo regionale che invece dovrebbe essere sicuro di portare a casa l’emendamento che rimuove l’incompatibilità tra la carica di governatore e quella di Commissario della sanità.

Un passo indietro rispetto alla legge di stabilità 2015 che l’aveva introdotta, sempre in carica il governo Renzi, e che aveva determinato l’invio di Massimo Scura in Calabria. Ad Oliverio, insomma, non fu concesso quanto nella disponibilità del suo predecessore Giuseppe Scopelliti che aveva impersonato entrambi i ruoli.

 

La convivenza tra il presidente della giunta e l’Ufficio del Commissario, rappresentato da Massimo Scura in quota Pd renziano e Andrea Urbani in quota Ncd, è stata complessa fin dal primo giorno. E si è molto spesso trasferita anche nelle aule di giustizia di ogni ordine e grado per uno scontro totale che ha fin qui contrassegnato in modo assai pesante la legislatura. Del resto la sanità movimenta il 70% circa delle risorse annuali calabresi e il governatore sente di essere imbrigliato molto più dei suoi predecessori.

 

L’emendamento potrebbe porre fine al dualismo. Anche se l’approvazione della legge di stabilità non coinciderà con la cacciata di Scura. Dopo l’approvazione, verosimilmente con il nuovo anno, sarà il Consiglio dei Ministri a dover eventualmente formalizzare la decisione, dopo aver sentito il governo regionale e i commissari. Chiaro però che venendo meno la legge che li ha spediti in Calabria e anche il governo che li ha nominati pare davvero azzardato pensare ad una loro conferma. Anche perché la relazione informativa di Oliverio non sarà per nulla tenera e conterrà delle precise richieste. Soltanto da un governo assai nemico ci si potrebbe immaginare uno sgarbo così grave che, comunque, dovrebbe quantomeno portare ad un cambio dell’Ufficio del Commissario. A meno che non si vada verso un governo dalla brevissima durata che potrebbe non assumere alcuna decisione e rinviare tutto alle successive elezioni.

 

 

Riccardo Tripepi

 

Giornalista
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