Il commissario straordinario è rientrato il primo ottobre dopo quasi due anni. Tra le criticità da risolvere in cima alla sua lista ci sono anche il recupero delle figure dirigenziali, il potenziamento della medicina territoriale e la riorganizzazione logistica del reparto di emergenza-urgenza. «Dobbiamo creare le condizioni perché i medici scelgano di restare a Vibo»
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Ricostruire la struttura amministrativa dell’Asp, ridurre le criticità che gravano sui servizi sanitari e rafforzare l’assistenza sul territorio. Sono le priorità indicate dal generale Antonio Battistini, tornato alla guida dell’Azienda sanitaria provinciale di Vibo Valentia con la nomina a commissario straordinario, dopo aver ricoperto lo stesso incarico per due anni.
Dai primi di ottobre è nuovamente nel suo ufficio al secondo piano della sede di via Dante Alighieri. Sulla scrivania, tra documenti, comunicazioni, planimetrie e progetti, c’è il lavoro da recuperare e quello da avviare.
Il quadro che descrive è quello di un’azienda che ha perso una parte importante delle proprie competenze amministrative e gestionali. «Quando l’azienda è stata sciolta, c’erano cinque dirigenti, nessuno dei quali interessato dal procedimento di scioglimento. A fine settembre ne era rimasto soltanto uno. A metà settembre è arrivato il secondo, ma ne mancano ancora tre», spiega.
Per Battistini, ripristinare queste responsabilità è la condizione necessaria per far funzionare l’organizzazione: «Senza una definizione precisa delle responsabilità e della filiera organizzativa, erogare i servizi diventa impossibile».
Pronto soccorso, l’obiettivo è creare spazi per l’OBI
Tra le questioni affrontate c’è anche l’affollamento del pronto soccorso dello Jazzolino, con pazienti sistemati sulle barelle in attesa di essere assistiti.«Ho raggiunto la struttura dopo aver appreso della situazione.
«Dobbiamo prevedere spazi in cui ospitare questi pazienti. Molti possono essere curati a domicilio o nelle Rsa da cui provengono», osserva il commissario, annunciando la necessità di confrontarsi anche con i responsabili delle strutture residenziali.
La soluzione passa, secondo Battistini, dal potenziamento dei servizi territoriali e dall’avvio degli ospedali e case di comunità. «Le case di comunità – riferisce – sono già entrate in una fase di progressiva organizzazione, con il reclutamento di una parte del personale, soprattutto infermieristico. Le case di comunità devono diventare il luogo in cui il cittadino trova una risposta ai propri bisogni di salute. Perché questo modello funzioni – aggiunge – è necessario coinvolgere i sindaci e informare la popolazione, distinguendo le urgenze dalle necessità assistenziali che possono essere affrontate sul territorio».
Jazzolino, lavori per il centro trasfusionale e nuovi spazi
Sul fronte dello Jazzolino, il commissario annuncia interventi per rendere più funzionale il pronto soccorso. L’ipotesi allo studio è quella di ricavare tre o quattro stanze destinate all’osservazione breve e intensiva, in modo da accogliere pazienti che necessitano di alcuni giorni di assistenza senza occupare impropriamente gli spazi dell’emergenza.
«Il pronto soccorso, così com’è, non è decoroso né per i pazienti né per chi ci lavora e non assolve pienamente al suo compito», afferma.
Un altro intervento riguarda il centro trasfusionale. Dopo un confronto con il referente del Centro regionale sangue, sono stati concordati i lavori necessari per ottenere l’accreditamento della struttura che consentirebbe di accogliere direttamente i donatori e aumentare la capacità dell’ospedale di raccogliere sangue, riducendo la necessità di acquistare sacche provenienti da altre strutture.
Per quanto riguarda il nuovo ospedale di Vibo Valentia il commissario afferma: «Passo davanti al cantiere tutti i giorni e vedo che i lavori avanzano. Confido che il nuovo ospedale sarà pronto in tempi brevi. Ho seguito personalmente per un periodo i lavori della Sibaritide e ho riscontrato grande impegno da parte della struttura commissariale e delle imprese. Non sono in grado di fare una stima precisa, ma, sulla base di quell’esperienza, sono fiducioso che l’opera sarà ultimata in tempi brevi».
Emodinamica, «servono procedure e personale adeguato»
Battistini affronta anche il tema dell’emodinamica, ricordando il percorso necessario per attivare questo tipo di servizio. Prendendo come riferimento l’esperienza di Catanzaro, dove l’autorizzazione regionale alle procedure è arrivata il 23 ottobre 2026, dopo un iter iniziato anni prima, il commissario sottolinea che l’acquisto delle apparecchiature non basta.
Medici e infermieri, la difficoltà è anche trattenerli
Il personale resta uno dei punti più delicati. L’Asp sta proseguendo le procedure di reclutamento, anche attraverso lo scorrimento delle graduatorie infermieristiche, mentre sono previste stabilizzazioni per gli operatori socio-sanitari in scadenza. Proseguono inoltre le iniziative straordinarie per reperire medici, comprese le interlocuzioni con professionisti provenienti da altri Paesi.
«In questo momento – riferisce Battistini - l’azienda può contare su circa 25 medici cubani e 30 medici in pensione che continuano a lavorare. Dobbiamo ricreare le condizioni perché i giovani vogliano tornare a lavorare a Vibo. Questa viene spesso considerata un’azienda sanitaria di passaggio: si arriva quando si libera un posto e si va via appena se ne presenta l’occasione».
In questo percorso si inserisce anche il contributo del dottor Paolo Strano, originario di Vibo Valentia, che dopo aver studiato a Verona ha scelto di tornare nella sua città per mettere le proprie competenze al servizio della sanità locale. Specialista in igiene e medicina preventiva, con indirizzo in sanità pubblica, è stato assunto attraverso il cosiddetto Decreto Calabria ed è prossimo al completamento della specializzazione.
«La sua specializzazione non è di ordine clinico, ma organizzativo. Crescerà nell’ottica dell’organizzazione aziendale, che è una delle aree in cui c’è maggiore carenza», sottolinea Battistini.
La prevenzione parte dalle persone fragili
La riorganizzazione dell’assistenza, nelle intenzioni del commissario, dovrà concentrarsi soprattutto sulle patologie croniche e sulle fragilità che interessano una parte consistente della popolazione. L’idea è costruire un sistema capace di individuare in anticipo le persone più esposte al rischio, mettendo in relazione i servizi sanitari con i Comuni e con le strutture territoriali.
Tra gli esempi citati c’è la prevenzione delle fratture del femore negli anziani. «Alcuni incidenti - spiega Battistini - possono essere evitati attraverso interventi semplici, come fornire un deambulatore a chi vive solo e insegnargli a utilizzarlo correttamente. Una caduta può infatti innescare un percorso complesso, soprattutto in presenza di altre patologie, con interventi chirurgici e lunghi periodi di riabilitazione».
Il caso Ivan Tavella, confronto con il Comune e l’Asp di Parma
Battistini ha affrontato anche la vicenda di Ivan Tavella, per la quale è stato avviato un confronto tra l’Asp di Vibo Valentia, il Comune di Vibo, l’Azienda sanitaria di Parma e il Comune di Parma. L’obiettivo è individuare una soluzione definitiva a una situazione che, secondo il commissario, si trascina in condizioni di precarietà.
«Qui mi sento a casa»
Il ritorno a Vibo Valentia ha anche una dimensione personale. Il commissario ricorda di aver lasciato l’incarico nell’ottobre 2024 e di essere rientrato due anni dopo. «Dopo l’allontanamento - racconta - avevo inizialmente pensato che la fine dell’impegno su due aziende sanitarie sarebbe stata una liberazione. Nei giorni successivi, però, ho avvertito la mancanza di quel lavoro». E poi: «Ringrazio per avermi dato l’opportunità di tornare qui. Mi sento un po’ a casa, anche per il rapporto che ho avuto con il territorio e per il tentativo che avevo fatto di salvare l’azienda dallo scioglimento».
Il commissario richiama il confronto già avviato con i sindaci e con le associazioni e annuncia per il 3 novembre la prima riunione del comitato consultivo misto. «La collaborazione con le amministrazioni locali - sottolinea – dovrà accompagnare la programmazione sanitaria e contribuire a individuare le esigenze della popolazione».
Il lavoro da fare resta ampio: recuperare le carenze organizzative, rendere più funzionale l’ospedale, rafforzare il personale e spostare una parte dell’assistenza verso il territorio. «La salute è un bene collettivo. L’azienda deve fare la sua parte, ma è necessario che tutti contribuiscano a questo percorso».





