Tra gennaio e settembre aumentano gli appuntamenti monitorati a livello nazionale, ma oltre 4 milioni risultano troppo in ritardo. Per la nostra sanità il nodo resta quello dell’accessibilità alle cure
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Le liste d’attesa continuano a rappresentare una delle principali criticità del Servizio sanitario nazionale, con una questione particolarmente rilevante per le regioni alle prese con difficoltà organizzative e nell’erogazione delle prestazioni, come la Calabria. A fotografare la situazione è la Fondazione Gimbe, che ha analizzato i dati del Bollettino Agenas relativi al periodo gennaio-settembre 2026, confrontandoli con quelli dello stesso periodo del 2025.
Il quadro nazionale mostra un aumento delle prenotazioni e un miglioramento contenuto della quota di appuntamenti fissati entro i tempi previsti, ma non evidenzia un recupero sostanziale dei ritardi. Un elemento che mantiene alta l’attenzione anche sulla capacità del sistema sanitario calabrese di assicurare ai cittadini un accesso tempestivo a visite specialistiche ed esami diagnostici.
Liste d’attesa, aumentano le prenotazioni ma i ritardi restano
Tra gennaio e settembre 2026, le prenotazioni monitorate sono passate da 19,75 milioni a 21,81 milioni rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. La quota di appuntamenti fissati entro i tempi previsti è cresciuta di 1,7 punti percentuali sia per le prime visite, dal 76,9% al 78,6%, sia per gli esami diagnostici, dall’83,3% all’85%.
Numeri che indicano un miglioramento, ma che devono essere letti alla luce dell’aumento complessivo delle prestazioni prenotate. Secondo l’analisi Gimbe, infatti, l’81,5% dell’incremento delle prenotazioni entro i tempi è legato alla crescita dei volumi, mentre soltanto il 18,5% deriva dal miglioramento della quota di appuntamenti fissati entro le soglie previste.
«Disporre di più appuntamenti entro i tempi è un risultato positivo, ma non coincide con un recupero dei ritardi», sottolinea Nino Cartabellotta, presidente della Fondazione Gimbe, evidenziando come la maggior parte dell’incremento sia riconducibile all’aumento delle prestazioni disponibili e non a un miglioramento significativo delle performance.
Oltre quattro milioni di prenotazioni fuori tempo massimo
Il dato più critico riguarda il numero delle prenotazioni che superano i tempi massimi previsti. Complessivamente, includendo anche quelle con tempi prossimi alla soglia di garanzia, si contano 4.057.139 prenotazioni oltre i tempi massimi, contro le 4.027.484 registrate nel 2025.
Un aumento che conferma quanto il problema non possa essere considerato risolto sulla base della sola crescita degli appuntamenti disponibili. La stessa Fondazione Gimbe richiama inoltre l’attenzione sui limiti delle informazioni raccolte: i dati non consentono di stabilire quante prestazioni siano state effettivamente erogate entro i tempi previsti, né di ricostruire l’intero percorso di attesa del cittadino, dalla prescrizione fino alla prestazione.
Il nodo Calabria: garantire l’accesso alle cure
Sei Regioni registrano un peggioramento della quota di prenotazioni entro i tempi sia per le prime visite sia per gli esami diagnostici: Calabria, Campania, Lazio, Molise, Sicilia e Toscana. Peggiorano anche la Sardegna per le visite e la Provincia autonoma di Bolzano per gli esami.
Per la Calabria, il tema delle liste d’attesa si inserisce in un contesto in cui la tempestività delle prestazioni e l’effettiva accessibilità dei servizi sanitari rappresentano questioni centrali. L’aumento delle prenotazioni, da solo, non basta a dimostrare che i cittadini riescano a ottenere visite ed esami nei tempi stabiliti.
Per valutare l’effettivo andamento regionale è necessario distinguere tra il numero delle prestazioni prenotate, la percentuale di appuntamenti fissati entro le soglie di garanzia e i tempi reali che intercorrono tra la richiesta del medico e l’erogazione della prestazione. Senza questi elementi, non è possibile stabilire quanto i miglioramenti registrati a livello nazionale si traducano in un beneficio concreto per i pazienti calabresi.
La fotografia della Fondazione Gimbe invita quindi alla cautela nella lettura dei risultati: i progressi ci sono, ma restano limitati. La sfida per il sistema sanitario è trasformare l’aumento delle prestazioni prenotate in una riduzione effettiva dei tempi d’attesa, assicurando ai cittadini un accesso alle cure coerente con le necessità cliniche e con le garanzie previste.

