Goran Bregovic incanta il Cilea di Reggio Calabria

VIDEO | Ha fatto tappa nella città dello Stretto il tour mondiale Tre lettere di Sarajevo. Uno spettacolo, che ha registrato il sold out, e che ha visto il cantautore bosniaco, insieme alla sua orchestra, eseguire numerosi brani che sono un vero e proprio inno alla convivenza pacifica tra i popoli

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di Angela  Panzera
16 aprile 2019
16:18

Goran Bregovic ha trascinato, ieri sera, il “Cilea” di Reggio Calabria in un concerto strepitoso all’insegna dei ritmi balcanici, ma soprattutto della spiritualità e della pace tra i popoli. Il cantautore bosniaco è giunto in riva allo Stretto, nell’ambito della rassegna de “Le maschere i volti” della polis cultura, diretta da Lillo Chilà, per l’unica tappa calabrese del tour tre le lettere da Sarajevo. Un tour, che sta riempendo i teatri di tutto il mondo, e che vede sul palco un’ orchestra composta da 19 elementi tra percussioni archi, voci  fiati e ottoni.  

 

«È l’orchestra che uso per i matrimoni e funerali», dice ironicamente Bregovic  prima di annunciare, una per una, le tre lettere da Sarajevo che sono quelle della religione cristiana, ebraica e musulmana. Parla con il suo pubblico Bregovic e racconta anche di una storia appresa su internet ossia quella di una giornalista della Cnn che va ad intervistare un ebreo anziano che, da 60 anni per due volte al giorno, si recava al “Muro del pianto” per pregare. La cronista le chiede cosa l’uomo chiede a Dio e lui risponde di « pregare per la pace, per i giovani, perché religioni diverse possano vivere insieme». La giornalista gli domanda se ha ottenuto risposta e l’anziano risponde, in realtà, di avere «l’impressione di parlare al Muro». Ed è per questo che l’artista chiude la sua storia affermando che «Dio ha affidato a noi il compito di vivere in pace e serenità» e che ciò può avvenire solo se vi è il rispetto delle varie identità e delle varie culture anche religiose.  Lo spettacolo, che ha registrato il sold out, ha visto alternare momenti di profonda intensità miscelati a quelli del folk popolare di cui Bregovic ne è ormai divenuto ambasciatore mondale.  Gli spettatori, per oltre due ore, sono stati catapultati in un caleidoscopico universo capace di essere unito solo dalla musica. L’unica “arma”, che è poi la più diffusa, e che non spara proiettili per uccidere, ma note per divertirsi e unire ogni paese. 

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