Lamezia Terme

Il Matrioska festival si conclude riportando la gente a teatro

VIDEO | La manifestazione diretta da Gianluca Vetromilo vince le resistenze, rende gli spettacoli itineranti e fa riaprire i teatri

di Tiziana Bagnato
22 luglio 2021
17:30

Palcoscenici itineranti, dai marciapiedi di strada, alla sabbia della costa locale, fino alle tavole dei teatri di immane valore storico ed artistico, ma rimasti chiusi pera anni. La rassegna Matrioska nel suo debutto in Festival ha scelto la formula “gitana”, andando a proporre un cartellone variegato in luoghi estremamente diversi. Con la dirzione di Mammut Teatro e la direzione artistica di Gianluca Vetromilo Matrioska ha portato in Calabria quattro giorni dedicati al teatro contemporaneo e animati da incontri ed eventi collaterali con lo scopo di stimolare il tessuto culturale e civico della città coinvolgendo nuovo pubblico.

Si è partiti dalla spiaggia di Curinga con “Patres” di Saverio Tavano prodotto da Scenari Visibili, che per la prima volta a Matrioska Festival è stato messo in scena proprio su quel tratto di costa del lametino che lo ha ispirato. La storia di un figlio cieco che attende sulle rive del mare il ritorno del padre si interseca con una vicenda di cronaca che riguarda proprio il mar Tirreno: quella della Jolly Rosso, una delle navi dei veleni che agli inizi degli anni Novanta si arenò lungo le spiagge adiacenti ad Amantea.


Il Civico Trame, luogo simbolo di cultura e legalità ha, invece, ospitato “Pizzo, canti di denuncia”, il progetto/spettacolo di Riccardo Lanzarone che raccoglie le testimonianze di imprenditori e commercianti che hanno chiuso le porte al business del racket. E poi la riapertura di un teatro dopo tanti anni di chiusura, il Politeama “Franco Costabile”, gioiello moderno del centro storico di Sambiase, che grazie al festival diretto da Mammut Teatro ha riaperto le porte al pubblico ospitando due spettacoli: “Il rasoio di Occam” della compagnia messinese Clan degli attori, e, a chiudere, Roberto Latini, performer acclamato da pubblico e critica che ha portato una sua personalissima e intensa rivisitazione dell’Amleto.

Non solo eventi ma anche incontri e mostre, come quella della illustratrice italo-srilankese Valeria Weerasinghe, che ha firmato diversi lavori per Corriere della Sera, L'Espresso, 7 – SETTE e diversi altri magazine. Autrice anche della locandina di Matrioska, la Weerasinghe ha presentato al festival illustrazioni inedite realizzate appositamente per l’evento, una personale dal titolo “Pick and Mix”.

Nel suo piccolo Matrioska ha segnato una ripartenza e Armando Canzoniere, esponente di Mammut Teatro, non nasconde che «riaprire il teatro dopo tanti anni e farlo a luglio per proporre degli spettacoli era un bel rischio. Vedere le persone scegliere di passare una serata a teatro insieme a noi e,soprattutto, vederne tante è stata una bellissima soddisfazione Anche perché il festival era alla prima versione e, quindi, non era per niente scontato».

«Lo spettacolo che più degli altri ha raccolto è stato quello di Roberto Latini dove, per nostra fortuna, rispettando quelle che sono le regole attuali in materia di distanziamento e di contenimento della diffusione del virus covid-19, abbiamo riempito tutti i posti disponibili del teatro che erano 150 con uno spettacolo comunque difficile, perché sicuramente non una narrazione classica, ma fatta molto per immagini, impressioni forti e che mette alla prova la nostra attenzione».

Ma ancora molto bisogna fare per riprendere il passo dopo lo stop imposto dalla pandemia: « La cultura tutta in questi due anni ormai è stata molto lasciata a se stessa sia da un punto di vista nazionale che da un punto di vista locale – spiega Canzonieri -. Pochi sono stati i momenti di confronto. i tavoli di lavoro aperti sia da un punto di vista nNazionale che da un punto di vista di amministrazione locale, quindi, il percorso da seguire per ripartire sicuramente inizia con interlocuzione seria e proficua tra istituzioni e associazioni che si muovono all'interno del territorio da un lato, quindi con un'interlocuzione verticale dal basso si dialoga con le istituzioni Ma soprattutto ciò che ci ha insegnato questo periodo di pandemia - continua - è l'importanza di avere le radici non soltanto ben piantate nel territorio, ma intrecciate con le radici delle altre piante».

Giornalista
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