Pungente, demistificatorio, irriverente, cinico, scuotente. “Metadietro”, ideato dall'attore e regista Antonio Rezza e dalla scenografa Flavia Mastrella , è stato messo in scena a Milano, Roma, Bologna, fino a raggiungere il capoluogo calabrese. Lo spettacolo si è tenuto la sera di venerdì 30 gennaio alle 21.00 + 38, che sarebbero stati 21.38 ben 38 minuti dopo, ma che si trovavano a essere le 21.38 ben 38 minuti prima (per fare il verso a una delle sequenze dell'esibizione). D'altro canto è: «Uno spettacolo inconsueto per la programmazione di questo teatro, che soddisfa la richiesta di un pubblico che vuole vedere l'insolito» per dirla con le parole di Settimio Pisano , direttore generale del Teatro Politeama “Mario Foglietti”. Non a caso, Pisano tiene a sottolineare che diversi gruppi teatrali composti da giovani si sono riuniti da tutta la Calabria per assistere alla rappresentazione, pezzo imprescindibile della stagione ideata dal Sovrintendente e direttore artistico Antonietta Santacroce .

Le luci sulla platea si abbassano per permettere all'illuminotecnica di delineare forme e figure sul palco. Un ammiraglio prova a mettere in salvo la sua nave, ma delle voci fuoricampo (Noemi Pisastru e Mauro Ranucci) che sottolineano logiche di consumismo , sono le grandi onde che la travolgono e le negano un tragitto regolare. L'ammiraglio continua imperterrito , raggiunge terra, trova un indigeno, lo nomina capitano, sbarcano insieme sulla luna, poi su Mercurio, poi sulla Terra, poi sulla luna, poi vengono sostituiti dai robot, poi ritornano sulla loro nave/navicella, poi… “ Poi ”. Questo il termine, anzi la domanda, che ci si pone a ogni scena: “Se ora sta accadendo questo, poi chissà cosa accadrà”. Muovendosi nell'habitat ideato da Mastrella – che funge da ostruzione, controparte fisica e concettuale -, il corpo di Rezza si piega , si incastra, si schiaccia, si allunga, esplode e si ricompone. La parola subisce la stessa sorte ; arriva secca, è ossessiva nella ripetizione, frammentata, ricomposta, incalzante, pungente, definitiva e poi di nuovo scomposta. E il capitano (Daniele Cavaioli) segue l'ammiraglio, si cimenta in una studiata imitazione che, tuttavia, altro non risulta che un'eco , restituendo un risultato goffo ed esilarante. In sintesi, un ammiraglio che non ammiraglia e un capitano che non capitana. Come si manda avanti un veicolo se tutto ciò che c'è attorno, di fisico o astratto, finisce per essere ostacolare? La comunicazione diventa incomunicabilità, l'intelligenza artificiale diviene artificiosa, il “dietro” diventa “avanti” perché tutto ciò che generalmente viene nascosto, Rezza lo porta in primo piano, in superficie. Sulla superficie delle acque in cui lui rischia di affondare e che alle volte restituiscono cadaveri. Sulla superficie della luna in cui “non pensavo ci fosse tutta questa m*rda”, ma è inevitabile, perché viene esplorata dall'uomo che arriva dalla Terra; e sulla Terra c'è tanta di quella m*rda che si accumula e cresce fino a sporcare le alte bandiere delle Nazioni certe che si giusta. Insomma, sulla superficie della consapevolezza che il pubblico acquista e su cui ride, si ferma a riflettere, rimane in silenzio, ride ancora, si gela, è “un piccolo vegetale” a volte umano ea volte meno. Potere, conformismo, ruoli sociali vengono messi a nudo in una carrellata di scene che alternano ironica comicità e disagio consapevole . L'era tecnologica è una bolgia e l'uomo moderno fatica a stare all'interno di un habitat tanto respingente. Esistono tante realtà quanti sono i pensanti. Ma, alla fine, ben venga che vi siano ancora dei pensanti. Un po' vegetali umani; un po' meno.