Esclusivo

Gabriele Martino, l’esperto dirigente ex Reggina, Catanzaro e Lamezia: «Volevo portare Kakà a Reggio»

Settant’anni lo scorso 18 agosto ma la voglia di fare calcio è però quella dei giorni più verdi: «Sorpreso dal Cosenza, il Crotone farà fatica. Il Catanzaro può vincere i playoff di C. Sul Lamezia scelgo il silenzio»

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di Matteo Occhiuto
13 ottobre 2021
18:34
Gabriele Martino durante una trattativa di calciomercato
Gabriele Martino durante una trattativa di calciomercato

Una vita spesa da e per le squadre dell’intera Calabria. Reggina, Catanzaro, Locri, Lamezia e non solo: fra campo, panchina e scrivania sono tantissimi i colori difesi da Gabriele Martino a livello regionale. Settant’anni lo scorso 18 agosto, la voglia di fare calcio è però quella dei giorni più verdi: ce lo ha spiegato il diretto interessato, raccontatosi in esclusiva ai microfoni di LaC News 24

Partiamo dal presente: come sta e quali sono i programmi futuri di Gabriele Martino? 
Sto bene. Voglio continuare ad aggiornarmi, a studiare, a lavorare a 360 gradi, aspettando che si possa tornare ad essere utili ancora da protagonisti.


Ha ancora un sogno nel cassetto? 
I sogni sono sempre belli. Sopratutto quando possono essere realizzati. Vorrei continuare a fare calcio secondo i criteri che ho sempre sposato, cioè quello del lavorare a tutela delle società, con grandissimo impegno ed entusiasmo, pur non essendo più ragazzini. Facendolo per obiettivi ambiziosi, anche nel campo della formazione. Ecco, il mio sogno è avere affidato un incarico che mi permetta di costruire un’organizzazione duratura e globale, dalle infrastrutture alla prima squadra e sopratutto nel settore giovanile, alla creazione di un vivaio forte. Quello credo che debba essere un punto focale di una società di calcio.

Un giocatore che avrebbe sempre voluto acquistare ma che non è mai riuscito a prendere.
Parecchi in realtà. Penso al giovanissimo Kakà. Allora era nel mirino della Reggina, quando era giovanissimo. Eravamo stati fra i primi a scoprirlo, a osservarlo, ma non ci furono le possibilità di portarlo in riva allo Stretto. 

Parliamo di Reggina: che campionato crede possano fare gli amaranto?
Queste prime sette giornate ci dicono qualcosa. Anche quest’anno è stata rivoluzionata la squadra, con l’arrivo di Alfredo Aglietti. È stata costruita una squadra buona, sufficientemente esperta con un mix di giovani di qualità. La posizione in classifica è fra quelle che sono sospese: è un torneo diverso dai precedenti, non sembra che ci siano le ammazza-campionato. Ci sono un novero di squadre che lotteranno per i primi due posti, oltre a quelle che poi si giocheranno i playoff. Segnalo il Pisa e la Cremonese, che non sono affatto sorprese, ma anche il Lecce, il Benevento e anche Parma e Monza, così come la stessa SPAL. C’è grande equilibrio. Finora gli amaranto hanno raccolto un bottino non esaltante ma buono. Aglietti ha un collettivo che secondo me farà un buonissimo campionato che credo, probabilmente, possa culminare nei playoff. Reputo tuttavia che la società debba dotarsi di un progetto diverso, di strategie diverse. 

Si riferisce all’investire più sui giovani?
La Reggina ha un patrimonio inestimabile, il vero capolavoro realizzato negli anni passati: il Centro Sportivo Sant’Agata, che consentirebbe davvero di fare calcio a livello giovanile ad altissimo livello, dai primi calci al professionismo. Si rende indispensabile, secondo me, iniziare questo tipo di progettualità. Forse finora non si è avuto il tempo o forse, ma non credo, la proprietà non crede in questo investimento come fonte tecnica e di potenziali risorse finanziarie. Ma sarebbe un grave errore. 

Lei ha visto alternarsi tante presidenze: Foti, Praticò, Gallo. Ci dice, secondo lei, pregi e difetti?
Di Gallo non posso parlare, non avendoci lavorato a stretto contatto. Posso valutare i risultati sportivi raggiunti, con una promozione dalla C alla B raggiunta velocemente, seppur mediante l’utilizzo di ingenti risorse economiche. Di Foti e Praticò posso elencare solo pregi, non difetti. Il primo è passato da semplice tifoso a dirigente, poi a presidente, poi a manager appassionato. Aveva una passione smodata e una sete di successi incredibile, che lo hanno portato ad essere finora l’unico in grado a portare la Reggina nell’olimpo del calcio italiano. L’altro, Praticò, si è reso protagonista di una ripartenza difficile, quella del calcio a Reggio Calabria, insieme a un gruppo di imprenditori locali, nel quale credo di aver dato il mio contributo. Ha avuto tanta passione nella fase più negativa della storia della Reggina. Ecco, quella li accomuna: un grande amore passionale per il calcio e per la città di Reggio. 

A proposito di presidenti. Come reputa il trambusto estivo a Cosenza della contestazione a Guarascio dopo la retrocessione?
Io dico che i tifosi è giusto che vivano di risultati della domenica. Non c’è dubbio che la caduta in C, dopo la sofferta precedente stagione, abbia fatto cadere i supporter cosentini in uno scoramento in cui era comprensibile la contestazione verso la proprietà. Va detto, però, come quella stessa proprietà sia stata in grado di lavorare in silenzio, cogliendo l’opportunità di ripescaggio alla mancata iscrizione del Chievo. Questo, credo, vada riconosciuto a Guarascio: l’aver ricostruito in silenzio, ottenendo un risultato importante anche fuori dal campo. 

La sorprende il rendimento della squadra di Zaffaroni?
Nessuno se lo aspettava, hanno avuto tanti risultati nonostante i tempi con cui gli è stata costruita la squadra. È un allenatore molto capace, che personalmente conosco dai tempi in cui militava in C2. Ho anche apprezzato molto l’intervento del direttore sportivo Goretti, in cui ha spiegato come non ci si dovesse cullare sui risultati raggiunti. Dopo questa partenza sprint, facendo i dovuti scongiuri, non vorrei che possa arrivare una serie di risultati negativi che possano far tornare malumori nella tifoseria.

Un calciatore rossoblù su cui punterebbe per il futuro?
Innanzitutto torno a sottolineare quanto mi farebbe piacere se le società calabresi iniziassero a fabbricare in casa i propri talenti. Parecchi sono i giovani del Cosenza su cui poter puntare anche se credo sia troppo presto indicare adesso chi si possa affermare in futuro nel campionato di Serie A.

 

Passiamo al Crotone: si aspettava questo cammino difficoltoso? 
Sì. Quando si fa il saliscendi si corre sempre il rischio di avere difficoltà ed errori iniziali. Si può perdere entusiasmo. Sarà una stagione difficile per il Crotone, complessa, complicata. Leggo fra le righe, e questo è un bene, che la dirigenza stia cercando di prevenirle, facendo continui appelli alla tifoseria. La posizione in classifica è sotto gli occhi di tutti, le difficoltà di ordine tecnico idem. Modesto è un allenatore dalle idee valide, di qualità, ma è un giovane che ha bisogno di tempo per conoscere la categoria e su questo la società sono sicuro gli starà vicino in ogni occasione ma, augurandomi di sbagliare, è difficile pronosticare quest’anno un ritorno in Serie A. Credo possa essere un’annata di transizione, in cui servirà prestare molta attenzione. Poi magari sabato batteranno il Pisa, me lo auguro, risolvendo tutti i problemi.

Domanda secca: Mulattieri le piace?
È un giovane che può aspirare all’affermazione nel giro di un paio d’anni nel calcio che conta. Ha una capacità tecnica e di finalizzazione di prim’ordine, non è facile segnare così tanto in così poco tempo.

Il Catanzaro dopo un avvio non troppo soddisfacente sembra aver ingranato la marcia giusta, quest’anno può essere la volta buona?
Io ad onor del vero penso che sarà il Bari a vincere il campionato. Credo che al terzo tentativo i biancorossi riusciranno a tornare in B. Penso che il Catanzaro, con la presidenza Noto sempre qualificato ai playoff, possa invece riuscire a vincerli. Anzi, glielo auguro. 

E la Vibonese? Si rialzerà? 
Anche lì è evidente come cambiare ogni anno staff, guida tecnica e giocatori, possa far incappare in un’annata negativa. Quest’anno più che gli altri anni credo che la Vibonese debba soffrire un po’ più del passato, al netto di una proprietà solidissima e molto competente.

Chiudiamo con il Lamezia: cos’è che non ha funzionato?
No, non mi va di tradire il mio stile. Non vorrei parlare di un’esperienza per certi versi affascinante, per me carica di emozioni, che doveva prevedere il lavorare assieme per un grande obiettivo ma che purtroppo si è dovuta interrompere dopo due, tre partite di campionato. Io, uomo di calcio e di sport, conosco bene delle regole, come quella in cui le vittorie vengono divise mentre le sconfitte bisogna tenerle sul groppone in silenzio, che ritengo di dovere sopportare anche in questa occasione. 

 

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