L’evento dimenticato

Olimpiadi, da Catanzaro la storia di Anna Catarinella: è la prima donna tedofora della storia moderna

Nel 1960 sostituì il fratello Geppino, scomparso a soli vent'anni in un incidente stradale. Percorse i 600 metri vicino al quadrivio Nalini, ma pochi oggi se ne ricordano

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di Danilo Colacino
6 agosto 2021
17:46

Quello che vi stiamo per raccontare, proprio adesso allorquando a una quasi conclusa Tokyo 2020 l’Italia dell’atletica si sta congedando con il pieno di medaglie, è un avvenimento potenzialmente in grado di fare la storia. Eppure sembra essere stato dimenticato, sepolto e avvolto dalle nebbie del tempo che non premiano quanto non è accaduto in epoca social. Ma è la narrazione della prima donna tedofora della meravigliosa avventura delle Olimpiadi moderne. Che, come non bastasse, è una catanzarese purosangue di nome Anna Catarinella. Una ragazza che ha trovato posto a pieno titolo nel book della cosiddetta Grande Olimpiade, quella di Roma del 1960 ovviamente. Comunque sia, la matura signora di oggi, all’epoca poco più che una giovinetta, è infatti stata la prima staffettista di sesso femminile dei Giochi (portatrice di fiaccola) per puro caso. Anzi, purtroppo in seguito a una tragedia familiare.

Un episodio difficilmente dimenticabile per lei e i suoi congiunti. E già, perché il tedoforo avrebbe dovuto essere l’amatissimo fratello Geppino. Un brillante studente di Ingegneria aeronautica, fra l’altro uno dei primi in assoluto della città, che malgrado studiasse a Milano e non fosse esattamente uno di quelli definibili un patito di atletica leggera si era lasciato sedurre dalla magia dell’evento a cinque cerchi, allora capace di contagiare positivamente e coinvolgere un Paese intero dalle Alpi alla Sicilia, di cui voleva essere in qualche modo protagonista. Tanto da convincere gli amici praticanti e agonisti in questa avvincente pratica sportiva a farlo entrare nel novero, per giunta allenandolo quasi come dovesse correre la maratona finale invece di qualche centinaia di metri appena. Ma era appunto entusiasta e freneticamente desideroso di percorrere un tratto di strada con il simbolo più riconoscibile dello sport in mano.


Ma proprio quando era nel suo capoluogo, peraltro per effettuare uno dei tanti allenamenti in compagnia degli amici corridori, è stato in un certo senso tradito dall’adorata terra natia, che se l’è portato via a poco più di 20 anni d’età a causa di un tragico incidente stradale. Un ferale appuntamento con un destino beffardo. Fatale, uno spostamento a bordo della moto da cui si separava raramente. Una scomparsa che ha squarciato il cuore della sorella.

La stessa Anna che per onorare la memoria del fratello ha chiesto ai ragazzi legati allo sfortunato Geppino e ai loro dirigenti della Fidal e del Coni di poter portare la fiaccola oggetto del desiderio del fratello da pochissimo scomparso per onorarne la memoria. Nessuna luce dei riflettori, però, per lei sebbene i circa 600 metri corsi nei pressi di quello che ora è il quadrivio Nalini (sul ponte Corace) posto all’ingresso di Lido. A differenza invece di quanto avverrà per la prima donna ad accendere il braciere olimpico a Città del Messico otto anni dopo, la velocista e ostacolista centroamericana Enriqueta Basilio Sotelo. Privilegio concesso oltretutto pure in Giappone nel 2021, con un anno di ritardo sulla tabella di marcia a causa del Covid, alla grande tennista locale Naomi Osaka.

La Catarinella aiutata da Alfredo Melia e Giuseppe Talarico ha tuttavia avuto l’occasione anche perché negli anni precedenti la Fiamma aveva fatto la sua comparsa ad Amsterdam ‘28 mentre a Berlino ’36 ha esordito la staffetta della Fiamma che poi è stata accesa pubblicamente, per così dire, proprio a Roma.

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