Corsa contro il tempo

Reggina, dai proventi dei diritti tv al centro sportivo: tanti motivi per evitare il crac

I tempi, come da giorni vi raccontiamo, sono ristrettissimi, al fine di salvare non solo la società amaranto ma anche una categoria sportiva fondamentale, qual è la Serie B

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di Matteo Occhiuto
11 maggio 2022
19:00

La Reggina e i reggini attendono. La corsa contro il tempo prosegue, seppur a rilento. Chiaramente, nel panorama dell'indagine che ha posto sotto arresti domiciliari Luca Gallo, la società dello Stretto - comunque non sequestrata - non è l'unico bene da tutelare, ma va detto come sia una delle più spinose questioni della vicenda legata all'imprenditore di Primavalle. E, forse, al momento è stata leggermente posta in secondo piano.

I tempi, come da giorni vi raccontiamo, sono ristrettissimi, al fine di salvare non solo la Reggina 1914 ma anche una categoria sportiva fondamentale, qual è la Serie B. Ma non è l'unica ragione per evitare ad ogni costo, trascendendo tutte le dinamiche sociali, il fallimento della squadra.


Serie B e fondi

Partiamo col dire che, col passare degli anni, l'ottimo lavoro portato avanti da Mauro Balata e dalla Lega di Serie B sta permettendo ai club di incrementare gli introiti, a partire da quelli relativi ai diritti televisivi. Gli accordi maturati nell'estate scorsa, con la B che ha venduto i propri diritti a tre emittenti, hanno permesso un raddoppio delle entrate: da 24,9 milioni a 48,5 (per ora) all'anno, che si sommano ai proventi derivanti dalla legge Melandri (6%) e porteranno circa 8 milioni di euro a club, in base ai vari criteri di distribuzione. Una miniera d'oro per una società di B.

Centro Sportivo Sant'Agata e i suoi giovani

Una perdita gravissima sarebbe anche quella del Centro Sportivo Sant'Agata. Meno di un anno fa, il 7 giugno 2021, fu firmata una convenzione tra la città metropolitana di Reggio Calabria e la Reggina 1914, per la concessione definitiva della durata di 19 anni alla società amaranto dello storico quartier generale. Un passaggio fondamentale arrivato dopo un complessissimo iter che sarebbe completamente da rifare in caso di fallimento.

In più, qualora il club non si iscrivesse perderebbe tutti i suoi tesserati, come nel 2015: allora lasciò la Reggina gente come il futuro campione d'Europa Giovanni Di Lorenzo, a costo zero. Questa gestione, al momento, non ha denotato potenziali craque, ma elementi interessanti a disposizione - da Giraudo a Rivas, da Ejjaki a Carlucci, da Diop a Foti - ce ne sono e sarebbe una tragedia vederli evaporare gratis.

Seconda onta

Ai danni economici, si somma la vergogna - lasciatecelo dire - per quello che sarebbe il secondo fallimento in sette anni. In meno di un lustro e mezzo la Reggina si ritroverebbe nuovamente defenestrata dal calcio italiano e non per demeriti sportivi.

Nome e marchio

Un crac, poi, vorrebbe dire ripartire dai dilettanti. E trovarsi privi di quell'identità che molti, in occasione del primo fallimento, tutti reclamarono per mesi. La denominazione ASD Reggio Calabria fu un insultò per molti, così come si dovette aspettare quasi quattro anni per riavere lo storico marchio della Reggina, per intenderci quello con l'iconica R. Tutto verrebbe spazzato nuovamente via.

Catania già in D

Oltre all'aspetto economico e morale, vi sarebbe poi da considerare un percorso sportivo che già si preannuncia complesso. Facendo un ragionamento veloce, infatti, si annusa subito il pericolo di trovarsi in un campionato di Serie D con una rivale scomodissima: il Catania, radiato nelle scorse settimane dalla C e pronto a ripartire nel massimo campionato dilettantistico, salvo clamorosi e francamente poco probabili scenari alternativi. Una premessa da brividi.

Giornalista
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