L'autunno è forse la stagione più suggestiva per scoprire il volto montano del Vibonese. I boschi delle Serre cambiano colore, le foglie ricoprono i sentieri e l'aria si riempie dei profumi della terra umida e della vegetazione. Tra Serra San Bruno, Mongiana, Fabrizia e i centri dell'entroterra, la ricerca dei funghi può diventare l'occasione per trascorrere una giornata all'aperto, immersi in un patrimonio naturalistico che merita di essere conosciuto e valorizzato. Con o senza un cestino da riempire.

È questo, in fondo, uno degli aspetti più affascinanti di una tradizione che nelle Serre si tramanda da generazioni. Cercare porcini significa camminare tra faggi, castagni e abeti, osservare il sottobosco, imparare a conoscere i ritmi della natura. Ma anche dedicare qualche ora a un'attività che richiede pazienza, attenzione e soprattutto rispetto per l'ambiente. Perché andare alla ricerca di funghi non equivale a una semplice passeggiata e, soprattutto per chi è alle prime esperienze, ci sono regole da conoscere e precauzioni da adottare prima ancora di entrare nel bosco.

Come prepararsi per una giornata alla ricerca di funghi

La prima raccomandazione riguarda l'organizzazione dell'escursione. I boschi delle Serre possono essere attraversati da sentieri poco frequentati, terreni scivolosi e tratti nei quali è facile perdere l'orientamento. Meglio quindi scegliere percorsi conosciuti, verificare le previsioni meteorologiche, indossare scarponi adatti al terreno e abbigliamento adeguato alle temperature della montagna. È opportuno portare acqua, un telefono carico, comunicare a qualcuno il proprio itinerario e, soprattutto se non si conosce la zona, evitare di avventurarsi da soli lontano dai percorsi segnalati.

Per chi intende anche raccogliere funghi, l'attrezzatura comprende un cestino rigido e aerato, preferibilmente di vimini. I sacchetti di plastica non sono consentiti, perché impediscono una corretta aerazione, impedendo alle spore di spargersi sul terreno, e favoriscono il deterioramento dei funghi raccolti. È inoltre vietato utilizzare rastrelli o altri strumenti per smuovere il terreno: una pratica che danneggia il micelio, la rete di filamenti attraverso la quale i funghi si sviluppano nel sottobosco.

Il consiglio più importante, tuttavia, è quello di non improvvisarsi esperti. Chi non conosce le specie fungine può godersi ugualmente la passeggiata, limitandosi a osservare e fotografare gli esemplari incontrati. La raccolta destinata al consumo richiede competenze specifiche e il successivo controllo da parte di un micologo qualificato.

Il tesserino è obbligatorio: come ottenerlo e quali regole rispettare

Prima di avventurarsi nei boschi con l'intenzione di raccogliere funghi è necessario conoscere anche gli obblighi previsti dalla normativa regionale. In Calabria, infatti, la raccolta dei funghi spontanei è subordinata al possesso di un'apposita tessera o autorizzazione, secondo quanto stabilito dalla legge regionale 30 del 2001 e dalle successive modifiche, comprese quelle introdotte nel giugno 2026.

Per chi raccoglie funghi per uso personale è prevista la tessera amatoriale, che può essere richiesta al Comune di residenza. La normativa prevede il coinvolgimento anche della Regione e di Calabria Verde nelle procedure di rilascio. La validità della tessera è stata estesa a dieci anni, ma rimane necessario effettuare il pagamento della quota annuale prevista, conservandone la ricevuta insieme al documento d'identità.

Il limite ordinario per i raccoglitori amatoriali è di 3 chilogrammi al giorno, elevato a 5 chilogrammi per i soggetti che possiedono i requisiti previsti dalla legge, tra cui i residenti nei comuni montani. Sono inoltre previste specifiche autorizzazioni per i raccoglitori professionali e permessi micologico-turistici per chi intende dedicarsi occasionalmente alla raccolta.

Per informazioni sulle modalità di rilascio, sulla documentazione richiesta e sui versamenti è possibile rivolgersi agli uffici comunali oppure consultare la sezione "Funghi e Tartufi" del portale della Regione Calabria.

La ricchezza dei boschi delle Serre e il successo della Festa del Fungo

Il valore dei funghi, però, non si esaurisce nella raccolta. Il patrimonio boschivo delle Serre rappresenta una risorsa ambientale e paesaggistica che può contribuire alla valorizzazione turistica dell'intero comprensorio. Le faggete, i castagneti, le abetaie e i sentieri che attraversano queste montagne offrono scenari particolarmente suggestivi in autunno, quando la natura assume colori e atmosfere differenti da quelli delle altre stagioni.

Un patrimonio che trova proprio nel fungo uno dei suoi simboli più riconoscibili. A confermarlo è stato, ancora una volta, il successo della XIII edizione della Festa del Fungo di Serra San Bruno, conclusa lo scorso 4 ottobre dopo due fine settimana di appuntamenti. La manifestazione ha richiamato migliaia di visitatori, anche da fuori regione, tra mostre micologiche, gastronomia, spettacoli e iniziative dedicate al territorio.

Un'affluenza che dimostra come una risorsa legata alla tradizione locale possa trasformarsi in un importante richiamo turistico, valorizzando contemporaneamente la cucina, il patrimonio ambientale e il centro storico. La ricerca dei funghi e le attività che le ruotano intorno offrono infatti un'opportunità per promuovere le Serre anche al di fuori dei periodi tradizionalmente associati alle vacanze, contribuendo a diversificare l'offerta turistica della provincia.

Non soltanto porcini: i funghi sono fondamentali per la vita del bosco

Dietro l'aspetto gastronomico si nasconde un mondo naturale estremamente complesso. Il manuale "Il consumo in sicurezza dei funghi", realizzato dalla Regione Calabria in collaborazione con la Confederazione Micologica Calabrese, ricorda come la particolare varietà climatica della regione favorisca la presenza di numerose specie fungine.

I porcini sono certamente tra quelli più ricercati, ma non sono gli unici protagonisti del sottobosco. I funghi svolgono infatti funzioni fondamentali negli ecosistemi forestali: alcuni contribuiscono alla decomposizione della materia organica, mentre altri vivono in simbiosi con le radici delle piante, favorendone l'assorbimento di sostanze nutritive.

Anche per questo è importante non distruggere i funghi non commestibili o velenosi, che continuano a svolgere un ruolo nell'equilibrio naturale. E bisogna evitare di danneggiare il terreno durante la ricerca, perché la parte visibile del fungo rappresenta soltanto una piccola porzione di un organismo molto più esteso.

Le piogge di ottobre e le prospettive per la raccolta

Quanto alla stagione in corso, le precipitazioni registrate nelle Serre durante il mese di ottobre hanno creato condizioni potenzialmente favorevoli alla crescita dei funghi. Secondo i dati pluviometrici raccolti dalla piattaforma Avventure Micologiche, nella giornata del 10 ottobre sono caduti 81,8 millimetri di pioggia a Fabrizia, 69,2 a Serra San Bruno e 66,2 a Mongiana.

Quantitativi significativi, anche se l'abbondanza delle precipitazioni non garantisce automaticamente quella dei funghi. La loro crescita dipende infatti anche dalle temperature, dall'umidità del terreno, dalla vegetazione e dall'andamento meteorologico dei giorni successivi. Le indicazioni dei servizi di previsione micologica restituiscono una situazione differenziata, con condizioni favorevoli in alcune zone ma senza elementi sufficienti per parlare di raccolte particolarmente abbondanti su tutto il territorio.

L'autunno resta comunque il periodo ideale per avvicinarsi ai boschi delle Serre, purché si tenga conto delle condizioni meteorologiche e si scelgano itinerari adeguati alla propria esperienza.

Attenzione alle specie velenose: dove far controllare i funghi

Un ultimo aspetto merita particolare attenzione: non tutti i funghi che sembrano commestibili lo sono realmente. Specie tossiche e specie edibili possono crescere negli stessi ambienti e presentare caratteristiche esteriori molto simili. Anche un raccoglitore abituato a frequentare i boschi può commettere errori.

I manuali divulgativi regionali sulla sicurezza della raccolta, ricordano che non esistono metodi casalinghi affidabili per distinguere i funghi velenosi da quelli commestibili. Le credenze relative all'utilizzo di aglio o argento non hanno fondamento scientifico, mentre il riconoscimento attraverso fotografie, applicazioni o consigli di conoscenti non offre garanzie sufficienti.

La raccomandazione è quella di sottoporre l'intero raccolto al controllo dell'Ispettorato micologico dell'Asp, un servizio gratuito per i privati raccoglitori. 

Bisogna inoltre evitare di raccogliere funghi troppo maturi, deteriorati o cresciuti nei pressi di strade trafficate, discariche e aree potenzialmente contaminate. In caso di malessere dopo aver consumato funghi, soprattutto se non controllati, è necessario rivolgersi tempestivamente al pronto soccorso, conservando gli eventuali residui del pasto utili all'identificazione delle specie ingerite. Il fatto che i sintomi compaiano soltanto dopo diverse ore non esclude, infatti, un'intossicazione grave.

Sono precauzioni indispensabili per vivere serenamente un'attività che può regalare molto più di un raccolto da portare a casa. Perché una giornata nei boschi delle Serre può essere un'esperienza preziosa anche tornando con il cestino vuoto: l'occasione per riscoprire paesaggi, silenzi e tradizioni di un territorio che proprio nella natura custodisce una delle sue ricchezze più importanti.