La decisione di alcuni sindaci calabresi di chiudere le scuole a seguito dell’allerta di colore “arancione” è l’occasione per fare chiarezza sul concetto di allerta meteo.

È bene precisare che il bollettino di allerta meteo si inserisce in un Sistema nazionale che opera con le stesse procedure ed i medesimi standard valevoli per tutte le regioni italiane e che la Protezione Civile della Calabria non compila i bollettini – attività svolta dal Centro funzionale multirischi dall’Arpacal – ma si occupa esclusivamente di inviarlo ai sindaci con pec ed sms.

Ad ogni colore dell’allerta corrispondono ben precise attività che i Comuni devono realizzare secondo regole stabilite dal Dipartimento Nazionale di Protezione Civile che sono indicate espressamente nella Direttiva Allerta Meteo vigente della Regione Calabria e, in particolare, della Protezione Civile regionale.

Tali regole devono essere adottate uniformemente da tutte le Regioni italiane ed applicate localmente dai sindaci, sulla base delle varie tipologie di rischi presenti e dell’orografia dei territori.

I bollettini sono validi dalle 0.00 alle 24.00 di ogni giorno e vengono emessi e pubblicati il giorno precedente intorno alle 12.30/13.00 sui siti ufficiali della Protezione Civile della Calabria e dell'Arpacal: ciò significa che in caso di allerta “arancione”, si può verificare l’eventualità che per gran parte delle 24 ore coperte dall’avviso ci possa essere una giornata soleggiata e, magari, per il resto della serata o della nottata possano verificarsi precipitazioni violente in grado di aumentare il livello dei fiumi con conseguenti alluvioni che possono causare danni e perdita di vite umane.

Inoltre, come è chiaramente scritto nei bollettini di allerta meteo trasmessi ai sindaci, sono solo le aree a rischio idrogeologico – cioè a rischio frana od alluvione - quelle in cui si può avere la perdita di vite umane e non tutto il territorio comunale.

Poiché tali aree a rischio rappresentano solo una percentuale relativamente ridotta dei territori comunali, le molte scuole che non ricadono in queste aree non dovrebbero essere chiuse.

Allo stesso modo i sindaci dovrebbero chiudere al traffico le strade ed i sottopassi che ricadono nelle aree a rischio e che in molti casi non vengono ricomprese nelle ordinanze di chiusura.

Le aree a rischio - frana o alluvione, dove è possibile la perdita di vite umane, sono ad esempio quelle identificate come R3 ed R4 dalla classificazione effettuata dalla ex Autorità di bacino regionale, ora Autorità di distretto. Tali aree sono espressamente indicate - oltre che negli strumenti di pianificazione comunali (Prg, ecc.) - nei Piani di protezione civile, strumento di vitale importanza per la sicurezza dei cittadini che tutti i sindaci sono obbligati, per legge, ad aggiornare costantemente. non di rado quando si devono accertare eventuali responsabilità giudiziarie, civili o penali, i giudici considerano in modo determinante oltre che la esistenza dei Piani di protezione civile dei comuni colpiti, anche il loro stato di aggiornamento. Pertanto, cari sindaci: fate molta attenzione! Tenete sempre i Piani di protezione civile aggiornati.

La Protezione Civile regionale supporta i sindaci nel loro gravoso compito di applicare quanto ad oggi previsto dalla normativa nazionale di riferimento, che individua in loro le prime autorità di protezione civile a livello locale.

Per fare questo la Protezione Civile regionale da anni mette a disposizione dei sindaci il proprio patrimonio di conoscenze e di competenze, rappresentato sia dai funzionari che possono lavorare a sostegno dei tecnici comunali nella fase di pianificazione delle emergenze e durante le emergenze stesse, che dagli oltre 4000 professionisti e tecnici operatori specializzati, appartenenti alle centinaia di Associazioni iscritte all’Albo regionale del volontariato di Protezione Civile.

I volontari di Protezione Civile possono far parte di in un altro strumento di fondamentale importanza per la sicurezza dei cittadini, spesso sottovalutato dai sindaci ma obbligatorio per legge: le Unità tecniche mobili comunali (U.T.M.C.).

In accordo con quanto previsto per legge dalla Direttiva di Allertamento vigente e scaricabile dal sito ufficiale della Protezione Civile della Calabria, nella sostanza le U.T.M.C. sono gli occhi del Comune sul territorio durante le allerte meteo.

Sono squadre di tecnici comunali, Polizia locale e volontari di protezione civile che:

• controllano sul posto i punti critici: torrenti, ponti, zone allagabili e versanti in frana;

• osservano l’evoluzione dei fenomeni e segnalano tempestivamente le situazioni di pericolo;

• forniscono al sindaco e al Centro Operativo Comunale le informazioni necessarie per decidere interventi e misure di protezione della popolazione.

Ogni Comune deve attivarne almeno una, anche in forma intercomunale, come previsto dalla direttiva regionale.

Costituiscono un obbligatorio strumento di monitoraggio del territorio, ed all'occorrenza di soccorso, in caso di precipitazioni intense che possono provocare alluvioni e mettere in pericolo le vite umane.

*Già direttore della Protezione Civile della Calabria e primo ricercatore Consiglio Nazionale delle Ricerche – Istituto di Geoscienze e Georisorse