Il Mesima inquinato tra denunce, polemiche e scaricabarile

VIDEO | Il Comune di Rosarno corre ai ripari per sostituire lo sfioratore e incolpa la Iam per una situazione che avrebbe reso necessaria la posa di un impianto che ha inquinato il fosso Vena 

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di Agostino Pantano
18 luglio 2019
12:31

Il comune di Rosarno corre ai ripari per sostituire lo “sfioratore della discordia” con una tubatura che collegherà gli scarichi fognari alla rete del depuratore consortile, evitando quindi il ripetersi degli sversamenti inquinanti nel canale Vena. La giunta ha approvato, nei giorni successivi all’inchiesta della nostra testata, una delibera in cui destina 17.987 euro per la realizzazione di un bypass aereo che passerà sul fosso affluente del Mesima, dove prima sfociavano i liquami.

 

Sia la dirigente comunale Domenica Corigliano, sia il sindaco Giuseppe Idà, chiamano in causa la presunta fatiscenza della rete gestita dalla Iam – la società che opera nel depuratore consortile di Gioia Tauro per conto del consorzio Corap -, spiegando che la soluzione tampone dello sfioratore era stata pensata e autorizzata solo ed esclusivamente per lo smaltimento dell’acqua piovana. Ma, come avevano documentato i nostri servizi, l’impianto è stato chiuso proprio perché risultavano smaltite anche le fogne del quartiere Zippone e quelle provenienti dalla zona alta della città.

 

Come spiega un abitante della zona, Luigi Tripodi, che da tre anni si ritrova le fogne in casa perché la condotta non è capiente e, in un quartiere dove la dirigente comunale ha chiarito esserci stata anche qualche manomissione dello sfioratore, l’intasamento e la promiscuità delle reti sono ammessi dall’ente anche nei documenti ufficiali. Il sindaco rosarnese, infine, si dice sereno per l’esposto presentato alla magistratura vibonese dal primo cittadino di Nicotera, Giuseppe Marasco, mentre Andrea Tripodi inquilino del municipio di San Ferdinando – Comune che completa l’area della zona della foce del Mesima – discolpa la Città metropolitana che aveva autorizzato lo sfioratore, parlando comunque di “una gestione furba” dell’impianto che ricadeva nel territorio di Rosarno.

 

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