Caos rifiuti a Cosenza, scontro sulle tariffe tra l'Ato e il Consorzio Valle Crati

Niente firma sul contratto se non sarà ridotta la tariffa richiesta per ogni tonnellata conferita nella discarica di San Giovanni in Fiore, attualmente quantificata in circa 75 euro. Per scaricare a Cassano, il gestore privato ne chiede solo 30. Ecco tutti i problemi che mettono in crisi il ciclo dei rifiuti

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di Salvatore Bruno
6 giugno 2020
08:19

Sale la tensione tra gli amministratori locali della provincia di Cosenza a causa dei disservizi nella raccolta e nello smaltimento dei rifiuti.

Spazzatura in strada

Valanghe di spazzatura continuano a campeggiare agli angoli delle strade in piccoli e grandi centri, con gravi criticità concentrate soprattutto nelle città più popolose, da Cosenza, ad Acri, a Corigliano-Rossano.

Fateci vedere chi paga

I sindaci in regola con il pagamento non accettano di dover fare la questua davanti ai cancelli dell’impianto di Calabra Maceri, deputato al trattamento della frazione organica e di quella indifferenziata. E neanche di essere considerati alla stregua di chi le quote, non le versa puntualmente. Per questo reclamano di visionare l’elenco dei bonifici effettuati dai singoli comuni in favore della tesoreria di Cosenza, in qualità di capofila dell’Ato, cui spetta poi l’obbligo di girare le somme a saldo delle fatture emesse dai gestori delle piattaforme di smaltimento.

Clausola non rispettata

Una precisa clausola contrattuale prevede espressamente la trasparenza di questo dato, anche perché Calabra Maceri, in caso di irregolarità nei pagamenti, ha facoltà di sospendere i trasferimenti da parte dei comuni inadempienti. Ma la tesoreria di Palazzo dei Bruzi questo elenco se lo tiene stretto, ipotizzano alcuni, in primis il sindaco di Acri Pino Capalbo, per nascondere l’inerzia proprio del comune di Cosenza. Il primo cittadino del popoloso centro della Sila, le sue perplessità le ha manifestate senza peli sulla lingua nel corso della riunione Aro (Ambito di Raccolta Ottimale), ospitata lo scorso 4 giugno nei locali della Sala Quintieri del Teatro Rendano.

Soldi finiti nel calderone del dissesto

Al Comune di Cosenza contesta tra l’altro, di aver consentito che una consistente partita di giro, quantificabile in circa un milione e mezzo di euro di risorse versate da altri municipi, rimanesse impigliata nelle maglie del dissesto finanziario. Infatti, tra il momento della sentenza pronunciata dalle Sezioni Riunite della Corte dei Conti, il 16 ottobre 2019, e la delibera con la quale il Consiglio ha dichiarato il default nella seduta del successivo 11 novembre, è intercorso un tempo sufficientemente lungo, durante il quale gli uffici finanziari avrebbero potuto veicolare le risorse in transito, verso la giusta destinazione. A meno che tali risorse, per qualche ragione, magari perché impropriamente utilizzate per tappare buchi di spesa corrente, non fossero in quel momento disponibili. Toccherà all’Organismo Straordinario di Liquidazione chiarire i tanti aspetti ancora confusi di questa grottesca vicenda.

Le frizioni tra l'Ato e il Valle Crati

Ma il rallentamento della raccolta della spazzatura è dovuto anche ad altri fattori, su tutti le ataviche criticità dell’impiantistica. Da qualche giorno ha riaperto anche la discarica di Contrada Silva di Cassano, sia pure per volumi limitati. La gestione è stata temporaneamente affidata a Calabra Maceri. Si aggiunge a quella di Contrada Vetrano di San Giovanni in Fiore gestita dal Consorzio Valle Crati. Ma proprio tra Ato Cosenza e Consorzio Valle Crati si è instaurata una forte frizione per la mancata sottoscrizione, ad oggi, del contratto.

Tariffe fuori mercato

Il presidente Marcello Manna infatti, non intende firmarlo ritenendo fuori mercato il prezzo chiesto dal Consorzio per ogni tonnellata conferita. Inizialmente era stato stabilito in circa 110 euro, adesso si parla di 75 euro. Il privato a Cassano ne chiede poco più di 30 a tonnellata. Quindi meno della metà. Il Consorzio Valle Crati allora, tramite il presidente Maximiliano Granata, ha chiesto alla Regione di attivare i poteri sostitutivi e di sottoscrivere il contratto al posto dell’Ato. I contorni di quest’altra strana questione, paradossale poiché nel consiglio di amministrazione del Valle Crati siede anche un rappresentante del Comune di Rende, diventeranno più chiari l’11 giugno prossimo, quando si riunirà l’assemblea dell’Ambito Territoriale Ottimale.

Il nodo dell'impiantistica

In quella sede bisognerà anche affrontare il tema dell’impiantistica. Crescenzo Pellegrino, titolare di Calabra Maceri, stanco del tira e molla con i comuni, medita di chiudere ogni rapporto con l’Ato il 30 giugno, data della prima scadenza contrattuale. A meno che non venga accettata la soluzione da egli stesso proposta: quella di incassare le quote direttamente dai comuni senza passare dalla tesoreria di Palazzo dei Bruzi. Si tratta di una sorta di ultimatum. L’altro analogo impianto, quello di Bucita, per lungo tempo lavorerà al cinquanta per cento per lavori di ristrutturazione, per cui, venendo a mancare l’infrastruttura di Calabra Maceri, i comuni dell’Ato non avrebbero altri siti idonei nelle vicinanze, in cui scaricare.

Giornalista
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