La Regione Calabria è stata tra i protagonisti della tappa di Badolato della III edizione della Biennale dello Stretto 2026, appuntamento che ha posto al centro del dibattito i temi della rigenerazione territoriale e del rilancio delle aree interne attraverso il dialogo tra arte, cultura, architettura, paesaggio e comunità.

L’iniziativa “Tra Terra e Forma. Mutazioni Lente”, curata dall’architetto Pasquale Piroso, fondatore dell’orto d’arte RespiraTerra, si è sviluppata tra l’omonimo spazio e il centro storico di Badolato, due luoghi profondamente connessi che raccontano il rapporto tra natura, memoria e trasformazione. L’evento, patrocinato dalla Regione Calabria nell’ambito del brand “Calabria Straordinaria”, ha rappresentato un’importante occasione di confronto sulle nuove strategie di sviluppo dei territori marginali e sul ruolo delle comunità nella costruzione di modelli sostenibili di crescita.

A quarant’anni da quando Badolato divenne simbolo dello spopolamento con il celebre slogan “Badolato, paese in vendita”, il borgo jonico si propone oggi come laboratorio di una nuova strategia di sviluppo per le aree interne. Proprio da Badolato è emersa la necessità di superare la logica del semplice recupero edilizio o della conservazione dei borghi come luoghi della memoria, per costruire un modello di rigenerazione fondato sul ritorno dell’abitare, sul rafforzamento delle comunità, dei servizi e delle opportunità di lavoro.

È intervenuto nel corso delle due giornate anche Roberto Cosentino, direttore generale del Dipartimento Turismo, Cultura e Identità Territoriale della Regione Calabria.

«La Biennale dello Stretto rappresenta un’importante occasione di confronto e produce spunti concreti per immaginare il futuro dei territori attraverso una riflessione condivisa su identità, sviluppo e innovazione – ha affermato Cosentino -. Questa esperienza dimostra come i borghi possano diventare luoghi di sperimentazione e innovazione territoriale. Badolato racconta una storia di rinascita che parte dalla valorizzazione dell’identità dei luoghi e dalla capacità di costruire relazioni tra cultura, paesaggio, comunità e sviluppo economico. La Regione Calabria guarda con particolare attenzione a percorsi come questo, che contribuiscono a rafforzare l’attrattività delle aree interne e a generare nuove opportunità di crescita sostenibile per i territori».

La prima giornata si è svolta all’interno di RespiraTerra, dove il paesaggio agricolo è diventato spazio di ricerca artistica, dialogo e condivisione. La visita al parco si è sviluppata insieme agli artisti, che hanno accompagnato il pubblico lungo il percorso, illustrando personalmente le proprie opere e raccontando il significato degli interventi realizzati, alcuni dei quali appositamente dedicati a RespiraTerra. Un’esperienza immersiva tra installazioni permanenti e nuove creazioni, in cui arte, natura e memoria rurale si sono intrecciate, dando vita a un dialogo diretto tra artisti, territorio e visitatori. La giornata è stata arricchita da momenti di confronto, teatro e iniziative conviviali, nel segno della condivisione e della riscoperta del legame tra terra e creatività.

La seconda giornata si è invece sviluppata nel borgo di Badolato, con incontri e momenti di approfondimento dedicati ai processi di rigenerazione territoriale e alla costruzione di nuovi modelli di sviluppo per i piccoli centri. La ricorrenza del quarantesimo anniversario di «Badolato, paese in vendita» ha rappresentato l’occasione per riflettere sulle trasformazioni sociali, culturali e urbanistiche capaci di riscrivere il destino dei borghi del Mediterraneo e per elaborare un nuovo metodo di progettazione della rigenerazione territoriale, fondato sull’azione congiunta di istituzioni, progettisti, proprietari e comunità locali.

I lavori si sono conclusi con una passeggiata nel centro storico e la visita ad atelier, abitazioni recuperate e spazi riqualificati, testimonianza concreta del percorso di rinascita che ha interessato il paese negli ultimi decenni.

Le due giornate di Badolato hanno visto la partecipazione di numerosi protagonisti del mondo istituzionale, culturale e professionale, tra cui il presidente nazionale di Confedilizia Giorgio Spaziani Testa, la presenza del Cnappc e degli Ordini degli Architetti e degli Ingegneri, insieme a professionisti, studiosi, artisti e operatori culturali. Un confronto articolato che ha messo al centro il futuro dei borghi e dei territori, superando la logica dell’abbandono e quella di un recupero puramente estetico, incapace da solo di restituire vitalità alle comunità.

Da Badolato emerge una convinzione condivisa: i paesi non vanno soltanto salvati, ma riabitati. Recuperare le antiche case e riqualificare gli spazi pubblici non basta se, parallelamente, si impoveriscono le relazioni, si indeboliscono le comunità e vengono meno i servizi essenziali.

La sfida, come evidenziato dagli architetti Susanna Tradati, Alfonso Femia e Pasquale Piroso, è ripensare il borgo all’interno di un sistema territoriale integrato che metta in relazione centro storico, marina, campagne, infrastrutture, attività produttive e servizi. Un ecosistema fondato su nuove alleanze, connessioni e processi di coprogettazione, nel quale patrimonio naturale, agricoltura, turismo sostenibile, nuove forme dell’abitare e del lavoro cooperino per generare valore economico e sociale. In questa prospettiva, cultura e arte assumono il ruolo di vere e proprie infrastrutture sociali, capaci di rafforzare la coesione, favorire l’inclusione e attivare processi partecipativi.

«La rigenerazione non è riportare i luoghi a ciò che erano, ma creare le condizioni perché possano diventare ciò che ancora non sono», si legge nelle conclusioni del manifesto operativo.

La proposta nata a Badolato intende tradursi in un progetto concreto da presentare a Regioni, università, ordini professionali e reti d’impresa, con l’obiettivo di fare del comune calabrese un territorio pilota nazionale. Un caso studio che, partendo dalla sua storia di spopolamento e dal percorso di rigenerazione e internazionalizzazione avviato negli ultimi decenni, si articola in quattro direttrici: Leggere il territorio: costruire una mappa integrata e multidisciplinare che metta a sistema dati e studi esistenti su borgo, costa ed entroterra; Attivare le relazioni: consolidare un confronto permanente tra istituzioni, università, professionisti, imprese e comunità locali; Costruire scenari di futuro: elaborare strategie condivise su mobilità, abitare, servizi essenziali, nuove economie, filiere produttive ed ecologia; Passare ai progetti: individuare interventi prioritari con tempi certi, risorse definite e monitoraggio dei risultati.

L’ambizione è che l’esperienza di Badolato possa diventare un modello per una rete di territori delle aree interne fondata su una «matrice relazionale», nella quale i borghi collaborano valorizzando le proprie specificità anziché replicare gli stessi modelli di sviluppo. Quarant’anni dopo, Badolato dimostra che dai margini può nascere una nuova idea di futuro per i piccoli paesi e le aree interne.