La gestione del sovrappopolamento dei cinghiali e le misure contro la Peste suina africana in Calabria rischiano di trasformarsi nell'ennesimo corto circuito burocratico e operativo. Lo sostiene Vincenzo Borrelli, referente del Comitato Altomonte 1459 per il movimento Futuro Nazionale, che ha inviato una richiesta formale di accesso civico alla Regione Calabria, all'Asp di Cosenza e agli Ambiti territoriali di caccia Cs1, Cs2 e Cs3. La denuncia riguarda le difficoltà che selecacciatori e bioregolatori incontrano sul campo in diverse zone della provincia di Cosenza. Le segnalazioni arrivano direttamente da chi opera nei settori venatori. «Riceviamo continue segnalazioni da parte di operatori del territorio stremati e lasciati soli», dice Borrelli. I problemi indicati vanno dal recupero delle carcasse, gestito in modo «complesso e non chiaro», alla mancanza di indicazioni e strutture adeguate per smaltire gli interiori dopo l'eviscerazione. Ai problemi pratici si aggiunge quello dei costi, che Borrelli definisce «un tema economico non più rinviabile». Spostamenti, attrezzature e operazioni di recupero restano a carico dei selettori e in diverse zone, riferisce, non è mai stato riconosciuto alcun contributo o rimborso effettivo per le attività svolte. Secondo il movimento, è anche per questo che molti cacciatori e operatori abilitati si stanno rifiutando di partecipare alle operazioni di contenimento e selezione. Il timore è una paralisi delle attività, che vanificherebbe gli sforzi previsti dai piani regionali ed esporrebbe ancora di più l'agricoltura e la sicurezza stradale ai danni causati dagli ungulati. «Non si può chiedere agli operatori di agire da sentinelle del territorio — prosegue Borrelli — e di farsi carico dell'emergenza sanitaria a proprie spese e senza garanzie organizzative». Per verificare la situazione, con l'istanza il movimento chiede di sapere quanti capi siano stati realmente abbattuti nel 2026 nei tre Atc cosentini, quali ditte siano state incaricate ufficialmente del ritiro e dello smaltimento tramite formulari tracciabili e dove siano finiti i fondi destinati ai rimborsi per i selettori.

In chiusura Borrelli torna sugli operatori: «Il territorio merita risposte chiare, tracciabilità certa e rispetto per chi opera sul campo. Senza un'organizzazione efficace della filiera e il dovuto riconoscimento a chi si spende in prima persona, la battaglia contro l'emergenza cinghiali in Calabria rimarrà solo sulla carta».