Il regista lametino Carlo Carlei torna alla Festa del Cinema di Roma con 177 giorni. Il rapimento di Farouk, la nuova serie televisiva di cui domani, 20 ottobre, saranno presentati in anteprima i primi due episodi. Prodotta da BIM Produzione in collaborazione con Rai Fiction e distribuita a livello internazionale da Mediawan Rights, la serie è inserita nella sezione Freestyle Serie, dedicata alle produzioni televisive italiane e internazionali.

L’opera ricostruisce uno dei più drammatici casi di sequestro di persona della storia italiana recente. Il 15 gennaio 1992, un gruppo di banditi fece irruzione in una villa della Costa Smeralda e rapì il piccolo Farouk Kassam, di appena sette anni, sotto gli occhi impotenti della sua famiglia.

Cominciarono così 177 giorni di angoscia, indagini e trattative, segnati dal dolore dei familiari e dal complesso lavoro degli investigatori, impegnati nella ricerca del bambino e dei suoi rapitori. Una vicenda che scosse profondamente l’opinione pubblica italiana e che, a distanza di oltre trent’anni, torna al centro di un racconto televisivo.

Carlei sceglie di affrontare questa storia attraverso una narrazione corale, attenta alle diverse dimensioni umane della tragedia. Nel cast figurano Marco Bocci, nel ruolo di Fateh Kassam, il padre di Farouk, e l’attrice francese Antonia Desplat, che interpreta la madre, Marion Bleriot. Accanto a loro, Rosa Diletta Rossi, Domenico Diele, Giacomo Fadda, Leonardo Capuano e il giovanissimo Filippo Papa, nei panni del bambino rapito.

La scelta di affidare questa delicata ricostruzione a Carlo Carlei si inserisce in un percorso artistico che, nel corso degli anni, lo ha portato ad attraversare generi e contesti produttivi differenti, coniugando il respiro internazionale del cinema con l’attenzione alle vicende individuali e ai conflitti interiori dei personaggi.

Fin dal suo esordio con La corsa dell’innocente, il regista ha attirato l’attenzione della critica internazionale, arrivando a lavorare anche negli Stati Uniti con produzioni come Fluke e firmando l’adattamento cinematografico di Romeo & Juliet. Parallelamente, ha costruito un significativo percorso nella televisione italiana, dirigendo produzioni come Padre Pio, Ferrari, I bastardi di Pizzofalcone e Fiori sopra l’inferno.

Una carriera che lo ha portato a confrontarsi con il cinema internazionale e con importanti produzioni televisive, senza recidere il legame con la sua terra d’origine e con Lamezia Terme, la città calabrese in cui è nato e cresciuto.

La Calabria rappresenta, per Carlei, molto più di un luogo di provenienza: è una componente della sua formazione umana e culturale, una radice che continua ad accompagnarlo nel suo lavoro di regista. «La Calabria rappresenta un passato che è sempre presente in me. È il luogo dove sono cresciuto non solo come studente, ma anche come essere umano», ha dichiarato in passato.

È in questo rapporto tra esperienza personale, memoria e sensibilità narrativa che si può leggere anche la scelta di confrontarsi con una storia come quella di Farouk Kassam. Al di là della ricostruzione dei fatti e della dimensione investigativa, 177 giorni. Il rapimento di Farouk pone al centro le persone coinvolte in una vicenda capace di sconvolgere ogni certezza: i familiari travolti dal dolore, gli investigatori chiamati ad affrontare una prova complessa e gli uomini e le donne costretti a misurarsi con i propri limiti e con risorse emotive inattese. La nuova serie di Carlo Carlei si annuncia così come un racconto che, partendo da una ferita della cronaca italiana, punta a esplorare la dimensione più intima della tragedia. Per il regista lametino, la presentazione romana rappresenta inoltre una nuova occasione per portare all’attenzione del pubblico nazionale e internazionale il percorso di un autore calabrese che ha costruito la propria carriera oltre i confini della sua terra, mantenendo con essa un legame profondo.