Foglio di via obbligatorio, Rifondazione: «Provvedimento fascista»

Dura nota del segretario regionale di Prc Pino Scarpelli: «Violato un diritto sancito dalla Carta fondamentale»

di Salvatore Bruno
28 maggio 2017
17:24

«Il nuovo decreto Minniti-Orlando, nuovo solo anagraficamente ma che ricalca forme di repressione vecchie di decenni e risalenti al periodo più oscuro del nostro Paese, è l’ennesimo e forse il peggiore attacco degli ultimi anni alle nostre libertà democratiche, tanto più biasimabile perché partorito da un governo che si ostina a definirsi di centrosinistra ma che noi non esitiamo a bollare come fascista».

 


Lo afferma in una nota il segretario regionale di Rifondazione Comunista Pino Scarpelli, con riferimento all’episodio del foglio di via emesso nei confronti di tredici esponenti del partito comminato a Villa San Giovanni, mentre i destinatari del provvedimento erano in procinto di raggiungere la Sicilia.

 

«Da parte nostra, oltre allo sdegno per quanto accaduto in questa occasione e che ci tocca da vicino, c’è la preoccupazione forte per la pericolosa deriva che sta trasformando uno Stato di diritto nel suo esatto opposto. I nostri compagni erano partiti per manifestare il proprio legittimo dissenso contro le logiche di potere ancora una volta viste sfilare a Taormina, ma si sono ritrovati bloccati per ore e poi rispediti a casa con un foglio di via che li ha irragionevolmente e deliberatamente privati di un diritto intangibile secondo quanto previsto dalla nostra Carta fondamentale.

 

Noi di Rifondazione Comunista – scritto ancora nel comunicato - diciamo basta alla logica della forza disposta a calpestare tutto e tutti in ragione della sola difesa delle rocche di potere, ai necessari servizi d’ordine utilizzati come guardie del corpo dei “signori della Terra” anziché come tutori del bene pubblico e dei diritti intangibili. Continueremo ad alzare la voce contro tutto questo – conclude la nota di Rifondazione - continueremo a ribellarci a uno stato di cose inaccettabile e a portare il nostro dissenso nelle piazze e nelle strade. Ovunque ci siano delle libertà da difendere».

 

Salvatore Bruno

Giornalista
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