Reggio Calabria

I trent’anni di storia della Dia in una mostra a Palazzo Alvaro

VIDEO | Inaugurata presso la sede della città Metropolitana, un'esposizione che dalla Sicilia approda in Calabria, per aprire le celebrazioni della Direzione Investigativa Antimafia

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di Anna Foti
25 gennaio 2022
22:15

Una storia di impegno, risultati e consapevolezza delle nuove e complesse sfide, senza dimenticare le vittime innocenti. Per i trent'anni di attività di contrasto alle mafie condotte dalle sue donne e dai suoi uomini, la Direzione Investigativa Antimafia affida questo racconto a una mostra che dalla Sicilia sbarca a Reggio, come prima tappa in regione, per aprire le celebrazioni anche in punta allo Stivale. "L'Antimafia attraverso foto, immagini e cronaca dei giornali" è il titolo dell’esposizione allestita nella sala Umberto Boccioni di palazzo Corrado Alvaro, sede della Città Metropolitana, e visitabile fino a venerdì.

Posto nell'atrio di palazzo Alvaro anche il pannello "Io non sono Mafia", con un mosaico di giovanissimi volti, sorrisi e colori per dare un messaggio di speranza e lanciare un monito alle nuove generazioni.


Vallone: «Le mafie non sono morte. Vanno ancora combattute»

«Le mafie e non sono più quelle di un tempo – spiega Maurizio Vallone, direttore della Dia e già questore di Reggio Calabria - sono profondamente cambiate. Non utilizzano più kalashnikov ed esplosivo, ma oggi ricorrono le tecnologie e i mercati finanziari. La Dia si è contestualmente evoluta intrecciando relazioni internazionali e investendo sulle risorse tecnologiche. Tanto lavoro è stato fatto e tanto ancora c’è da fare purché non si ritenga la funzione repressiva l’unico strumento necessario per contrastare. Purtroppo la lotta non spetta solo alla magistratura e alle forze dell’ordine ma all’intera società. Questa mostra itinerante ha proprio lo scopo di raccontare alla cittadinanza in generale, e alle scolaresche in particolare, il percorso che è stato intrapreso e che si sta portando avanti perché senza la loro partecipazione e il loro impegno, anche la nostra attività non potrà essere efficace.

Le mafie non sono morte; vanno ancora efficacemente contrastate e non bisogna abbassare la guardia», ha sottolineato Maurizio Vallone, direttore della Direzione Investigativa Antimafia, di cui ha seguito tutta l’evoluzione essendone stato agli inizi un funzionario e oggi direttore. Proprio lui ha fortemente voluto una tappa in Calabria e a Reggio, ritenendo questa città un luogo in cui sono impegnate eccellenze investigative. «Qui operano una Procura della Repubblica straordinaria e investigatori che non si risparmiano. L’azione è forte e dinamica e certamente saprà contrastare efficacemente i tentativi di infiltrazione nella gestione dei fondi del Pnrr», ha sottolineato ancora il direttore della Dia, Maurizio Vallone.


Un percorso espositivo la cui partenza si innesta tra il 1991 e il 1992, dunque tra l’agguato mortale al giudice Scopelliti, ancora impunito, e le stragi in cui persero la vita Falcone e Borsellino.

«Dobbiamo, noi tutti a diverso titolo coinvolti, modulare il nostro impegno per fronteggiare le sfide che si rinnovano. Se riflettiamo sul clima di quegli anni, ci rendiamo conto di quanta strada sia stata percorsa. Questi pannelli ci parlano dei successi e dell’impegno instancabile che li ha resi possibili. È la storia ma è anche il futuro del contrasto alle organizzazioni mafiose. C’è ancora molta strada da fare», ha sottolineato il prefetto di Reggio Calabria, Massimo Mariani.

«Siamo particolarmente onorati di ospitare questa mostra che racconta l’impegno imprescindibile della Dia nella lotta alle mafie e che punta al coinvolgimento della cittadinanza e delle giovani generazioni. Il nostro ringraziamento va a coloro che quotidianamente si spendono in questa attività di contrasto che assume una rilevanza sempre più internazionale e a coloro che, nel farlo, hanno sacrificato anche la loro vita», ha commentato Carmelo Versace, sindaco ff della Città Metropolitana di Reggio Calabria.

Princi: «Sedici uffici giudiziari di prossimità. Due nel reggino, a Oppido e Villa»

Arriva anche il plauso della Regione Calabria e con esso un annuncio importante per i territori. «Questa iniziativa sui nostri territori ci inorgoglisce profondamente. Questa mostra rende un doveroso tributo a donne e uomini che in prima linea si sono spesi per fronteggiare il crimine mafioso. Le tappe, qui a Reggio adesso e la prossima settimana a Catanzaro, costituiscono un segnale importante nella cornice di altre iniziative che pongono al centro anche l’istruzione e la legalità. Altri segnali di attenzione arriveranno con l’istituzione sul territorio regionale di sedici uffici giudiziari di prossimità, di cui due nel reggino a Oppido Mamertina e a Villa San Giovanni», ha sottolineato la vicepresidente della Giunta regionale e assessora con delega all’Istruzione e alla Cultura, Giuseppina Princi.

Le celebrazioni

Le celebrazioni proseguiranno domani, 26 gennaio, presso l’istituto alberghiero di Villa San Giovanni, con l’iniziativa “Per la bandiera, uomini nel coraggio e nella bandiera”, promossa dall’associazione Biesse e dedicata alle donne ed agli uomini delle scorte. Il programma prevede alle ore 10.30 la presentazioone della teca contenente la Quarto Savona 15, autovettura della scorta del giudice Giovanni Falcone, coinvolta nell’attentato di Capaci ed alle ore 11.00 l'omaggio al personale impegnato nei servizi di scorta, giovedì 27 gennaio, presso l’aula magna Quistelli dell’università degli studi Mediterranea di Reggio Calabria, alle ore 11.00 avrà luogo il convegno sul tema "L'istruzioone per l'affermazione della legalità", moderato dal noto giornalista Riccardo Giacoia, capo servizi Rai 3 di Cosenza, al quale parteciperanno con il Direttore della Dia, Maurizio Vallone, il rettore della Mediterranea, Santo Marcello Zimbone, il procuratore della Repubblica di Reggio Calabria, Giovanni Bombardieri, il dirigente tecnico-coordinatore nazionale della segreteria tecnica del corso ispettivo del Ministero dell’Istruzione, Flaminia Giorda ed il Direttore del Dipartimento di Giurisprudenza, Economia e Scienza Umane della Mediterranea, Daniele Cananzi. Al termine del convegno saranno assegnate due borse di studio, offerte dal Rotary Distretto 2102 Calabria, a favore degli figli del Luogotenente C.S. dei Carabinieri Giorgio Stassi, già in servizio presso il Centro Operativo Dia di Reggio Calabria.

Dia, storia, sedi e reparti

Sostituendo l'Alto Commissario per il coordinamento della lotta contro la delinquenza mafiosa, la Direzione Investigativa Antimafia (Dia), organismo investigativo interforze, inquadrato nel Dipartimento della Pubblica Sicurezza del Ministero dell'Interno con compiti di contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso, nasce nel 1991. L’articolato excursus di questi primi trent’anni di storia si snoda nella mostra, composta da trentatré pannelli descrittivi ,che sta girando l'Italia e che fino a venerdì sarà a Reggio. 

Dodici centri operativi a Torino, Milano, Genova, Padova, Firenze, Roma, Bari, Napoli, Reggio Calabria, Catania, Palermo e Caltanissetta e dieci sezioni operative a Trieste, Salerno, Lecce, Foggia, Agrigento, Messina, Catanzaro, Trapani, Bologna e Brescia. Ecco la geografia dell'organismo che opera attraverso tre reparti: investigazioni preventive, investigazioni giudiziarie, investigazioni antimafia in ambito internazionale.
Ruolo di grande responsabilità quello del direttore con le prerogative, tra le altre, di proporre al tribunale Circondariale competente l’applicazione di misure di prevenzione personali e patrimoniali e di attivare complesse e articolate procedure di accertamento di carattere patrimoniale necessarie per l’attività di prevenzione e d’informazione. 

Investigazioni preventive

Nelle quattro aree di riferimento, informativa, economico-patrimoniale, controllo antiriciclaggio e controllo sugli appalti, dal 1991 ad oggi sono stati sequestrati e confiscati beni rispettivamente per un valore di 25 miliardi e 12 miliardi di euro. Dal 2004 sono stati eseguiti 1532 accessi ai cantieri, monitorate oltre 17500 imprese, curate istruttorie per quasi seimila provvedimenti prefettizi (interdittive) antimafia.

Costituendo gli appalti uno degli obiettivi di interesse strategico per il contrasto alle infiltrazioni mafiose nel tessuto economico e sociale, presso la sede centrale della Direzione Investigativa antimafia è operativo l’Osservatorio Centrale sugli Appalti Pubblici, con un importante archivio di dati e informazioni. Strategica per l'attività antiriciclaggio, è inoltre l'analisi dei flussi informativi provenienti dalle Intelligence Unit estere (Fiu), rispetto alla quale la Dia ha oggi assunto un ruolo centrale, quale Autorità Nazionale insieme al Ministero dell’Economia, all'Unità di Informazione Finanziaria e alla Guardia di Finanza.
Nel corso della sua attività la Dia ha analizzato un milione di segnalazioni per operazioni sospette (Sos) relative a quasi cinque milioni di operazioni finanziarie anomale con quattro milioni di soggetti coinvolti, di cui 2/3 persone fisiche.

Tra le principali operazioni afferenti a questo reparto Vento del Sud a Trapani nel settore delle energie rinnovabili, Terenzio a Roma nel settore del commercio di prodotti contraffatti provenienti dalla Cina, Feudo/Sibilla nel casertano nel settore ricreativo e della ristorazione, Oliveri a Reggio Calabria nel settore oleario.

Investigazioni giudiziarie

Questo reparto, nelle sue articolazioni divisionali e periferiche, costituisce il servizio di Polizia Giudiziaria di cui il Procuratore Nazionale Antimafia e le Procure Distrettuali Antimafia possono disporre.
Concentra la propria attenzione investigativa sui soggetti criminali, piuttosto che sui singoli delitti, e sul contrasto alle mafie (Cosa Nostra, ‘Ndrangheta, Camorra, Sacra Corona Unita, mafie straniere).Fino al 31 agosto 2021, le articolazioni della Dia hanno concluso 1.135 operazioni di polizia giudiziaria, hanno eseguito 11.478 arresti e sequestrato beni per circa 7,5 miliardi di euro.

Tra gli arresti anche quelli dei 177 latitanti (45 esponenti della Camorra, 40 di Cosa Nostra, 20 della Ndrangheta, 15 della Sacra Corona Unita, 57 di altre mafie) da Leoluca Bagarella, latitante sin dal 1991, accusato di gravissimi delitti, tra cui le stragi siciliane del 1992, e arrestato nel 1995, fino a Leonardo Badalamenti, già Sorvegliato Speciale, nipote dello storico boss di Cosa Nostra Gaetano, arrestato nel 2020.

Nelle operazioni Bing Bang e Missing, il suo ruolo è stato decisivo per fare luce sulle responsabilità rispettivamente della strage di Capaci e del cruento omicidio del piccolo Giuseppe Di Matteo, figlio decenne del collaboratore di giustizia Santino, strangolato e sciolto nell’acido l’11 gennaio 1996.

Segna la storia della lotta alla ndrangheta, l'operazione Olimpia, frutto dell’attività investigativa scaturita dalle dichiarazioni di numerosi collaboratori di giustizia, con "indagini condotte nei confronti di 563 persone, che consentirono la prima ricostruzione puntuale della violenta contrapposizione tra gli schieramenti dei destefaniani e degli imertiani-condelliani, nell’intervallo temporale intercorso tra i prodromi della c.d. prima guerra di mafia (1974-1977) e la “pax mafiosa”, raggiunta in seguito all’intervento, successivo alla seconda guerra di mafia (1985-1991), delle potenti famiglie Alvaro, imertiana e Nirta destefaniana, in concomitanza con l’omicidio del Giudice Antonio Scopelliti", si legge nell'apposito pannello descrittivo.

Complessivamente furono acquisite e riscontrate precise responsabilità in ordine all’appartenenza alla ‘Ndrangheta di oltre 500 persone. Nestore, Profilo basso, Platinum Dia, Spartacus, Green, Sud pontino, Serpe, Sud pontino, alcune tra le altre operazioni più rappresentative condotte da questo reparto.

Investigazioni antimafia in ambito internazionale

La Dia agisce in stretta collaborazione con gli uffici e le strutture delle forze di Polizia che forniscono ogni possibile cooperazione al personale investigativo della Direzione, curando relazioni e flussi informativi ed operativi con gli organismi esteri, le principali agenzie investigative dei Paesi dell’Unione Europea, le polizie di Paesi appartenenti ad altre aree continentali (Paesi non UE, America, Asia, Africa e Oceania).
In questo quadro rientrano le operazioni Ultimo Imperatore, che nel 2005 a Roma ha disarticolato un’organizzazione criminale, composta anche da cittadini cinesi, dedita al riciclaggio di ingentissime somme di denaro proventi di contrabbando nel mercato U.E. e di altri gravi reati, Crna Gora che a Bari tra il 1996 il 2009 ha intercettato prevalentemente i traffici di armi ed il contrabbando di tabacchi tra la Repubblica del Montenegro e l’Italia, Kulmi che sempre a Bari nel 2020, in stretto coordinamento con i collaterali Organismi albanesi, ha concluso una complessa indagine di carattere transnazionale che ha permesso di contrastare alcuni gruppi criminali dediti al traffico internazionale di sostanze stupefacenti, operanti tra l’Italia e l’Albania.

Cooperazione internazionale di Polizia

Sempre maggiore è l’impegno della Dia sul fronte dell’azione di contrasto internazionale alle mafie. Essa redige specifici elaborati di analisi, volti a ricostruire le linee evolutive della criminalità organizzata transnazionale, condividendo attraverso le attività formative le metodologie più efficaci di lotta al fenomeno mafioso e sensibilizzando gli omologhi stranieri.
Nel corso del Semestre italiano di Presidenza Europea 2014, il Consiglio dell’Unione Europea ha approvato all’unanimità l’iniziativa italiana di istituzione della Rete Operativa Antimafia @ON al fine di integrare a livello operativo gli strumenti di cooperazione di polizia già esistenti.

La Rete @ON ed il suo progetto di finanziamento europeo denominato ONNET (un importo di circa 600.000 euro dal 1° novembre 2018 per 24 mesi, recentemente esteso a tutto il 2021 in ragione dell’emergenza sanitaria COVID-19) si basano su un network di Paesi, per un totale di 22 Paesi e 27 forze di polizia, e su un Core Group (Italia, Francia, Germania, Spagna, Belgio e Paesi Bassi) che funge da cabina di regia per la selezione delle investigazioni da supportare. L’Italia è rappresentata dalla Dia e, in qualità di partner, dall’Arma dei Carabinieri, dal Corpo della Guardia di Finanza e dalla Polizia di Stato.
Collaborano anche Ungheria, Austria, Romania, Australia, Malta, Svizzera, Repubblica Ceca, Slovenia, Polonia, Croazia, Georgia, Norvegia, Albania, Portogallo, USA e Svezia.
Al momento il Network sta supportando le Unità investigative degli Stati Membri della Rete @ON in 54 investigazioni, ed ha finanziato 164 missioni operative in favore di 653 investigatori che hanno portato all’arresto di 283 persone, inclusi 4 latitanti, oltre che al sequestro di circa 10,3 milioni di euro, droga (tra cui 23 piantagioni di canapa) e armi.

Nel luglio 2020, inoltre, il dipartimento della Pubblica Sicurezza italiano ed il segretariato generale dell’Organizzazione Internazionale della Polizia Criminale, denominata Interpol, hanno stipulato l’accordo relativo al progetto I-Can, avente lo scopo di accrescere la cooperazione internazionale di polizia nel contrasto alla criminalità organizzata di stampo mafioso e di concorrere, nello specifico, a disarticolare le ramificazioni globali della minaccia criminale costituita dalla ‘ndrangheta.
Per tale motivo lo stesso Dipartimento si è fatto promotore e finanziatore di tale ambizioso progetto con durata di 36 mesi e che prevede la partecipazione di altri 11 paesi: Argentina, Australia, Brasile, Canada, Colombia, Francia, Germania, Spagna, Svizzera, Stati Uniti d’America, Uruguay.

Giornalista
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