INCHINO AI BOSS: LE PROCESSIONI DI SAN PROCOPIO E SCIDO NEL MIRINO DELLA DDA

Non si fermano le indagini sulle presunte ingerenze della 'ndrangheta nelle funzioni religiose. Diverse le informative dei carabinieri alla distrettuale antimafia di Reggio Calabria. Ma per qualcuno è solo una montatura.

13 luglio 2014
00:00

REGGIO CALABRIA - Processioni, Affruntate inchini, ossequie, riverenze. In Calabria il caso è scoppiato da tempo. Ed alcuni noti magistrati non hanno esitato a segnalare come la ndrangheta utilizzi i simboli per esprimere il proprio potere. L'ultimo caso, quello di Oppido Mamertina ha ulteriormente alzato la tensione. Anche all'interno della chiesa. Dove qualche prelato non ha esitato a definire la storia dell'inchino al boss Giuseppe Mazzagatti un'esagerazione mediatica. Insomma, l'inchino c'è stato ma la colpa è dei giornalisti. Quegli stessi giornalisti cacciati via dalla chiesa di Sant'onofrio, nel giorno di Pasqua dopo l'annullamento dell'affruntata tra gli applausi di credenti e non solo. Ora a mettere ordine sono stati i carabinieri del comando provinciale di Reggio Calabria. Infatti, numerose processioni sono divenute oggetto di  un' informativa da parte dell'arma alla direzione distrettuale antimafia, già al lavoro per fare chiarezza, in seguito al sospetto di una strumentalizzazione da parte della 'ndrangheta con "inchini" rivolti verso le abitazioni dei boss locali. 

 


Il caso di Oppido. Alcune di queste segnalazioni sono antecedenti al caso di Oppido Mamertina che ha spinto il vescovo di Oppido-Palmi, mons. Francesco Milito, a sospendere a tempo indeterminato lo svolgimento di tutte le processioni della sua diocesi.

 

La processione di San Procopio. Proprio in questa diocesi c'è stata, poco dopo quella di Oppido e prima del provvedimento del vescovo, una processione che è stata attenzionata dagli investigatori. Si tratta di quella di San Procopio nel corso della quale  la statua del santo che dà il nome al paese si è fermata davanti all'abitazione in cui abita la moglie di Nicola Alvaro, 70 anni, detenuto da anni per danneggiamento ed estorsione aggravate dalle modalità mafiose e ritenuto dagli investigatori un elemento di spicco dell'omonima cosca. Un altro caso da mettere sotto la lente d'ingrandimenti. Ma per il sindaco sono solo 'baggianate'. Lamberti Castronuovo chiede di denunciare il giornalista responsabile 'della montatura'

  

In marzo i fatti di Scido. Eppure ancor prima di Oppido Mamertina e San Procopio fatti del genere sarebbero stati riscontrati a Scido probabilmente a Marzo. Anche in quel caso l’Arma avrebbe provveduto a trasmettere gli atti alla procura dello stretto. Salirebbero così a tre  i fascicoli aperti dalla Dda di Reggio Calabria sulle possibili commistioni tra religione e 'ndrangheta

 

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