La Calabria diventa per tre giorni luogo di confronto sulle trasformazioni che stanno ridisegnando economia, imprese e lavoro. A Simeri e Tiriolo, nel Catanzarese, è in corso “Harmonic Innovation: Words of Hope for a Magnifica Humanitas”, il forum promosso da Entopan, think tank internazionale sui temi dell’economia, dello sviluppo e dell’innovazione. La tappa calabrese, prima di un percorso che proseguirà a San Francisco e Castel Gandolfo, riunisce istituzioni, imprese, mondo accademico e protagonisti dell’innovazione per interrogarsi sugli effetti dell’accelerazione tecnologica e, in particolare, dell’intelligenza artificiale.

È proprio il rapporto tra innovazione e lavoro uno dei nodi centrali del confronto. E su questa linea si è inserito l’intervento del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, intervenuto in videocollegamento, con una riflessione che parte da un principio preciso: l'innovazione non può essere valutata soltanto sulla base della sua capacità di aumentare produttività e competitività, ma deve misurarsi anche con la sua capacità di migliorare la condizione della persona.

«Il lavoro è davvero il terreno su cui si misura concretamente la qualità di ogni innovazione», ha affermato Urso, indicando nella digitalizzazione, nell’automazione e nell’intelligenza artificiale alcuni dei fattori destinati a ridisegnare radicalmente i processi produttivi. Ma è nella distinzione tra lavoro e fatica che il ministro individua una delle questioni decisive del prossimo futuro. «A fronte di qualcuno che dice che l'intelligenza artificiale ci libererà dal lavoro – ha sottolineato – io credo che l'intelligenza artificiale ci debba liberare dalla fatica del lavoro». Il punto, nella visione espressa da Urso, è preservare il lavoro come dimensione attraverso cui la persona può esprimere capacità, professionalità e potenzialità. Da qui il richiamo alla necessità di evitare che l'efficienza tecnologica finisca per trasformarsi in una perdita di centralità dell'essere umano. «Il lavoro deve rimanere centrale come espressione della persona», ha detto il ministro, aggiungendo che non si può permettere che «la persona umana diventi mezzo e non fine» e che il profitto si separi dalla dignità del lavoro e dal bene comune.

Un passaggio che porta direttamente la discussione dal piano tecnologico a quello industriale. Per Urso, infatti, l’Italia e l’Europa non possono limitarsi ad assistere alla trasformazione prodotta dall’intelligenza artificiale, ma devono essere in grado di orientarla. La sfida, ha spiegato, richiede una risposta coordinata a livello continentale, capace di tenere insieme innovazione, competitività e autonomia strategica.

In questo quadro si colloca anche l’azione del governo italiano. Urso ha ricordato il percorso avviato sul fronte della regolazione dell’intelligenza artificiale e ha annunciato che il prossimo decreto imprese conterrà interventi sull’IA applicata all’industria. L’obiettivo è favorire l’utilizzo concreto delle nuove tecnologie nei processi produttivi, dalla manifattura all’agricoltura fino al terziario. «Vogliamo dare un preciso indirizzo e accelerare sulla robotica avanzata, sulla robotica innovativa», ha aggiunto Urso, richiamando anche le nuove frontiere degli androidi e dei sistemi umanoidi.

Non si tratta, nella prospettiva indicata dal ministro, di importare semplicemente modelli tecnologici elaborati altrove. «Non dobbiamo farci imporre dagli altri un modello che non ci appartiene, dobbiamo costruire il nostro modello produttivo, tecnologico e anche sociale», ha affermato, ribadendo la necessità di mantenere la persona al centro anche davanti alle nuove forme di automazione.

La partita riguarda dunque anche il futuro delle nuove generazioni. L’intelligenza artificiale, secondo Urso, non può essere considerata soltanto come una minaccia da contenere: «Non possiamo privare i nostri figli delle opportunità che l’intelligenza artificiale comunque offre, dobbiamo proteggerli dai rischi che essa inevitabilmente comporta».

È qui che la riflessione sul lavoro si intreccia con quella sulla responsabilità. L'innovazione, ha sottolineato il ministro, deve essere accompagnata da strumenti capaci di garantire riconoscibilità e tutela, anche attraverso una chiara identificazione dei contenuti generati dall’intelligenza artificiale.

«L'innovazione autentica non è mai neutra, ma è sempre una scelta di civiltà», ha affermato Urso, richiamando il modello del Made in Italy, fondato sul rapporto tra persona, saper fare, impresa e comunità.

Una riflessione che si inserisce nel cuore del forum di Entopan: non fermare il progresso tecnologico, ma costruire le condizioni perché il progresso rimanga al servizio dell'uomo.