C’è una Calabria che si vede e una Calabria che si ascolta. È quella custodita nelle parole, negli accenti, nelle inflessioni e nei vocaboli tramandati di generazione in generazione. Una memoria immateriale che racconta la storia delle comunità e che, in alcuni territori, conserva ancora oggi tracce di lingue e culture arrivate da lontano.

È stata questa la Calabria raccontata ieri sera a Motta Santa Lucia, nel corso dell’incontro dedicato alle minoranze linguistiche calabresi e al progetto di ricerca “Io sono Calabria” di Roberto Bozzo.

L’appuntamento, inserito nella stagione estiva diretta da Ernesto Mastroianni, ha proposto un confronto tra musica, ricerca, antropologia, memoria e identità, trasformandosi in un viaggio dentro una Calabria plurale, nella quale le diverse parlate rappresentano una chiave importante per comprendere la storia dei territori.

“Io sono Calabria”, l’album che racconta una terra attraverso le sue voci

Al centro del progetto c’è anche l’album “Io sono Calabria”, il nuovo lavoro di Roberto Bozzo, secondo album da solista e sedicesimo della sua carriera complessiva.

Un disco composto da sei brani che attraversano identità, memoria, appartenenza ed emigrazione, mettendo al centro alcune delle storie più significative della Calabria.

Tre brani sono dedicati alle comunità arbëreshe, occitana e grecanica, mentre un altro affronta il tema dell’emigrazione calabrese in Australia, una pagina dolorosa e ancora profondamente presente nella memoria di molte famiglie.

Il progetto mette insieme bouzouki, organetti, tamburello, chitarre ed elettronica, facendo dialogare strumenti e sonorità della tradizione con linguaggi contemporanei.

Non è soltanto un album musicale. È un viaggio nella memoria e nell’identità di una regione che Bozzo racconta attraverso le sue molteplici voci, con l’obiettivo di recuperare ciò che rischia di essere dimenticato e trasformarlo in una possibilità di conoscenza e di rinascita.

Il titolo stesso, “Io sono Calabria”, assume così il valore di una dichiarazione d’identità e di appartenenza.

Le lingue come memoria delle comunità

Al centro della serata Roberto Bozzo, musicista, ricercatore e artista, impegnato con “Io sono Calabria” nella valorizzazione del patrimonio linguistico regionale.

Il punto di partenza della sua ricerca è semplice quanto significativo: una lingua non è soltanto uno strumento per comunicare. È anche un archivio di memoria. Conserva parole, racconti, tradizioni, modi di vivere e tracce delle diverse popolazioni che nel corso dei secoli hanno attraversato e abitato la Calabria.

La regione custodisce infatti una straordinaria varietà linguistica, legata alla sua storia e alla sua posizione nel Mediterraneo. Greci, arbëreshë, occitani e comunità di tradizione romanza hanno lasciato segni profondi che ancora oggi sopravvivono nelle parole e nelle espressioni di molti paesi.

“Io sono Calabria” nasce dall’ascolto di queste realtà e dalla volontà di sottrarle al rischio dell’oblio. Dietro una parola può esserci una storia; dietro un’inflessione, un territorio; dietro una lingua, la memoria di una comunità.

Il dialogo con Roberto Bozzo

A introdurre e accompagnare l’incontro è stato Franco Laratta, direttore di LaC News24, che ha affiancato Ernesto Mastroianni nel dialogo con Bozzo.

Il confronto ha permesso di portare una materia apparentemente specialistica fuori dai confini della ricerca linguistica, trasformandola in una riflessione più ampia sull’identità calabrese.

Raccontare le minoranze linguistiche significa infatti raccontare una parte della Calabria ancora troppo poco conosciuta. Significa parlare di comunità, migrazioni, contaminazioni culturali e memoria.

Nel corso della serata è emerso così il legame tra cultura e informazione: conoscere e raccontare il patrimonio immateriale significa anche contribuire a proteggerlo.

Cultura, musica e memoria

Particolare attenzione è stata dedicata anche alla figura di Roberto Bozzo e al suo percorso artistico.

Ernesto Mastroianni ne ha sottolineato la preparazione musicale, la sensibilità e il rigore della ricerca, ma anche un tratto umano che ha caratterizzato l’incontro: la capacità di coniugare profondità e leggerezza.

Un elemento che ha contribuito a rendere il confronto meno accademico e più vicino al pubblico, dimostrando come la cultura possa essere affrontata con competenza senza perdere curiosità, partecipazione e capacità di dialogo.

Al confronto ha preso parte anche Antonio Ungaro, contribuendo ad ampliare la discussione sul patrimonio linguistico e culturale della Calabria.

L’incontro ha assunto così una dimensione corale: non soltanto la presentazione di una ricerca, ma un’occasione per interrogarsi su ciò che le comunità conservano, trasmettono e rischiano di perdere.

Il ruolo delle istituzioni

Alla serata hanno partecipato anche il sindaco e l’amministrazione comunale di Motta Santa Lucia, a testimonianza dell’attenzione verso un’iniziativa che ha collegato la dimensione locale a una riflessione sull’intero patrimonio culturale calabrese.

Un ringraziamento particolare è stato rivolto anche a Simona Rende per la sensibilità e la disponibilità dimostrate nell’organizzazione dell’appuntamento.

La presenza delle istituzioni assume un significato importante soprattutto quando la cultura viene considerata non soltanto come intrattenimento, ma come parte della vita e dell’identità di una comunità.

E un incontro sulle minoranze linguistiche pone inevitabilmente una domanda sul futuro: quale patrimonio linguistico riusciremo a consegnare alle nuove generazioni?

Una stagione estiva dedicata alla cultura

L’appuntamento si inserisce nel programma della stagione estiva di Motta Santa Lucia, diretta da Ernesto Mastroianni, che ha scelto di assegnare alla cultura un ruolo centrale.

L’obiettivo è costruire occasioni di incontro che non siano soltanto momenti di spettacolo, ma anche opportunità di conoscenza e confronto.

In questo percorso, “Io sono Calabria” rappresenta pienamente questa impostazione: partire da una comunità e dalle sue specificità per raccontare una Calabria più ampia, complessa e meno stereotipata.

Per una sera, Motta Santa Lucia è diventata così un punto di incontro tra dimensione locale e identità regionale.

“Io sono Calabria”, una dichiarazione d’identità

La Calabria non può essere raccontata attraverso un’unica voce.

È una terra nella quale convivono storie, culture, lingue e appartenenze diverse. È greca, arbëreshe, occitana e romanza. È il risultato di secoli di incontri, migrazioni e contaminazioni.

Il progetto di Roberto Bozzo porta queste voci al centro dell’attenzione e ricorda che la tutela del patrimonio linguistico è anche tutela della memoria.

“Io sono Calabria” diventa così non soltanto un progetto musicale e di ricerca, ma un invito ad ascoltare una regione attraverso le sue molteplici voci.

Perché una parte importante della Calabria non è soltanto quella che si vede.

È quella che ancora oggi si ascolta.