È tornato a Gioia Tauro il pluripremiato regista, sceneggiatore e produttore cinematografico, Matteo Garrone, accolto in città per una giornata di formazione e confronto nella cornice della decima edizione del Gioia Film Fest, organizzata dall’associazione Gioia 3.0. La presidente Rosalba Raso ha dato il benvenuto all’artista: «Gioia Tauro ama Matteo Garrone. La sua non è semplice narrazione, ma poesia visiva. È uno sguardo crudo e allo stesso tempo umano sulla complessità del nostro tempo». L’iniziativa ha goduto dell’importante supporto del critico cinematografico Domenico Barone.

L’evento ha aperto ufficialmente la seconda edizione del Gioia Culture Summer Festival 2026, il cartellone culturale estivo del centro gioiese. Soddisfazione è stata espressa dall’assessore al ramo del Comune di Gioia Tauro, Domenica Speranza: «La cultura, quando è vera, non si esaurisce nella fruizione: genera competenze, apre mestieri, forma sguardi critici. Ed è questo il senso più profondo della masterclass di oggi: non un semplice omaggio al maestro Garrone, ma un'occasione formativa concreta, rivolta ai linguaggi audiovisivi, che ha offerto ai nostri giovani la possibilità di apprendere da chi quel mestiere lo ha reso arte».

Matteo Garrone: «Mi affascinano i personaggi fragili»

Nella sala “Le Cisterne” della Biblioteca Comunale il maestro del cinema italiano, nato a Roma il 15 ottobre 1973, autore di pellicole di successo come “Gomorra”, “Pinocchio” ed “Io Capitano”, ha tenuto una masterclass rivolta a studenti, appassionati e operatori locali, durante la quale ha approfondito i linguaggi dell’audiovisivo, raccontato aneddoti di set e condiviso suggerimenti su regia, montaggio e costruzione narrativa.
L’incontro — seconda presenza del regista in città dopo la masterclass del 2025 — ha privilegiato il dialogo con il pubblico, favorendo domande e curiosità legate al mestiere del cinema. «La cosa più importante in questi casi è mettermi al servizio vostro, cercare di creare un dialogo con voi – ha affermato Garrone -. Quando racconto una storia, devo legarmi e amare i miei personaggi. Io sto accanto, non mi metto dall'alto, non giudico, non posso permettermi di dare giudizi su nessuno. Sono il primo ad avere zone d'ombra. Mi affascinano personaggi fragili, che commettono errori. Nei miei film ci sono sempre degli antieroi, tranne che in “Io capitano”».

Il regista, rispondendo alle numerose domande rivolte dal pubblico, si è soffermato anche sul tema affrontato nel film “Io Capitano” che racconta la storia di due adolescenti senegalesi, Seydou e Moussa, che lasciano Dakar per raggiungere l'Europa, affrondando i pericoli del deserto, le torture nei centri di detenzione in Libia e la drammatica traversata del Mar Mediterraneo.
«È un film che nasce dall'ascolto dei ragazzi che hanno attraversato quell’odissea. Mi hanno aiutato a ricostruirla. Sono stato una sorta di tramite. C'è chi ce l'ha fatta, ma sappiamo che ci sono tanti che non ce la fanno. Dipende molto dal destino. È una pagina buia della storia contemporanea. L'arte può sensibilizzare, a far capire delle cose, ma non credo che purtroppo sia in grado di farle cambiare realmente. Pensiamo a quanto si sia parlato anche contro la guerra e a che punto siamo».
Il celebre professionista, per l’occasione, ha ricevuto un premio dal Circolo del Tennis Gioia 1974 e dalla Banca Credem, riconoscimenti che hanno inteso sottolineare l’eccellenza del suo percorso artistico.