Quattro chilometri a nuoto attraverso lo Stretto di Messina, con un tempo vicino al record. Protagonista uno dei monaci benedettini di Norcia, accompagnato durante la traversata da una barca sulla quale c'era anche l'abate, padre Benedetto Nivakoff, a fare il tifo per lui. È lo stesso abate di San Benedetto in Monte a raccontare l'impresa in una sua riflessione dedicata al rapporto tra vita monastica, esercizio fisico e dimensione spirituale.

«La sua semplice presenza tra gli altri nuotatori - scrive Nivakoff - è stata una testimonianza silenziosa del fatto che il sano esercizio del corpo può essere offerto a Dio e utilizzato per la sua gloria». L'abate ricorda che nella tradizione dei Padri del deserto i monaci erano definiti "athletae Dei", atleti di Dio, e sottolinea come anche la Regola di san Benedetto richiami alla necessità di «correre, finché hanno la luce del giorno». A Norcia, spiega, i monaci cercano di mantenere un equilibrio tra preghiera, lavoro e attività fisica, con passeggiate settimanali, uscite più lunghe ogni tre mesi e il sostegno a chi possiede particolari capacità atletiche.
 

«La forza fisica non sarà mai sufficiente», aggiunge però Nivakoff, ricordando che la debolezza del corpo conduce il monaco verso una consapevolezza spirituale più profonda. Ad agosto la comunità ha inoltre accolto quattro nuovi postulanti, «desiderosi di intraprendere una nuova lotta per Dio».