Dopo il 2-1 in rimonta sull’Inghilterra i tifosi che vivono in Calabria hanno dato vita a cori, sfilate e abbracci: una gioia che racconta anche il viaggio di ritorno dei discendenti degli emigrati calabresi
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Maglie biancocelesti, bandiere sulle spalle e telefoni alzati per riprendere il momento. Al fischio finale di Argentina-Inghilterra, anche nelle piazze calabresi è esplosa la festa. L’Albiceleste ha appena conquistato la finale dei Mondiali in rimonta sui britannici. E a Tropea, come mostra il video allegato (tratto dal gruppo Facebook “Tropea Borgodasogno”), decine di argentini hanno esultato, cantato e abbracciato anche i calabresi che avevano seguito con loro la partita.
Una notte di calcio, ma non soltanto. Tra la Calabria e l’Argentina esiste uno spesso filo rosso costruito da partenze, memorie e ritorni. Molti dei tifosi che ieri sera hanno riempito piazze, locali e centri storici non sono semplici turisti: vivono ormai nella nostra regione, lavorano nelle attività commerciali e nella ristorazione, hanno preso casa o stanno completando le procedure per ottenere la cittadinanza italiana.
Sono in gran parte nipoti e pronipoti dei calabresi partiti tra la fine dell’Ottocento e il Novecento alla ricerca di una vita migliore. Conservano cognomi italiani, racconti tramandati dai nonni e il nome di un paese calabrese conosciuto per anni soltanto attraverso vecchie fotografie. Oggi percorrono la stessa rotta in senso contrario.
La presenza argentina in Calabria è cresciuta rapidamente negli anni. Gli ultimi dati disponibili indicano quasi duemila residenti con cittadinanza argentina, senza contare chi ha già ottenuto quella italiana. Le comunità più numerose si trovano nelle province di Cosenza e Vibo Valentia, in centri come Paola, Fiumefreddo Bruzio, San Lucido, Nicotera, Drapia e Tropea, ma il fenomeno interessa anche diversi paesi dell’interno e le altre province calabresi.
Per alcuni la Calabria è una tappa necessaria per ricostruire l’albero genealogico e ottenere il passaporto europeo. Per altri è diventata una nuova casa. Hanno affittato abitazioni rimaste vuote, iscritto i figli a scuola, trovato lavoro e riportato voci giovani in borghi segnati dallo spopolamento. Non mancano le difficoltà burocratiche e i casi di chi riparte subito dopo il riconoscimento della cittadinanza, ma una parte sceglie di restare.
Ieri sera tutto questo era visibile nelle strade di Tropea. Nell’esultanza per la finale c’erano la passione argentina per il calcio e la sensazione di trovarsi, almeno in parte, a casa. Gli antenati erano salpati dalla Calabria verso Buenos Aires, Rosario e Córdoba. I loro discendenti sono tornati portando con sé un’altra lingua, un’altra storia e la stessa capacità di trasformare una partita in una festa collettiva.
Domenica sosterranno Messi e compagni contro la Spagna in finale. Lo faranno da Tropea, da Paola, da Nicotera e dagli altri paesi nei quali hanno scelto di vivere. Con il cuore rivolto all’Albiceleste e i piedi nella terra dalla quale, molte generazioni fa, è iniziato il viaggio delle loro famiglie.

