Una discussione che ha coinvolto anche la conservazione di un patrimonio culturale e professionale strettamente connesso al nostro territori, lasciando aperto il confronto sulle condizioni della pesca calabrese e sugli strumenti necessari a sostenerne la continuità
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La pesca come attività economica, ma anche come espressione di una cultura che ha contribuito a definire l’identità delle comunità costiere calabresi. Un patrimonio di conoscenze, relazioni sociali e consuetudini che oggi si confronta con le trasformazioni del mercato, le difficoltà del comparto e un ricambio generazionale sempre più incerto.
È attorno a questi temi che si è sviluppato l’appuntamento conclusivo del festival “Thàlassa – Storie dal mare”, ospitato a Palazzo Gagliardi, a Vibo Valentia, con la presentazione di un documentario dedicato alle condizioni e alle prospettive delle realtà marinare del territorio.
La manifestazione, promossa dal Galpa Marical con la direzione artistica di Angelica Artemisia Pedatella, ha proposto un percorso di approfondimento sul rapporto tra le popolazioni costiere e il mare, coinvolgendo nel corso dei mesi diverse località del Vibonese.
Al centro della serata il lavoro audiovisivo realizzato da Silvana Esposito e Lorenzo Cardamone. Un’indagine costruita attraverso il confronto diretto con gli operatori del settore, che ha interessato Bivona, Pizzo e Scilla, raccogliendo esperienze individuali e contributi specialistici.
Ne è emersa una rappresentazione articolata della pesca calabrese, nella quale le criticità produttive si accompagnano alle preoccupazioni per la continuità di attività che, in numerosi centri costieri, hanno rappresentato per decenni una componente essenziale dell’economia locale.
«Abbiamo incontrato esperti del settore e pescatori appartenenti a generazioni differenti, ciascuno portatore di un’esperienza e di un rapporto particolare con il mare», ha spiegato Silvana Esposito. «Dalle loro testimonianze sono emersi sentimenti di delusione e rabbia, ma anche la volontà di non rinunciare al futuro. Per alcuni, tuttavia, è ormai evidente quanto sia difficile continuare a vivere esclusivamente di pesca senza adeguate misure di sostegno».
Una condizione che richiama questioni più ampie, dalla sostenibilità economica delle imprese alla necessità di assicurare prospettive occupazionali alle nuove generazioni. Il rischio, infatti, non riguarda soltanto la progressiva riduzione delle attività, ma anche la dispersione di competenze professionali e conoscenze maturate nel corso del tempo.
Tra le figure coinvolte nel documentario figurano Fortunato Cozzupoli, direttore del Galpa Marical e Antonio Montesanti, artista e storico locale. Proprio Cozzupoli ha richiamato l’attenzione sulla necessità di trasformare le testimonianze raccolte in un’occasione di confronto con gli interlocutori istituzionali e con gli operatori economici.
«Vogliamo che i pescatori si sentano ascoltati e che da questo percorso possa nascere una nuova alleanza per il futuro del settore», ha osservato. «Le risposte devono essere costruite insieme. Le difficoltà denunciate da chi lavora quotidianamente in mare non possono rimanere circoscritte alle singole comunità, ma devono entrare in una discussione più ampia, capace di individuare soluzioni concrete, restituire slancio alle attività e garantire maggiore stabilità economica ai lavoratori».
Nella prospettiva delineata dal presidente del Galpa Marical, Antonio Alvaro, il documentario non esaurisce la propria funzione nella ricostruzione delle problematiche esistenti, ma rappresenta l’avvio di un percorso di conoscenza e interlocuzione destinato a riportare le istanze delle comunità marinare nell’ambito delle politiche di sviluppo territoriale.
Un ulteriore elemento di riflessione ha riguardato il rapporto tra la tutela della memoria marinara e il recupero dei luoghi che ne conservano le testimonianze. In questo contesto si inserisce la vicenda della tonnara di Bivona, richiamata dall’assessore alla Cultura del Comune di Vibo Valentia, Stefano Soriano, intervenuto nel corso dell’iniziativa.
«Questo festival ha animato per diversi mesi numerose località del Vibonese, coinvolgendo anche la nostra città e contribuendo a valorizzare un patrimonio storico e culturale strettamente legato al mare», ha dichiarato Soriano. «Tra i luoghi che hanno trovato spazio in questo percorso c’è la tonnara di Bivona, che proprio in questa fase stiamo finalmente rilanciando, con l’obiettivo di consentirle di acquisire una propria autonomia, naturalmente sempre sotto l’egida e la supervisione del Comune».
La serata a Palazzo Gagliardi ha previsto, accanto alla proiezione del documentario e al confronto sui temi affrontati, anche l’esibizione del Coro delle Acque, progetto musicale sviluppato nell’ambito della manifestazione.
Il festival “Thàlassa” lascia, dunque, aperto il confronto sulle condizioni della pesca calabrese e sugli strumenti necessari a sostenerne la continuità. Una discussione che coinvolge non soltanto il futuro economico del comparto, ma anche la conservazione di un patrimonio culturale e professionale strettamente connesso al nostro territorio.

