Il viaggio della memoria nei 552 camposanti della regione: dal valore storico del cimitero di via Paglia a Catanzaro ai monumentali di Reggio Calabria, Crotone, Rossano e Cosenza, fino ai piccoli tesori d'arte dei paesi
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Entrare in un cimitero è un atto in punta di piedi. Si è ossequiosi e smarriti al contempo, come ospiti in un palazzo incantato di cui non si conoscono le regole e ci si ritrova a dipanare il filo di piccoli viali e corridoietti stretti come un labirinto disegnato dal caso per essere una cartografia intima e personale, cucita addosso a ogni singola tomba.
Passo dopo passo, il luogo è già intimità e lo sguardo si posa sui volti incorniciati negli ovali di ceramica, dando spontaneo saluto a persone mai conosciute ma è un saluto reciproco: salutando, in quel breve fremito della memoria sembra ci stiano tendendo la mano. È così in ogni camposanto e senza quasi accorgersene si vive dentro un regno iperuranico, un altrove sospeso dove il confine tra chi è partito e chi è rimasto si fa trasparente come il vetro di una lanterna.
Nel giorno in cui la memoria si fa carezza e il calendario si ferma, i cimiteri smettono di essere luoghi di addio per trasformarsi in santuari a cielo aperto e pagine di marmo dove il tempo rinuncia alla sua quotidiana corsa e tra i viali silenziosi, la rigida matematica dei giorni subisce un incantesimo: le cifre della nascita e della partenza incise nel marmo perdono la loro freddezza minerale e si accendono di una luce arcana e le date separate solo da un fragile trattino vibrano come in una fiaba da cui i sussurri degli antenati si fanno vento con la loro eredità che si rivela ancora viva, luminosa attraverso la saggezza dei loro insegnamenti.
Il Camposanto è custode di una sensazione che trascende i confini dello spazio e del tempo, la terra si ricongiunge al cielo in un dialogo intimo rivolto a Dio: è qui che la distanza si annulla e si compie il prodigio più dolce con un abbraccio spirituale, invisibile ma potentissimo, che ci stringe ai nostri cari, facendoceli sentire più vicini e presenti che mai.
Nei 552 cimiteri della Calabria tra le architetture Liberty, il rigore del Neoclassicismo e le mistiche suggestioni del Gotico si celebra la commemorazione del Giorno dei Defunti e tra le modeste e maestose simmetrie di pietra risuona il monito immortale di Totò che dinnanzi alla morte siamo tutti uguali perché Lei è la livella che annulla ogni terrena gerarchia, accogliendo tutti, senza distinzione alcuna tra umili e nobili, in una medesima serena eternità.
L’omaggio odierno a chi riposa eternamente in Calabria inizia dal Cimitero Comunale di Condera a Reggio Calabria, le cui radici affondano nella devastazione del terremoto del 1783, accogliendoci con il severo monito della storia con cappelle patrizie e con sacrari dedicati alle vittime del catastrofico sisma del 1908 e soprattutto ai Caduti di tutte le guerre, custodendone i loro nomi e tributandone il giusto onore al loro sacrificio mentre sullo sfondo sembra levarsi l'intensa e drammatica solennità dell'Adagio di Albinoni, a commentare il valore di una Vita che da quel pianto è gloriosamente germogliata.
Volgendo lo sguardo verso lo Ionio tra il Cimitero Monumentale di Crotone, inaugurato nel 1843, si estende come un immenso arazzo di pietra e pace e salendo sino a Rossano nel suo Monumentale Camposanto borbonico, all'ombra dei cipressi secolari con marmi scolpiti e sacre cupole silenziose, il velo del dolore umano si tramuta in pura poesia dello spirito dove le anime del passato continuano a vivere per sempre, teneramente avvolte dal caldo abbraccio del ricordo dove l’umile devozione popolare sovrasta la magnificenza delle tombe gentilizie.
A Catanzaro, il camposanto di via Paglia custodisce un nucleo storico di rara suggestione con un viale pavimentato che conduce ogni omaggiante attraverso un cammino di contemplazione, dove maestosi ingressi d’epoca introducono ad antiche cappelle, sepolcri decorati e mistiche catacombe.
L’omaggio ai defunti si tramuta in dialogo a Cosenza ove il cimitero monumentale bruzio, oltre alle storiche famiglie, ospita il cippo dell’intellettuale illuminista Francesco Saverio Salfi ed in questo luogo il legame con l’oltretomba si fa così tanto profondo da aver ospitato letture poetiche ed eventi letterari, dimostrando che le anime continuano sempre a sussurrarci.
Ma è nei piccoli borghi che si rivela la Calabria più intima: sulle colline di Gioiosa Ionica, il cimitero ottocentesco offre uno spaccato scultoreo di inestimabile valore quanto il Camposanto del vicino borgo di Martone, mentre il Cimitero Monumentale di San Pietro a Maida si erge come presidio di fede e arte locale oramai tesoro fragile che le comunità difendono dall’usura del tempo, unite dal dovere di tramandare la memoria di chi ci ha amati e che oggi riposa nell’eternità.
Un’eternità che si fa “vicinanza domestica” in un rituale antico che ricalca i banchetti solenni che i Celti imbandivano per ospitare i defunti durante ogni notte del 31 ottobre: in Calabria si tramanda la storia condivisa dalle nostre nonne e dai nostri nonni che i defunti intraprendono un viaggio lungo e faticoso per far visita ai vivi nel giorno del 2 novembre e le famiglie li accolgono con la tavola apparecchiata con pane, acqua, vino e un lumino acceso alla finestra in segno di rispetto e riconoscenza: per il Maestro Franco Battiato l’andare in Cielo è una festa dello “Spirito” in cui ci si spoglia dell’involucro materiale per ricongiungersi con il Tutto in quanto «… gli esseri umani non muoiono. Ci si trasforma».





