Studenti italiani sopra la media Ocse in lettura, matematica e scienze. È il dato principale che emerge dall'edizione 2025 dell'indagine Pisa, presentata oggi, in una fase caratterizzata da un arretramento internazionale rispetto alla precedente rilevazione del 2022.

Il risultato migliore riguarda la lettura: gli studenti italiani di 15-16 anni raggiungono 474 punti, contro i 461 della media Ocse. Per la prima volta l'Italia si colloca significativamente al di sopra della media internazionale, superando anche la Finlandia, a lungo considerata uno dei principali riferimenti nel settore.

In matematica il punteggio italiano arriva a 468 punti, rispetto ai 463 della media Ocse. L'Italia fa inoltre meglio di Francia, Germania, Stati Uniti e Svezia. Anche la quota di studenti che raggiunge almeno il livello di base è leggermente superiore a quella registrata complessivamente nei Paesi Ocse.

In scienze, ambito principale dell'indagine Pisa 2025, gli studenti italiani ottengono 483 punti, uno in più rispetto alla media Ocse, ferma a 482. La rilevazione in questo caso misura la capacità dei ragazzi di utilizzare criticamente le conoscenze scientifiche, interpretare fenomeni, valutare le evidenze e assumere decisioni consapevoli su temi come salute, ambiente e sostenibilità.

Valditara: «Ridotti i divari tra Nord e Sud»

Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara legge i risultati come una conferma della solidità del sistema scolastico italiano. Secondo il ministro, la rilevazione Pisa 2025 mostra anche una riduzione dei divari storici tra Nord e Sud, dopo i segnali positivi già emersi nelle ultime prove Invalsi.

«In un contesto complesso, che ha visto arretrare in modo preoccupante diversi Paesi, il nostro sistema scolastico ha saputo lavorare sulle criticità», ha commentato Valditara, sottolineando come l'Italia sia riuscita a migliorare i propri risultati riducendo, al tempo stesso, le distanze territoriali.

L'indagine Ocse-Pisa valuta le competenze degli studenti tra i 15 e i 16 anni, quindi in una fase prossima alla conclusione dell'obbligo scolastico. L'edizione 2025 ha coinvolto 91 sistemi scolastici e circa 33 milioni di studenti nel mondo.

Solo il 64% si sente parte della propria scuola

Accanto ai risultati nelle tre materie, il rapporto prende in esame anche il senso di appartenenza alla scuola, un elemento che risulta correlato ai risultati di apprendimento.

In Italia soltanto il 64% degli studenti dichiara di sentirsi parte della propria scuola, contro una media Ocse del 76%. Una quota che colloca il nostro Paese tra quelli con i livelli più bassi di appartenenza, insieme a Danimarca, Polonia e Lituania.

Il senso di appartenenza risulta inoltre significativamente più basso tra le ragazze rispetto ai ragazzi e tra gli studenti provenienti da contesti socio-economici svantaggiati.

Per l'Italia la rilevazione ha coinvolto circa 9mila quindicenni e 7.500 genitori. La prossima edizione dell'indagine è prevista nel 2029 e tornerà a concentrarsi su lettura, matematica e scienze.

Ricci: «L'Italia tra i Paesi che hanno mantenuto i risultati»

A fornire una lettura complessiva dei dati è anche il presidente dell'Invalsi Roberto Ricci, che sottolinea come il quadro internazionale sia segnato da un calo rilevante degli apprendimenti rispetto al 2022.

«Sono pochissimi i Paesi che a livello internazionale evidenziano dei miglioramenti», ha spiegato Ricci. Solo tre, secondo i dati illustrati dall'Invalsi, hanno registrato risultati migliori tra il 2025 e il 2022: Regno Unito, Turchia e Repubblica Slovacca. L'Italia appartiene invece al gruppo, più numeroso, dei Paesi che hanno mantenuto sostanzialmente stabili i propri risultati.

Il nostro Paese si colloca nella media Ocse in matematica e scienze e sopra la media in lettura. Secondo Ricci, inoltre, l'Italia presenta un buon indicatore di equità, senza differenze particolarmente marcate tra scuole.

Restano tuttavia margini di miglioramento soprattutto nelle scienze. La quota di studenti italiani con risultati elevati è infatti pari al 4%, contro il 7% della media Ocse. «Nelle Scienze dobbiamo continuare a investire sui bravi, su coloro che hanno risultati alti», ha osservato Ricci.

L'indagine evidenzia infine il peso del contesto socio-economico: nelle scienze circa l'11% dell'esito di una prova dipende da questo fattore. Nonostante ciò, secondo il presidente dell'Invalsi, «la nostra scuola mostra una capacità perequativa buona».

La prossima rilevazione Pisa è prevista nel 2029 e tornerà a concentrarsi su lettura, matematica e scienze. 

Il confronto con le rilevazioni precedenti

In Italia, i risultati medi dell'Indagine Ocse Pisa del 2025 sono risultati sostanzialmente analoghi a quelli del 2022 in matematica, lettura e scienze. C'è tuttavia un calo nella matematica: se rispetto ai precedenti risultati i punteggi medi del 2025 hanno mostrato un certo miglioramento in scienze (dove i risultati hanno superato quelli del 2018, tornando al livello osservato dieci anni prima, nel 2015), c'è un calo significativo in matematica dopo il 2018 e una relativa stabilità nel periodo 2018-2025 in lettura, sebbene su livelli inferiori rispetto a quelli registrati tra il 2009 e il 2015.

Nel periodo più recente (dal 2022 al 2025), il divario tra gli studenti con i risultati migliori (il 10% con i punteggi più alti) e quelli con i risultati peggiori (il 10% con i punteggi più bassi) non ha subito variazioni significative in matematica, lettura e scienze. Rispetto al 2015, invece, la quota di studenti con scarso rendimento (con punteggi inferiori al Livello di competenza 2) è aumentata di otto punti percentuali in matematica, mentre non ha registrato variazioni significative in lettura e scienze.

«Dobbiamo occuparci sempre più di come si insegna la matematica e di come la apprendono i ragazzi; la sfida è principalmente pedagogica educativa culturale, rimane un oproblema generale con la matematica», ha sottolineato il presidente di Invalsi, Roberto Ricci, il quale ha rilevato anche che in generale i divari territoriali, seppure diminuiti, rimangono «consistenti».