La Calabria si conferma tra le regioni italiane più ricercate dal cosiddetto turismo delle radici, un segmento in costante espansione che guarda ai milioni di discendenti degli emigrati italiani sparsi nel mondo e che rappresenta una leva strategica per lo sviluppo dei piccoli borghi e per la destagionalizzazione dei flussi turistici.

Secondo i dati diffusi dal Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale, nel 2025 i "turisti di ritorno" hanno superato i 7 milioni di presenze, generando una spesa superiore ai 5 miliardi di euro. Per il 2026 le stime indicano oltre 7,4 milioni di viaggiatori, con un impatto economico destinato a superare ancora i 5 miliardi di euro e prospettive di crescita fino a circa 8 miliardi annui.

La Calabria figura, insieme a Veneto, Emilia-Romagna, Lazio, Campania, Sicilia, Abruzzo e Puglia, tra le destinazioni maggiormente ricercate da chi desidera riscoprire i luoghi d'origine della propria famiglia. Un fenomeno alimentato da un bacino potenziale compreso tra 60 e 80 milioni di persone nel mondo con radici italiane.

I turisti delle radici si distinguono anche per il loro valore economico: hanno un'elevata capacità di spesa, preferiscono viaggiare nei periodi meno affollati dell'anno e soggiornano mediamente dieci giorni, una permanenza circa tre volte superiore rispetto a quella del turista tradizionale.

Per la Calabria, terra che ha conosciuto una forte emigrazione nel secolo scorso, il turismo delle radici rappresenta un'opportunità per rilanciare i centri storici, valorizzare il patrimonio culturale e le tradizioni locali e creare nuove occasioni di sviluppo economico nei comuni dell'entroterra, favorendo un modello di turismo sostenibile distribuito durante tutto l'arco dell'anno.