Trent’anni dopo Capaci

Vibo, dalla casa di Giovanni Falcone all’Istituto Gagliardi: piantato l’albero dalla talea della memoria

VIDEO | Nel trentennale dell'attentato di Capaci, i carabinieri forestali mettono a dimora uno degli arbusti coltivati nel Centro nazionale di Pieve Santo Stefano. Alla cerimonia anche il procuratore Falvo e gli uomini delle forze dell'ordine pronti a ricordare l'impegno nato dopo la strage

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di Agostino Pantano
1 aprile 2022
18:35

È frutto di una talea direttamente prelevata e curata dai carabinieri forestali, recuperata da un albero che si trova in quella che era la casa di Giovanni Falcone, il ficus piantato questa mattina all’ingresso dell’Istituto professionale Gagliardi di Vibo Valentia. La cerimonia, a cui ha presenziato anche il procuratore Camillo Falvo, è servita pure per rinnovare l’impegno della memoria in una città che ha fatto i conti, nelle scorse settimane, con l’inquietante scoperta che un altro “arbusto antimafia” era stato reciso dai vandali in un'altra scuola. «Si tratta di un’iniziativa nazionale – ha spiegato il maggiore Rocco Pelle, comandante del Reparto carabinieri della Biodiversità di Mongiana – che abbiamo assunto in collaborazione con la Fondazione Falcone, duplicando centinaia di talee nel nostro Centro nazionale di Pieve Santo Stefano».

La mattinata, alla presenza anche del sindaco Maria Limardo e del presidente della Provincia Salvatore Solano, è stata anche l’occasione per rivivere il ricordo dell’attentato di Capaci – quest’anno ricorre proprio il trentennale – da parte degli uomini dello Stato. Il questore Raffaele Gargiulo, che quel 23 maggio del 1992 era commissario della Squadra volanti alla questura di Napoli, si è detto «convinto che quella strage servì anche a moltiplicare il numero di servitori dello stato, ragazzi che presero la decisione di entrare nelle forze di polizia proprio perché colpiti da quella tragedia». Il comandante provinciale della Finanza, Massimo Ghibaudo, ha ricordato che quel giorno si trovava «nella scuola di formazione, colpito da quell’inquietudine che in molti di noi fu il detonatore di una nuova determinazione».


Concetti analoghi espressi dal procuratore Falvo che si era da poco laureato «decidendo proprio in quelle giornate di voler fare il magistrato». Germogli di un impegno che fioriti da una tragedia che ha segnato il destino del Paese. «Da quel giorno – ha proseguito Falvo – molte cose in Sicilia sono cambiate e lo stesso deve avvenire qui in Calabria». Il dirigente scolastico Pasquale Barbuto, infine, ha ricordato che sono due i progetti frutto della collaborazione con i carabinieri della Biodiversità, per promuovere oltre che la legalità anche il rispetto dell’ambiente e la creazione di un “bosco diffuso”.

Giornalista
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