La morte del bambino di 15 mesi ricoverato all'ospedale di Catanzaro, che frequentava un asilo nido di Tropea dove sono stati segnalati altri casi di gastroenterite, impone «massimo rispetto per la famiglia e massima cautela sul piano scientifico». È il messaggio lanciato dal virologo Fabrizio Pregliasco, direttore della Scuola di specializzazione in Igiene e Medicina preventiva dell'Università Statale di Milano, che invita ad attendere gli accertamenti prima di stabilire eventuali responsabilità o collegamenti.

«In questa fase è fondamentale evitare conclusioni affrettate – spiega Pregliasco –. Sappiamo che esiste un gruppo di bambini con sintomi gastroenterici, ma non conosciamo ancora con certezza quale sia il microrganismo responsabile, né se vi sia un nesso causale diretto tra il focolaio e il decesso. Saranno l'autopsia, gli esami microbiologici e l'indagine epidemiologica a fornire le risposte necessarie».

Come si trasmettono le infezioni nei nidi

Secondo l'esperto, quando si registra un focolaio di gastroenterite in un asilo nido, la prima ipotesi è quella della trasmissione per via oro-fecale, una modalità particolarmente frequente tra i bambini molto piccoli.

«In questa fascia di età – osserva – il contatto ravvicinato, la condivisione degli spazi e la fisiologica immaturità delle norme igieniche favoriscono la diffusione di diversi agenti infettivi».

Tra i possibili responsabili rientrano virus come norovirus e rotavirus, ma anche batteri quali Salmonella, Shigella, Campylobacter o particolari ceppi di Escherichia coli.

Per questo motivo, sottolinea Pregliasco, individuare con precisione il patogeno è fondamentale, poiché ogni microrganismo presenta modalità di trasmissione, tempi di incubazione e possibili complicanze differenti.

L'indagine epidemiologica

L'attività dei servizi di prevenzione dovrà ricostruire nel dettaglio tutta la catena epidemiologica.

Gli accertamenti riguarderanno gli alimenti eventualmente consumati in comune, la qualità dell'acqua, le modalità di preparazione e conservazione dei cibi, le condizioni igienico-sanitarie della struttura, i contatti tra bambini e operatori, oltre alla ricerca dello stesso microrganismo nei campioni biologici dei piccoli pazienti e negli eventuali campioni ambientali o alimentari.

Solo questo percorso, evidenzia il virologo, consentirà di stabilire se si sia trattato di una fonte comune di esposizione oppure di una trasmissione avvenuta direttamente tra le persone.

Gravità diversa da bambino a bambino

Il fatto che siano stati registrati più casi rappresenta un elemento epidemiologicamente rilevante, ma non significa che tutti abbiano contratto la stessa infezione né che abbiano sviluppato lo stesso quadro clinico.

«Nei bambini molto piccoli – spiega Pregliasco – la risposta individuale può essere molto diversa. Alcuni sviluppano forme lievi che si risolvono spontaneamente, mentre altri possono andare incontro a complicanze severe legate alla disidratazione, alla diffusione sistemica dell'infezione o, in casi particolari, a meccanismi tossinici che interessano anche altri organi».

«I nidi non sono luoghi pericolosi»

Il virologo tiene inoltre a chiarire che gli asili nido e le scuole dell'infanzia non devono essere considerati ambienti pericolosi.

«La stretta convivenza favorisce la circolazione delle infezioni gastrointestinali – afferma – ma proprio per questo esistono protocolli rigorosi che prevedono l'isolamento tempestivo dei casi sintomatici, l'esclusione dalla frequenza fino alla guarigione, l'accurato lavaggio delle mani, la sanificazione degli ambienti e, quando necessario, l'intervento dei Dipartimenti di prevenzione».

L'obiettivo è interrompere rapidamente la catena del contagio.

La priorità

Per Pregliasco, in questa fase le priorità sono due: garantire la migliore assistenza ai bambini e monitorare tutti coloro che hanno manifestato sintomi, individuando nel più breve tempo possibile l'origine del focolaio.

«Solo dati scientifici solidi – conclude – consentiranno di stabilire con certezza che cosa sia accaduto e di mettere in atto le misure più efficaci per prevenire episodi analoghi in futuro».