Otto persone indagate, sette di nazionalità straniera e un cittadino italiano, sono al centro di un’operazione dei carabinieri del Comando provinciale di Crotone, eseguita nelle prime ore della mattinata a Isola Capo Rizzuto e nel capoluogo provinciale. Per sei di loro sono state disposte misure coercitive: quattro custodie cautelari in carcere e due arresti domiciliari. Altri due soggetti sono stati deferiti in stato di libertà.

Il carcere è stato disposto per Nita Ioniut Onoriu,
NITA Benone,
DUMITRU Marcel
DUMITRU Vasile.

I domiciliari sono stati disposti per 
MARASCO Aldo,
VISAN Elena.
Sequestrato il Motel Pitagora a Crotone.

Le accuse, a vario titolo, sono di associazione a delinquere finalizzata al favoreggiamento e allo sfruttamento della prostituzione, violenza sessuale aggravata e minaccia grave. Tra gli indagati figurano anche due donne dedite al meretricio, accusate di avere occasionalmente favorito l’inserimento e l’attività di nuove ragazze nel giro.

L’ordinanza è stata emessa dal giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Crotone su richiesta della locale Procura della Repubblica. L’esecuzione ha visto impegnati i militari del Comando provinciale, con il supporto dello Squadrone Eliportato Cacciatori Calabria, delle unità cinofile dell’Arma e del Nucleo Elicotteri di Vibo Valentia.

L’indagine partita nell’autunno scorso

L’operazione nasce da una complessa attività investigativa avviata nell’autunno scorso dai militari della Tenenza di Isola Capo Rizzuto, coordinata dalla Procura della Repubblica di Crotone, diretta dal procuratore Domenico Guarascio.

Per mesi i carabinieri hanno svolto servizi di osservazione, controllo e pedinamento sul territorio crotonese, affiancandoli a un’attività tecnica basata su sistemi di videosorveglianza e intercettazioni telefoniche e ambientali.

Gli accertamenti avrebbero consentito di ricostruire l’esistenza di un presunto sodalizio stabile, con una base operativa radicata a Isola Capo Rizzuto. La maggior parte degli incontri, invece, si sarebbe consumata a Crotone, prevalentemente per strada, ma anche a domicilio e all’interno di una struttura ricettiva del capoluogo, posta contestualmente sotto sequestro preventivo.

Rapporti sessuali anche vicino a parchi giochi e ospedale

A destare particolare allarme, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero stati anche i luoghi scelti per gli incontri in auto. Le attività non si sarebbero concentrate soltanto nelle zone periferiche, ma avrebbero interessato anche il centro della città e aree frequentate da famiglie e bambini.

Gli incontri sarebbero avvenuti «nei vicoli del mercato di Piazzale Nettuno, nei parcheggi affollati di stadio e ospedale e, persino, a ridosso dei parchi giochi».

Una condotta che, secondo gli inquirenti, avrebbe esposto anche i più piccoli a scene esplicite, con conseguenze sul decoro urbano e sull’ordine pubblico.

Una struttura gerarchica e una «cassa comune»

Secondo il quadro accusatorio, il gruppo avrebbe agito sulla base di forti vincoli familiari e gerarchici, con una precisa distribuzione dei compiti. Agli indagati ritenuti ai vertici sarebbe spettata l’organizzazione logistica ed economica dell’attività.

Le donne avrebbero gestito autonomamente il procacciamento dei clienti, mentre gli uomini si sarebbero occupati del loro accompagnamento nei luoghi degli incontri e della successiva vigilanza.

Il presunto sodalizio avrebbe quindi tratto il proprio sostentamento dai proventi della prostituzione, attraverso una vera e propria «cassa comune» nella quale sarebbero confluiti i guadagni delle donne.

Profitti fino a quasi 90 mila euro

Gli accertamenti economico-finanziari, condotti dai militari della Tenenza in collaborazione con il Nucleo di Polizia Economico Finanziaria della Guardia di Finanza, avrebbero evidenziato una forte sproporzione tra il tenore di vita degli indagati e i redditi dichiarati, in alcuni casi pari a zero.

L’analisi dei conti correnti, incrociata con la proiezione degli incassi quotidiani, avrebbe consentito di stimare profitti illeciti per svariate decine di migliaia di euro per ciascun nucleo familiare, con punte di quasi 90mila euro per un singolo presunto sfruttatore.

Parte del denaro contante sarebbe stata trasferita all’estero attraverso circuiti di rimessa non bancari, con l'obiettivo di eluderne la tracciabilità.

Clienti da tutto il territorio

Il giro avrebbe potuto contare su una platea di clienti ampia e trasversale, proveniente da diversi ceti sociali e professionali. Un fenomeno che, secondo gli investigatori, avrebbe alimentato un vero e proprio pendolarismo verso Crotone.

Gli avventori non sarebbero arrivati soltanto dalla città, ma anche da altri comuni del Crotonese e dalle province di Catanzaro e Cosenza.

Sempre secondo le risultanze investigative, il gruppo avrebbe inoltre progettato di estendere il proprio modello di sfruttamento ad altre zone della Calabria, sfruttando i profitti già accumulati.

Ai domiciliari i gestori dell'hotel

Nell’ambito dell’inchiesta sono finiti ai domiciliari anche i gestori della struttura ricettiva di Crotone contestualmente sequestrata.

Secondo gli investigatori, avrebbero tollerato e agevolato abitualmente i rapporti sessuali a pagamento nelle camere, omettendo le registrazioni previste per gli ospiti e ricavandone un vantaggio economico.

Donne manipolate e figli usati come copertura

La ricostruzione investigativa descrive inoltre una situazione di particolare vulnerabilità per le donne coinvolte. Apparentemente consenzienti e sottoposte allo stigma sociale, sarebbero state invece vittime di una manipolazione psicologica da parte dei mariti e dei compagni, che avrebbero favorito e sfruttato la loro prostituzione.

Secondo la nota dei carabinieri, il meccanismo sarebbe arrivato a coinvolgere anche i figli in tenera età, portati in auto durante gli accompagnamenti come copertura per eludere i controlli delle forze dell’ordine.

A carico di quello che viene indicato come il presunto vertice del sodalizio, il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto sussistenti anche gravi indizi di colpevolezza per violenza sessuale aggravata.

L’uomo, secondo l’accusa, avrebbe abusato anni addietro di una familiare all’epoca minorenne, costringendola a subire ripetuti abusi e tentando anche di avviarla al meretricio.

L’operazione, sottolineano i carabinieri, rappresenta un ulteriore tassello dell’attività di contrasto al fenomeno e si inserisce nella collaborazione con la Procura di Crotone, con l’obiettivo di tutelare le persone più vulnerabili e restituire legalità, sicurezza e decoro alla comunità.

L’esecuzione delle misure costituisce una fase del procedimento penale, attualmente alle indagini preliminari. Le responsabilità degli indagati dovranno essere accertate nelle successive sedi giudiziarie, nel rispetto del principio di presunzione di innocenza.