Il governatore prova a girare la frittata cacciandolo dalla maggioranza, ma è il capogruppo regionale del suo partito che ha deciso di andarsene e la scelta apre una serie di conseguenze sia a livello regionale sia a livello nazionale
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Un po’ come il marito abbandonato che dice agli amici «tanto non l’amavo». Roberto Occhiuto prova a capovolgere la prospettiva politica mettendo fuori dalla maggioranza Domenico Giannetta, reo di essersi candidato con Futuro Nazionale alle suppletive di Reggio Calabria. In realtà è Giannetta che è andato via dalla maggioranza e lo ha fatto dalla postazione di capogruppo del principale partito di maggioranza, il partito del presidente, il partito di cui il presidente è vicesegretario nazionale e da settimane va dicendo mai con Vannacci, il partito di cui il deputato da surrogare è Francesco Cannizzaro che è anche coordinatore regionale di Forza Italia.
È chiaro che ci sono ragioni di opportunità personale dietro la scelta di Giannetta, ma il suo è un vero e proprio schiaffo in faccia al gruppo dirigente forzista. Un gesto dal grandissimo valore politico almeno per due motivi. Il primo perché rompe per la prima volta quell’unitarietà che plasmava il centrodestra. In questi cinque anni Occhiuto ha mostrato un gruppo coeso, granitico, dove quasi mai si è alzata una voce fuori dal coro. Basti pensare ai continui rinvii nell’allargamento della giunta a favore di Forza Italia e Lega. C’è stato qualche piccolo ditino alzato, ma nessuno ha sbattuto i pugni sul tavolo.
Una compattezza su cui ha fatto sempre leva non solo in Calabria, ma anche a livello nazionale dove ha portato risultati in doppia cifra e che adesso conosce la prima emorragia.
Questo ci porta al secondo effetto politico ovvero che la scelta del medico forzista rende apertissima la partita delle suppletive a Reggio Calabria. Anche i media nazionali guardano con interesse alla contesa, da tutti definita come un antipasto delle future Politiche che verranno. Vannacci ha deciso di giocarsela alla grande, con un candidato che certamente è molto più radicato sul territorio del tesoriere di Forza Italia, avvocato milanese sconosciuto ai più e con una storia politica dallo spessore certamente diverso rispetto a quello dell’ottimo medico Frank Benedetto che è il classico esponente della società civile prestato alla politica.
Giannetta può godere di un consenso che è sempre stato molto alto, vicino alle diecimila preferenze. E’ in consiglio regionale da diversi anni ed è stato anche parlamentare nel breve periodo in cui ha sostituito Jole Santelli. Insomma uno che ha dalla sua una grossa esperienza politica.
I rumors dicono che da tempo scalpitava per contare di più, insisteva da settimane per essere lui il candidato forzista a Reggio. Cannizzaro ha invece candidato l’avvocato milanese Fabio Roscioli, non si sa se per imposizione della famiglia Berlusconi o per suoi calcoli personali o per entrambe le cose, e Giannetta ha deciso di ballare da solo. Con quali garanzie o accordi da parte di Vannacci non è dato saperlo. C’è chi parla di un posto come capolista al Senato. SI vedrà.
Il fronte compatto Occhiuto-Cannizzaro che riusciva a gestire tutto il partito si è rotto. Per questo il fatto che ora Occhiuto comunichi di buttar fuori dalla maggioranza Giannetta è un po’ un controsenso. Lo ribadiamo: è Giannetta che è andato via e sbattendo la porta ha fatto molto rumore.
Un rumore che può avere conseguenze pesanti a livello locale, magari accelerando la controversia di Lamezia e Crotone dove sono nati gruppi consiliari di Vannacci, che può comportare il rischio di emulazione da parte di altri del centrodestra calabrese e che apre un fronte anche a livello nazionale con le suppletive rese improvvisamente contendibili.




