Frutta, verdura, latte, acqua e lievito iniziano a scarseggiare. Confapi lancia l’allarme sulle filiere agroalimentari, mentre i presìdi degli autotrasportatori proseguiranno almeno fino al confronto del 27 ottobre
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Sesto giorno. I trasportatori calabresi non mollano la presa. In Sicilia, dopo l’annuncio dello sblocco di 480 milioni di euro, il Governo avrebbe raggiunto un’intesa con alcune sigle dell’autotrasporto. Ma chi ieri festeggiava la fine del blocco si scontra oggi con le immagini trasmesse su TikTok dai presìdi di Catania e Messina, che raccontano una mobilitazione tutt’altro che rientrata. «Siamo ancora qui, bugiardi, vogliono oscurarci!», tuonano sui social i camionisti siciliani ancora sul piede di guerra.
In Calabria la protesta continuerà fino al confronto fissato per il 27 ottobre. Ancora una settimana. E sono blocchi di lacrime e sangue che fanno notizia a ritmo alternato, quando le vetrine infrante a Milano lo permettono.
Scaffali vuoti e nel fast food è finito anche il latte
Nei supermercati grandi e piccoli adesso si vedono chiaramente le conseguenze di quello che sta accadendo. I reparti di frutta e verdura sono vuoti, così come molti banchi frigo. In una grossa catena di fast food è finito persino il latte per preparare i suoi milkshake. Le ultime insalate in busta sono marcite e sugli scaffali resistono sporadici frutti esotici, più duri a maturare, castagne e i primi mandarini, più verdi dell’invidia.
Acqua agli sgoccioli
Anche i fornai minacciano di lasciare gli scaffali del pane vuoti, ma quello che preoccupa di più è l’acqua. Alcuni punti vendita sono a secco.
Le ultime casse rimaste sono di acque minerali di fascia alta o di quelle con specifiche proprietà digestive e intestinali. Ma anche queste sono agli sgoccioli. Di lievito non ce n’è quasi più e anche la farina comincia a subire l’assalto di chi continua a riempire i carrelli per paura di ritrovarsi con la dispensa vuota.
I fruttivendoli contano sulla filiera cortissima, quella legata ai contadini delle zone circostanti, per rifornirsi di verdure, frutta, uova e formaggi a chilometro zero, come una volta. «Almeno non si butta niente», commenta un signore davanti ai bancali vuoti di un supermercato.
Una protesta condivisa. «Si soffre insieme»
La protesta dei trasportatori, montata dal Sud e sopravvissuta ai tentativi di repressione mediatica su scala nazionale, è condivisa da tutti, anche da quelli che stanno subendo le ripercussioni del blocco. «Fanno bene» commenta una signora alla cassa di un market. «Ci hanno ridotto alla fame, e adesso non ce la facciamo più». Così le ragioni di alcuni si mescolano alle ragioni di tutti. «Soffriamo insieme». E ancora una volta è la parola “crisi” a unire. Mentre nei Palazzi si varano decreti anti-maranza, al Sud dalle barricate non si scende.
L’allarme di Confapi: «Celle frigo piene di merce»
Confapi ha chiesto alla Regione Calabria un tavolo urgente: «Ogni giorno di ritardo può significare merce perduta, contratti non rispettati e posti di lavoro a rischio».
Si parla di consegne ferme, magazzini saturi e prodotti deperibili sempre più a rischio.
«Abbiamo le celle frigorifere piene di merce pronta per essere consegnata, ma non riusciamo a caricarla perché i trasportatori non effettuano i ritiri. Parliamo di prodotti deperibili, che non possono aspettare», racconta un imprenditore calabrese del settore caseario.
Una situazione che non riguarda soltanto latte e formaggi, ma potenzialmente l’intera filiera del fresco: frutta, verdura, carne, pesce e tutti quei prodotti alimentari che devono raggiungere rapidamente mercati e punti vendita.
«Siamo di fronte a una situazione che rischia di mettere in ginocchio intere filiere produttive», afferma Francesco Napoli, presidente di Confapi Calabria e vicepresidente nazionale dell’associazione. «Occorre inoltre valutare interventi straordinari a sostegno delle imprese che dovessero subire perdite documentate».


