L’odore dei popcorn appena fatti, la leggera salita che introduce alla sala più grande, dove sono passate almeno cinque generazioni, e la tenda, blu, enorme, che divide in due la dimensione reale dalla dimensione dell’esperienza cinematografica, quella che per un paio di ore o tre, ti fa sentire su un altro pianeta. Al Cinema Loren di Praia a Mare il tempo sembra essersi fermato e ogni volta sembra di fare un tuffo nel passato, a quando la vita era più spensierata e le gesta degli eroi del grande schermo bastavano a regalare vagonate di gioia e felicità.

Invece, dal primo giorno sono passati 50 anni e di cose ne sono cambiate tante, dentro e fuori queste mura. E su come si tagli il traguardo del mezzo secolo, attraversando cambiamenti, sfide, crisi e pandemie in un piccolo paese di provincia, abbiamo interrogato Simone e Biagio Lo Tufo, due fratelli che portano avanti con entusiasmo l’attività di famiglia, nonostante gli ostacoli, le difficoltà e i dolori che hanno segnato le loro vite. L’ultimo: la perdita del loro fratello più grande, Mattia, che continua a vivere in ogni angolo del suo cinema.

Le origini

Per raccontare la storia del Cinema Loren di Praia a Mare fino ai giorni nostri dobbiamo riavvolgere il nastro e, proprio come accade nei film, dobbiamo partire dal principio.

Tutto ha avuto inizio nell'autunno del 1976, quando Biagio Lo Tufo, per tutti Biagino, storico edicolante del posto, trasforma una provocazione in un'intuizione destinata a lasciare il segno. Quando andava a Cosenza per rifornirsi di libri, racconta il nipote Simone, gli capitava di essere “preso in giro” da chi viveva in città. «Che fate a Praia la sera? Non avete niente da fare, non c'è nemmeno il cinema». Parole che, anziché scoraggiarlo, gli accendono una lampadina.

Dietro casa c'è un terreno grande, dove all'epoca venivano tenuti gli animali. È da lì che prende forma l'idea di portare il cinema in paese. Una scommessa che ben presto diventa realtà.

Cinquant'anni, nonostante le crisi

Dopo Biagino, la gestione passa al figlio Giovanni e alla moglie Adriana. Il cinema cresce insieme alla famiglia e attraversa trasformazioni profonde, seguendo i cambiamenti di un settore che più volte sembra destinato a soccombere.

Negli anni Ottanta arrivano i videoregistratori e le videocassette, che cambiano il modo di guardare i film. Poi le crisi economiche la rivoluzione digitale e l'abbandono della pellicola. Eppure il Cinema Loren resiste. «Praticamente tutte le generazioni le abbiamo passate tutte», racconta Simone Lotufo, ripercorrendo le difficoltà affrontate nel corso dei decenni.

«La condivisione, l'esperienza che ti può dare una sala cinematografica, una sala al buio con altre persone, non si può sostituire in nessuna maniera», sottolinea.

L'eredità di Giovanni e il passaggio ai figli

Ma è nel 2009 che arriva l’ostacolo più grande: Giovanni muore giovanissimo dopo una lunga malattia, lasciando la moglie Adriana e i tre figli nell’angoscia. Tutti, però, si rimboccano le maniche e mandano avanti l’attività con dedizione e serietà, sul suo esempio.

Mattia, il maggiore dei tre fratelli, comincia ad assumersi responsabilità sempre più importanti nella gestione dell'attività, mentre Simone e Biagio, dopo le rispettive esperienze di studio, scelgono di tornare e restare a Praia a Mare.

Il lavoro cambia ancora. La tecnologia trasforma radicalmente la proiezione e l'organizzazione del cinema, imponendo nuove competenze e la capacità di guardare sempre avanti. Mattia diventa il punto di riferimento per i fratelli, quello a cui rivolgersi davanti a una decisione da prendere o a un problema da risolvere. Poi, nel 2020, arriva un nuovo ostacolo che sembra insormontabile. «Il Covid è stata una bella mazzata», ci dice Simone, ma anche in quella occasione il Cinema Loren, grazie ai suoi affezionati clienti, trova la forza di andare avanti.E, anzi, raddoppia, diventando multisala.

La malattia

Ma poi arriva un altro dolore. È il 2023 e a Mattia, all’epoca 37enne, diventato padre da poco, viene diagnosticata una grave malattia. Il ragazzo è costretto ad allontanarsi fisicamente dal lavoro per sottoporsi alle cure, ma non smette mai di essere presente. Anche dal letto d’ospedale continua a seguire l'attività, a consigliare i suoi fratelli, a condividere le responsabilità. Convinto che un giorno sarebbe tornato al suo posto.

«Qualsiasi decisione da prendere passava da lui. Qualsiasi dubbio lui te lo toglieva», ricorda Simone. Sei mesi fa, però, Mattia se ne va. Aveva soltanto 40 anni. Il Cinema Loren perde il suo cuore pulsante; sua moglie, la loro bambina, la sua mamma e i suoi cari perdono un punto di riferimento; la città di Praia perde uno dei suoi figli migliori, un ragazzo buono, gentile, educato, perbene. È una tragedia che travolge la sua famiglia e quanti lo hanno amato con l’impeto di uno tzunami.

«Mio fratello è tutti i giorni con me»

Per Biagio Lotufo, il più giovane dei tre, parlare del fratello significa fare i conti con una ferita ancora aperta e le parole arrivano con fatica. La presenza di Mattia continua a riemergere nei gesti quotidiani, nelle abitudini e nei ricordi condivisi.

«Mio fratello è tutti i giorni con me. È una cosa così recente che è anche difficile parlarne», racconta. Il cinema era uno degli argomenti più frequenti delle loro conversazioni: il lavoro, i progetti, le decisioni, il futuro di quell'attività che per entrambi non è mai stata soltanto un mestiere.

La differenza d'età aveva reso Mattia qualcosa di più di un fratello maggiore, soprattutto dopo la morte del padre. «Per me è stata quasi una figura paterna», confida.

«Ne parliamo quotidianamente – gli fa eco Simone -, lo ricordiamo sempre tra noi, anche con un pizzico di ironia. Purtroppo sono cose della vita che bisogna imparare ad accettare. A volte la vita ti prende davvero a pugni, ma bisogna trovare la forza di andare avanti».

Una responsabilità quotidiana

I tre fratelli avevano sempre pensato al traguardo dei 50 anni di attività come una data da festeggiare in grande. Oggi, però, la voglia di festeggiare non c’è più e i ricordi delle ore, i giorni, i mesi, gli anni passati insieme fanno ancora troppo rumore.

L’attività, per cause di forza maggiore, ha ripreso quasi quasi subito, mentre il lutto è ancora in fase di elaborazione, mentre Mattia continua a vegliare sui suoi cari da lassù e dall’interno di un quadretto in cui è ritratto, gioioso e spensierato, quando ancora la malattia non aveva bussato alla sua porta.

È forse qui che il cinquantesimo anniversario assume un significato ancora più profondo. Perché portare avanti il Cinema Loren significa anche raccogliere quell'eredità, mantenere vivo il legame con chi non c'è più e trasformare il ricordo in una responsabilità quotidiana.

Ancora tante storie da raccontare

Simone e Biagio non nascondono le difficoltà di un settore che continua a cambiare. Ma non hanno perso la fiducia. Anzi, è proprio la passione a spingerli a guardare avanti, convinti che il cinema abbia ancora molte storie da raccontare e nuove strade da percorrere.

«Io credo che il futuro sia roseo», afferma Biagio. «Ci saranno sempre novità, ci sarà sempre un orizzonte nuovo da guardare». E aggiunge: «Noi facciamo questo lavoro con passione, con amore e siamo prima di tutto appassionati di cinema. Quando una passione si lega al lavoro, questo dà una forza in più».

L'obiettivo è continuare a innovare senza dimenticare le proprie radici. «Vogliamo portare avanti tutto mantenendo le conoscenze del passato, ma proiettati nel futuro», spiega Simone. Perché restare al passo con i tempi è indispensabile, ma altrettanto importante è non perdere di vista ciò che rende speciale una sala cinematografica: la possibilità di emozionarsi insieme agli altri.

Un’eredità importante

E c'è una motivazione che rende tutto ancora più prezioso. Mattia ha lasciato la piccola Adriana, sua figlia, mentre Simone è a sua volta padre. È pensando anche ai bambini che i fratelli trovano la forza di continuare, di custodire ciò che hanno ricevuto e di consegnarlo a chi verrà dopo di loro. «Non c'è motivazione migliore», dice Simone.

Perché alcune eredità non si misurano soltanto negli anni trascorsi, ma nella capacità di continuare a costruire, anche quando la vita presenta il conto più doloroso. E mentre il Cinema Loren festeggia il suo mezzo secolo, Mattia resta parte di questa storia: nei ricordi dei fratelli, nelle decisioni di ogni giorno e in quel futuro che Simone e Biagio vogliono continuare a immaginare, una proiezione alla volta.