'Ndrangheta e politica, così nel Vibonese il clan Anello raccoglieva i voti alle elezioni

Al centro dell'inchiesta Imponimento la cosca di Filadelfia, che in diverse occasioni avrebbe sostenuto diversi candidati: da Mangialavori al Senato a De Nisi alla Provincia 

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di Giuseppe Baglivo
27 giugno 2021
08:31

Sono in totale 162 i capi d’imputazione contestati dalla Dda di Catanzaro. Un’attività di indagine eseguita sul “campo” dalla Guardia di Finanza che ha ripreso, attualizzandole, vecchie inchieste rimaste a “dormire” per anni nei cassetti (tanto che alcuni reati sono ormai prescritti) e che hanno invece portato alla luce reati persistenti sino all’attualità.

Fra i reati contestati vi è di tutto: associazione mafiosa, corruzione elettorale, corruzione aggravata dalle finalità mafiose, concorso esterno in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, estorsione, danneggiamento, usura, detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, coltivazione di sostanze stupefacenti, associazione a delinquere finalizzata al narcotraffico, turbata libertà degli incanti, alterazione delle aste pubbliche, falso, truffa, detenzione illegale di armi.

Se nel capo d’imputazione mosso all’ex consigliere comunale di Vibo, Francescantonio Tedesco, all’ex assessore del Comune di Polia Giovanni Anello ed all’imprenditore di Maierato Daniele Prestanicola viene mossa anche l’accusa di aver contribuito a formare la strategia del sodalizio in ambito politico, promuovendo il sostegno della cosca Anello «alle elezioni politiche nazionali del 2018 per Mangialavori Giuseppe», poi eletto al Senato della Repubblica e da poco nominato coordinatore regionale di Forza Italia, molti Comuni sono stati individuati parti offese in relazione al capo associativo contestato agli indagati ma non solo.


Il clan Anello e i voti per De Nisi 

Dalle dichiarazioni dei collaboratori dell’inchiesta Imponimento, gli inquirenti – guidati dal procuratore Nicola Gratteri – ricavano la circostanza che la cosca Anello-Fruci aveva «procacciato consenso elettorale al candidato Francesco De Nisi (elezioni comunali e provinciali), anche attraverso l’appoggio a candidati diversi (Carchedi Marcello e Fraone Domenico, quest’ultimo ammesso al rito abbreviato) che nelle varie competizioni elettorali erano di volta in volta collegati con De Nisi», ovvero con l’ex consigliere provinciale e poi presidente della Provincia di Vibo Valentia. Francesco De Nisi non è indagato (ex Margherita, ex Pd e da ultimo candidato alle regionali del gennaio dello scorso anno con Casa delle libertà) ma nelcapo di imputazione mosso a Giovanni Angotti (associazione mafiosa) si spiega che lo stesso dal 2008 al 2010 (prima di collaborare con la giustizia) si occupava, per conto dell’organizzazione (clan Anello) «delle richieste estorsive e del sostegno elettorale ai candidati vicini o alla consorteria, come in occasione dell’appoggio fornito a De Nisi Francesco alle elezioni provinciali del 2004 e del 2008».

Le preferenze per il Consiglio comunale di Filadelfia

«In occasione delle comunali ci fu indicata – prosegue Angotti – anche la preferenza del consigliere Carchedi Vincenzo. Lo stesso discorso fu fatto in occasione delle elezioni provinciali in cui il De Nisi era candidato consigliere in appoggio al candidato presidente Bruni ed infine nel 2008 quando il De Nisi si candidò direttamente alla presidenza della Provincia di Vibo». Anche Vincenzo Carchedi  chiamato in causa dal collaboratore Angotti – al pari di De Nisi, non è indagato. 

Il clan Anello e l’ex consigliere provinciale Fraone

Fra gli imputati ammessi al processo con rito abbreviato c’è anche l’ex consigliere provinciale Domenico Fraone, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa (clan Anello di Filadelfia) e intestazione fittizia di beni con l’aggravante mafiosa. Si sarebbe reso disponibile alla realizzazione di condotte illecite in relazione a specifici affari, concorrendo in trasferimenti fraudolenti di beni ovvero commettendo reati tributari con la complicità di appartenenti al sodalizio Anello ottenendo, oltre alla “protezione” mafiosa, una serie di ulteriori vantaggi ingiusti, quali la possibilità di rivolgersi al clan e di avvalersi del metodo mafioso. Avrebbe poi ottenuto appoggio elettorale in occasione delle competizioni che lo vedevano candidato, in particolare, elezioni per il Consiglio provinciale di Vibo Valentia del 2008.

Il sostegno elettorale del clan

Gli inquirenti sostengono che in occasione delle elezioni per il «rinnovo del Consiglio provinciale di Vibo Valentia che si sono tenute il 13 aprile 2008 – all’esito della quale veniva eletto Presidente della Provincia di Vibo Valentia Francesco De Nisi – Fraone Domenico era stato candidato con la lista “Centro è Libertà”, in appoggio al candidato presidente De Nisi Francesco. All’esito dei risultati elettorali, Domenico Fraone veniva eletto alla carica di consigliere provinciale, avendo ottenuto nel collegio di Filadelfia 684 voti». Con riferimento alle elezioni provinciali del 2008, il collaboratore di giustizia Giovanni Angotti nell’interrogatorio reso il 3 gennaio 2011 riferiva che il clan degli Anello di Filadelfia aveva appoggiato Domenico Fraone ovvero che «questi aveva pagato gli Anello affinché raccogliessero voti per lui».

Le indagini su Fraone e la visita al boss ai domiciliari

Nel corso delle indagini, visti i «rapporti emergenti con il capocosca di Filadelfia Rocco Anello», Domenico Fraone è stato attenzionato direttamente mediante intercettazioni. È così emersa anche «una visita di Domenico Fraone al boss Rocco Anello mentre quest’ultimo – il 14 novembre 2015 – si trovava agli arresti domiciliari».A prelevare Domenico Fraone in auto sarebbe stato Francescantonio Anello, figlio di Rocco Anello.

Giornalista
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