'Ndrangheta, omicidio boss Marando: la Cassazione conferma una condanna e quattro assoluzioni

Era considerato uno dei massimi trafficanti internazionali di stupefacente, nonché elemento di vertice della omonima ‘ndrina operante nella Locride. Il suo corpo non è mai stato ritrovato

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di Redazione
2 luglio 2021
20:15

La Corte di Cassazione ha confermato quattro assoluzioni e una condanna per l’omicidio del boss Pasquale Marando. Nel dettaglio i giudici supremi hanno assolto Natale Trimboli, Rocco Trimboli (difeso dall’avvocato Francesco Lojacono), Rosario Barbaro (assistito dai penalisti Armando Veneto e Luca Maio) e Domenico Trimboli (difeso dall’avvocato Lorenzo Gatto) rigettando il ricorso della Procura Generale e confermando la condanna definitiva nei confronti di Saverio Trimboli a 20 anni di reclusione.

Il cadavere di Pasquale Marando, all’epoca latitante dopo una lunga carcerazione, e di cui si erano perse le tracce dall’anno 2002, non è stato mai ritrovato. Il boss era considerato uno dei massimi trafficanti internazionali di stupefacente, nonché elemento di vertice della omonima ‘ndrina operante tra il centro aspromontano di Platì ed il Piemonte.


Secondo gli inquirenti, e sulla scorta del dichiarato di diversi collaboratori di giustizia (tra cui Rocco Varacalli, Agresta Domenico e Marando Rocco), il suo omicidio era stato commesso nel gennaio del 2002 dai componenti della famiglia Trimboli, suoi cognati ed ex alleati, con l’avallo di Rosario Barbaro, ritenuto a capo della locale cosca di ‘ndrangheta, il quale voleva così ridimensionare i Marando che insidiavano la sua leadership sul territorio.

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