Si tentò un accordo fra Stato e ‘ndrangheta dopo la strage di Duisburg?

È quanto emerge dagli atti di “Gotha”, il maxi processo all’élite della ‘ndrangheta. Secondo l’avvocato Marra, vi sarebbe stato un summit a Polsi, con esponenti delle cosche, in cui si parlò della cattura di Giovanni Strangio. Ma poi saltò tutto.

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di Consolato Minniti
14 gennaio 2017
09:45

Si tentò di trovare un accordo fra Stato e ‘ndrangheta per porre fine alle ostilità che dilaniavano San Luca all’indomani della strage di Duisburg? È questo il dubbio che s’insinua leggendo le carte agli atti del procedimento “Gotha”, il maxi processo all’élite della ‘ndrangheta che si celebrerà a Reggio Calabria e che riunisce tutte le più importanti indagini dell’ultimo anno (fra cui “MammaSantissima”, “Fata Morgana”, “Sistema Reggio”, “Alchemia”).

 


Gli atti, infatti, riportano intercettazioni ed interrogatori in cui diversi protagonisti parlano di un accordo saltato all’ultimo momento e che avrebbe dovuto portare, per un verso, ad una maggiore tranquillità del piccolo centro aspromontano, e dall’altro alla cattura niente meno che dell’allora latitante Giovanni Strangio.

Emergono con vigore due persone indagate in “Gotha”: l’avvocato Antonio Marra e il sacerdote don Pino Strangio. Il primo è persona molto vicina all’avvocato Paolo Romeo, ritenuto dagli inquirenti al vertice della cupola massonico-mafia di Reggio Calabria. Il secondo viene visto dalla Dda come mediatore fra cosche e Stato. E si comprende ora su quali basi sia stata formulata l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa al responsabile del Santuario di Polsi. Perché fu lì – a detta degli stessi indagati – che avvenne l’incontro in cui si trovò un accordo.

 

Le preoccupazioni dopo la strage. Tutto parte dai mesi successivi alla strage di Duisburg, avvenuta il giorno di Ferragosto del 2007, in cui morirono sei persone e tutto il mondo si accorse della potenza di fuoco della ‘ndrangheta e soprattutto di quella sfacciataggine che permetteva a un commando di fare una carneficina in territorio tedesco.

 

Era uno il latitante più temuto: Giovanni Strangio, poi arrestato in Olanda nel 2009. Ma agli atti di “Gotha” ci sono intercettazioni che chiamano in causa l’avvocato Marra e don Pino Strangio ed i rapporti che costoro ebbero con pezzi dello Stato.

 

In un contesto così complesso, s’inserisce la figura del maresciallo Anastasio Fichera, prima appartenente al Ros dei carabinieri e poi in servizio alla scuola allievi carabinieri di Reggio Calabria.

 

Siamo nel febbraio 2008 e Marra, dopo aver parlato con don Pino Strangio, passa Fichera al sacerdote. Ed è durante questa telefonata che don Strangio indica a Fichera i nomi dei “sanlucoti” con i quali erano stati intrapresi determinati accordi per suo tramite. Spuntano i profili di Antonio Romeo, inteso “Centocapelli”, Antonio Romeo inteso “Il Gordo”, Fortunato Giorgi, inteso anch’egli “Centocapelli”, inserito nella consorteria dei Romeo “Stacchi”, legati ai Pelle “Gambazza”.

 

L’indagine “Meta” e i problemi per il maresciallo. Sia Fichera che un altro carabiniere, Pati, vengono indagati. E quando Fichera si presenta all’interrogatorio, gli viene contestata una presunta fuga di notizie, da parte dei carabinieri di Catona, per l’indagine da cui scaturisce l’ormai famosa operazione “Meta”, sul conto di Domenico Barbieri, poi condannato a cinque anni e 10 mesi in Appello. L’interrogatorio s’incentra sui rapporti fra Fichera e Marra ed è in quel momento che il maresciallo svela la tecnica utilizzata per la cattura dei latitanti: «In più occasioni, si…quindi io durante questa mia attività voglio dire, a parte quello poi….arriva dal Ros, è stato preso….e non c’entra lui, però…è stato preso Pasquale Tegano grazie a me, cioè su una notizia secca mia». Insomma, Marra nella cattura di Tegano non c’entra, ma sono notizie acquisite dallo stesso Fichera.

 

Telefonate, servizi segreti e interrogatori. È un altro soggetto vicino all’avvocato Marra, che permette agli inquirenti di comprendere cosa sarebbe accaduto. Si tratta del maresciallo dei carabinieri Francesco Dell’Aglio, appartenente all’Aise. Con lui Marra ha rapporti dal 2008 ed è proprio con Dell’Aglio che Marra si sfoga quando scopre che sono saltati gli accordi di San Luca. Marra, infatti, teme per la propria incolumità. La discussione vira presto sul maresciallo Fichera che, secondo Marra, è uno che combina guai. Questi, infatti, era stato spostato dall’ufficio e sollevato dall’incarico. Ma è proprio Fichera l’uomo che, sentendo Marra, è andato a Polsi e ha preso degli impegni. Poi non rispettati.

 

Fichera, ascoltato dal pm Galletta, delinea così la figura dell’avvocato vicino a Paolo Romeo: «Poi…aveva diciamo delle conoscenze, e quindi era una persona che io da allora iniziai a fre…a frequentare nelle occasioni…quando c’erano emergenze cioè quando io ho necessità, avevo necessità e ho avuto necessità di acquisire notizie, di identificare una persona, di avere una spiegazione sulle dinamiche criminali della città o su fatti specifiche e… diciamo, mi rivolgevo a lui che, anche se non sapeva materialmente quello che…sapeva con chi mettermi in contatto, con chi….diciamo, come arrivare al risultato investigativo che mi ero prefisso. Quindi diciamo questi rapporti sono continuati….ma non…».

Nomi pesanti tirati in ballo. Solo millanterie? Ma sono le conversazioni successive di Marra con Dell’Aglio a far emergere anche dei nomi di magistrati. Si tratta probabilmente di millanterie, considerato che alcuni nomi sono al di sopra di ogni sospetto. Ma quelle carte sono comunque finite negli atti di “Gotha”. Dunque, sono ritenute utili dai pubblici ministeri della Dda di Reggio Calabria.

 

Marra, conversando con Dell’Aglio, riferisce di essere preoccupato del trasferimento di Fichera, in quanto, sino a due giorni prima, lo stesso maresciallo si sarebbe recato a Polsi, con Marra, con il beneplacito del colonnello e del procuratore Nicola Gratteri ed ora invece si trova davanti al nulla. Marra riferisce a Dell’Aglio che si sarebbe tenuto un incontro con i procuratori Gratteri e Mollace, al quale partecipò don Pino Strangio alla presenza dello stesso Marra e di Fichera. Sempre Marra, spiega poi che, per questo discorso degli impegni presi con quelli della Jonica, si era mosso un marchingegno mostruoso, tanto che vi erano stati colloqui, oltre che con Gratteri, anche con il colonnello Formica e il procuratore Cisterna. Ecco uno stralcio dell’intercettazione telefonica, risalente al 7 maggio 2008.

 

MARRA: ma che ne so che cazzo...sta succedendo qualche cosa ma non riesco a inquadrare che cosa, perchè si è messo nei guai lui...//

DELL’AGLIO: eh...//

MARRA: e credo che abbia tirato in mezzo ai guai a parecchi di noi…//

DELL’AGLIO: ma chi…?…//

MARRA: Anastasio...//

DELL’AGLIO: Anastasio...?...si...?... ma come, sono casini grossi...?…//

MARRA: penso di si...sai...?

DELL’AGLIO: ...(inc. per accavallamento di voci)...

MARRA: ora lo hanno sollevato dal servizio, so che mi saltava facendo fare tutta una gran cosa con San Luca, e...avevamo iniziato a fare tutto un casino di ragionamento con alcuni... GIORGI, ROMEO Antonio, per poi arrivare a quello...a STRANGIO ...incomprensibile...quello della strage di Duisburg...//

DELL’AGLIO: eh...//

MARRA: minchia, all'improvviso dopo due giorni...dopo che dovevamo andare lì ...mi ha fatto andare , siamo andati a Polsi abbiamo preso impegni, bordelli, casini...//

DELL’AGLIO: eh...//

MARRA: so che lo hanno sollevato da tutti gli incarichi e deve stare al computer e non può fare un cazzo...e ora sono in un mare di guai perchè...per due cose, primo perchè là ora, ora non so che cazzo dirgli di tutte le cose che siamo andati a dirgli, e a fare...eee...sembra poi che li abbiamo presi per il culo…//

DELL’AGLIO: eh...//

MARRA: eh...e quindi potrebbero pure offendersi e tu sai come sono combinati questi, che hanno la testa proprio di minchia…//

DELL’AGLIO: certo…//

MARRA: e secondo, non ho capito che cazzo ha combinato lui, perchè all'improvviso una cosa di questi...cioè a dire e...mi preoccupo pure per tutto quello che abbiamo detto, fatto e così via…//

DELL’AGLIO: ma...e Totò...eee....parliamone, vediamo un attimo se ti posso dare una mano...ma... cioè nel senso...//

MARRA: perchè lui, fino a giorni prima...//

DELL’AGLIO: a livello istituzionale io non lo so loro che hanno combi...perchè poi io sono completamente scollegato da loro, quindi non so se...praticamente...//

MARRA: allora, ti dico questo, fino a giovedì scorso siamo andati a Polsi...//

DELL’AGLIO: eh...//

MARRA: ...con il consenso del Colonnello...//

DELL’AGLIO: eh...//

MARRA: ...e con il consenso del Giudice GRATTERI...//

DELL’AGLIO: eh...//

MARRA: ...eee...lunedì...oggi che è...?...mercoledì...?...

DELL’AGLIO: eh!...//

MARRA: ...giovedì...che cazzo è...?...mercoledì...lunedì mattina è scomparso...insisti, insisti, insisti...a chiamarlo...e mi dice, "ah poi ti spiego , eh... mi hanno sollevato dall'incarico , non posso più fare un cazzo..."…//

DELL’AGLIO: eh...//

MARRA: eh...//

DELL’AGLIO: Totò...non...non ho idea...che caz...cioè, io poi lo sai...stando fuori dall'organizzazione, non è che... conosco...//

MARRA: allora...siccome è una vita che mi rompe la...cioè...quando ho potuto una mano, specialmente al Ros gliel'ho data sempre...//

DELL’AGLIO: eh...//

MARRA: eh...ora mi...mi... mi inizio a preoccupare perchè, credo che abbiano lotte interne tra di loro, interne loro...//

DELL’AGLIO: eh...//

MARRA: eh...e tutto questo non vorrei che poi alla fine si ribaltasse pure su di me...

DELL’AGLIO: vabbè, su di te...che....Totò...hai l'autorizzazione pure del Magistrato ad andare a fare certe cose, che cazzo devono...//

MARRA: ma che cazzo ne so...Ciccio...che cazzo ha fatto lui, io non lo so...lui ha detto così, poi l'altro giorno siamo andati la in Procura...//

DELL’AGLIO: eh...//

MARRA: eravamo io, Don Pino...STRANGIO e lui, a parlare con GRATTERI...lui ci ha parlato, poi abbiamo parlato con MOLLACE...//

DELL’AGLIO: eh...//

MARRA: cioè a dire, tutto sembrava tranquillo, questo fatto una settimana fa...in una settimana è successa la fine del mondo…//

 

Fin qui le parole di Marra e del maresciallo Dell’Aglio. Resta, ovviamente, da capire fino a che punto le parole dell’avvocato corrispondano al vero, nella parte in cui riferisce di una sorta di “beneplacito” dei magistrati della Procura di Reggio Calabria, che lo avrebbero addirittura incontrato. Probabili millanterie per accreditare qualcosa che, viceversa, non avrebbe avuto il crisma della credibilità? Sarà lo sviluppo del processo a dirlo con assoluta certezza. E c’è da giurare che in aula ci sarà davvero tanto da ascoltare.

 

Consolato Minniti

Giornalista
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