Agli Schettino del coronavirus in Calabria: Tornate a bordo, cazzo!

In tanti si sottraggono alle responsabilità mentre ci sono migliaia di persone che fanno il proprio dovere rischiando il contagio e milioni di famiglie recluse in casa per rispettare le regole

di Enrico De Girolamo
23 marzo 2020
13:45

Quando il 13 gennaio del 2012 il comandante Francesco Schettino lasciò la Costa Concordia inclinata su un fianco dinanzi all’Isola del Giglio per darsela a gambe, l’Italia inorridì. La nave era ancora carica di membri dell’equipaggio e passeggeri, alcuni dei quali sarebbero sbarcati solo cadaveri. Trentadue in tutto. Le parole del capitano di fregata Gregorio De Falco, che dalla sala di comando della Capitaneria di porto di Livorno lo esortava a tornare indietro, sono incastonate nella nostra memoria collettiva: «Torni subito a bordo, cazzo!».

 

Sono passati otto anni da allora, ma purtroppo quelle parole sono tornate di drammatica attualità. Nell’Italia costretta oggi ad affrontare la più grave emergenza nazionale dai tempi della Seconda guerra mondiale, gli Schettino abbondano e oggi come allora cercano di defilarsi.

 

Il coronavirus è lo scoglio che ha aperto una falla enorme nel fianco del Paese e continuiamo a imbarcare acqua, con la gente che muore negli ospedali e l’economia che affonda sotto il peso di un lockdown inimmaginabile fino a qualche settimana fa. Non si sa quando e come ne usciremo, si sa solo che bisogna resistere. E fare il proprio dovere. Lasciare la propria postazione, anche solo ignorare le regole anti-contagio, equivale a disertare, voltare le spalle al nemico e scappare.

 

Dunque: Tornate a bordo, cazzo! Tornassero a bordo i dipendenti dell’Asp di Crotone che si sono messi in malattia appena è scattata l’emergenza sanitaria. In 300 hanno presentato un certificato medico, con l’apice raggiunto da un infermiere appena assunto che ha fatto un solo turno per poi mettersi in congedo per i prossimi giorni.

 

Tornassero a bordo del buonsenso e della legalità quegli ignobili soggetti che sono venuti in possesso di un elenco ad uso interno - con nome, cognome e data di nascita - delle persone risultate positive al tampone in una provincia calabrese e che ora stanno calpestando ogni precetto di dignità umana inoltrando quella lista su whatsapp ai propri contatti, innescando una spaventosa caccia all’untore.  

 

Tornassero a bordo i consiglieri regionali che dalle elezioni di gennaio non sono riusciti a tenere neppure la riunione di insediamento del nuovo Consiglio regionale, mentre si apprestano a incassare, il 25 marzo, il primo “stipendio” di 18mila euro, tra emolumenti e rimborso spese (Sic!).

 

Tornassero in quarantena, cazzo, tutti coloro che continuano a spostarsi lungo l’Italia, nonostante i divieti, a cominciare da chi ora è in fila agli imbarchi per la Sicilia, incurante di ordinanze regionali e decreti nazionali, mosso esclusivamente dalla volontà di assecondare le proprie esigenze. Che potranno anche essere nobili e comprensibili singolarmente, come tornare a casa propria mentre il Paese chiude, ma restano del tutto incompatibili con l’esigenza di arginare la diffusione del virus.

 

Tornassero a bordo i parlamentari, cazzo, che hanno abbandonato la nave, incuranti del pericolo che la democrazia può correre in frangenti emergenziali come quello attuale, lasciando che il potere esecutivo riempia ogni spazio decisionale.

 

Tornassero a bordo a fare il proprio dovere tuttii gli Schettino d'Italia, come lo stanno facendo migliaia di medici, agenti di polizia, militari, giornalisti, imprenditori, corrieri, operai. Come lo stanno facendo milioni di famiglie recluse in casa a curare e consolare i propri cari, senza cani da portare a pisciare né corsette da rubare nel parco.


degirolamo@lactv.it

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