Alan Kurdi, il piccolo morto nel naufragio del 2015 aveva uno zio calabrese

La famiglia siriana tentava di raggiungere il Canada attraverso l’Europa e il legame con la Calabria. La foto del corpo del piccolo sulla costa turca, fece il giro del mondo. Nella tragedia morirono anche il fratellino e la madre

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8 gennaio 2019
12:54
Il recupero del piccolo siriano
Il recupero del piccolo siriano

Alan Kurdi, il bambino siriano morto tre anni fa dopo un naufragio, aveva uno zio calabrese. Lo rende noto Franco Corbelli, promotore del Cimitero internazionale dei Migranti che sara' intitolato proprio al bambino siriano. I lavori del cimitero sono iniziati a Tarsia pochi giorni prima del Natale, il 22 dicembre scorso. Corbelli si batte, da oltre 5 anni, dalla tragedia di Lampedusa del 3 ottobre 2013, per realizzarlo.

Il naufragio 

«Lo zio che il piccolo Alan Kurdi e la sua famiglia volevano raggiungere, in Canada, è - afferma Corbelli - un calabrese. E' il marito della zia paterna, Tima Kurdi, del bambino siriano. Si è appresa oggi, tre anni dopo la tragedia, questa notizia. Coinvolge dunque anche la Calabria la drammatica storia di questo bambino, morto, insieme al fratellino Ghalip e alla giovane mamma Rehanna, in un tragico naufragio, la mattina del 2 settembre 2015, sulla costa turca di Bodrum (foto agenzia Dire). Lo zio del bambino - prosegue - è di un comune della provincia ionica reggina e vive a Vancouver, in Canada, insieme alla moglie. E' lì, in Canada, la famiglia del piccolo Alan volva arrivare salendo su quel maledetto barcone per raggiungere dalla Turchia l'isola greca più vicina, quella di Coo, distante solo 4 km. Il Canada aveva respinto la richiesta di asilo per questo il papà del piccolo Alan aveva tentato il viaggio su quel gommone rovesciatosi in mare subito dopo la partenza dalla costa della Turchia».

Il cimitero dei migranti intitolato ai due bimbi siriani 

Il papà - secondo quanto ricostruito - voleva raggiungere l'Europa sperando di ottenere poi il visto per il Canada, da dove la sorella e il marito continuavano ad attivarsi per ottenere questa autorizzazione per farli entrare: «Gli zii del piccolo Alan - continua Corbelli - avevano scongiurato il papà del bambino di non salire su un gommone. Li avevano anche aiutati economicamente mandandogli dal Canada del denaro. Il destino purtroppo è stato crudele. Non so se la famiglia di Alan pensasse, sbarcando in Grecia, di recarsi poi in Calabria, nel paese dello zio, dove potevano essere ospitati e da dove potevano poi meglio organizzare il possibile viaggio in Canada. Per questo - aggiunge - sono ancora più soddisfatto e contento che sia proprio la nostra regione a dedicare e intitolare al bambino siriano Alan e al suo fratellino Galip la monumentale opera di civiltà che, per dare dignità alle vittime dei tragici naufragi, grazie al presidente Mario Oliverio della Regione Calabria, che la finanzia, e al sindaco Roberto Ameruso, abbiamo da due settimane iniziato a realizzare in un posto molto bello e fortemente simbolico, su una collina, un'area di oltre 28 mila mq, immersa tra gli ulivi secolari, che resteranno, di fronte al Lago e al vecchio camposanto comunale e a breve distanza dall'ex Campo di Concentramento fascista piu' grande d'Italia, quello di Ferramonti, che fu luogo di prigionia ma anche e soprattutto di grande umanità dove, durante la guerra, nessuno degli oltre tremila internati subì mai alcuna violenza».  Intanto la zia del piccolo Alan ha ribadito a Corbelli che lei e suo fratello Abdullah faranno di tutto e contano di essere a Tarsia il giorno dell'inaugurazione della grande opera del Cimitero dei Migranti.  

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