Inchiesta All Inclusive, in Appello chiesta la conferma delle pene

Il processo, approdato alla Corte d'Appello, è scaturito dall'operazione messa a segno dalla Squadra mobile di Catanzaro che ha fatto emergere un sodalizio criminale dedito alla spaccio di sostanze stupefacenti, estorsioni e rapine

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di Luana  Costa
13 dicembre 2018
16:17

La conferma delle pene inflitte in primo grado è stata chiesta questa mattina dal procuratore generale della Corte d'Appello di Catanzaro, Raffaella Sforza, nell'ambito del processo "All inclusive" scaturito dall'operazione messa a segno dalla Squadra mobile di Catanzaro nel febbraio del 2015 e che portò 15 persone in carcere, 6 agli arresti domiciliari e una all’obbligo di dimora. L’inchiesta avrebbe fatto emergere un sodalizio criminale che si avvaleva della complicità di giovanissimi particolarmente violenti, dedito anche a rapine ed estorsioni, ma che si sarebbe occupato soprattutto di rifornire di stupefacenti una clientela d’élite del capoluogo calabrese.

 

In primo grado erano stati condannati l'ex appuntato dei carabinieri, Mario Russo, a sette anni e tre mesi di reclusione, Antonio Scozzafava a nove anni, Giovanni Russo a nove anni e cinque mesi, Liciu Gheorghe a un anno e nove mesi, Domenico Rubino a sei anni, Alessio Gennaro Spagnolo a sei anni, Antonio Gualtieri a sette anni e sei mesi, Massimo Purcaro a quattro anni e sei mesi, Giuseppe Barbuto a otto anni e sei mesi, Maurizio Colicchia a un anno e nove mesi, Santo Grande a un anno e nove mesi.

 

Il collegio difensivo è composto dagli avvocati Antonio Lomonaco, Francesco Catanzaro, Nicola Tavano, Nicola Cantafora, Antonio Rania, Fancesco Gigliotti, Giovanni Fioresta e Francesco Severino.

 

Luana Costa

 

 

 

Giornalista
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