Nuova tegola per Amedeo Matacena: lo abbandona anche Antonio “il contrabbandiere”

Ecco chi è Antonio Epifani, l’imprenditore amico dell’ex parlamentare latitante a Dubai. Un passato turbolento e la confessione in tv: facevo contrabbando di sigarette mentre in Italia si guarda alla sua rete di favoreggiatori

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di Consolato Minniti
8 aprile 2018
12:29
Antonio Epifani e Amedeo Matacena a Dubai
Antonio Epifani e Amedeo Matacena a Dubai

Arrivano nuovi grattacapi per il latitante Amedeo Matacena jr. Questa volta, però, non dall’Italia. O almeno non direttamente. A pochi giorni dalla pubblicazione dell’articolo di lacnews24.it, in cui si narrava la latitanza dorata dell’ex parlamentare di Forza Italia, condannato in via definitiva per concorso esterno in associazione mafiosa, per lui arriva il “benservito” da colui il quale gli ha offerto un lavoro, permettendogli quindi di «sbarcare il lunario» (per usare un’espressione cara a Matacena) nel luogo in cui ha scelto di trascorrere i suoi giorni, sottraendosi all’esecuzione della pena irrogata dalla giustizia.

L’imprenditore di origine italiana Antonio Epifani, infatti, nella giornata di ieri ha annunciato pubblicamente di aver interrotto la sua collaborazione con Matacena che, di fatto, è rimasto senza quel lavoro che lo aveva fatto vivere negli ultimi tempi a bordo di yacht e nei salotti buoni di Dubai. Un annuncio che Epifani ha affidato al suo profilo facebook. Ma perché tutta questa fretta d’interrompere il rapporto di collaborazione?


 

Le ragioni del "divorzio"

Forse l’imprenditore italiano, che tanto successo ha ottenuto negli Emirati, ha subodorato qualche possibile nefasta conseguenza dalla vicinanza con Matacena. Di certo non si può dire che non sapesse nulla dell’ex parlamentare, considerato che una semplice ricerca su un qualunque motore di ricerca fa venire fuori una quantità indescrivibile di articoli sul conto di Matacena. Né possiamo immaginare che a trarlo in inganno possa essere stato quel profilo linkedin un po’ “coperto”, che risponde al nome di Amadeo Moet e che in realtà cela proprio l’armatore reggino. Fra l’altro il rapporto di collaborazione, a giudicare da foto, post e tag su facebook andava a gonfie vele. Almeno all’esterno, dunque, nulla lasciava presagire una possibile interruzione così repentina di questo rapporto.

Ma è andando a consultare le fonti aperte che forse si trova qualche traccia interessante sul conto di Antonio Epifani e magari anche sulle ragioni che gli hanno suggerito di prendere le distanze da Matacena.

 

Le avventure olandesi di Antonio

In ordine di tempo, la prima traccia risale al 2008 e riporta addirittura ad un forum internazionale che fa riferimento all’associazione “Scam victims united” che raggruppa persone che hanno subito truffe o altro genere di danno e che si scambiano informazioni, segnalazioni oppure cercano assistenza per tentare di risolvere i loro problemi. È l’utente “Joined” a scrivere di Antonio Epifani, ma ovviamente queste informazioni vanno prese con tutte le cautele necessarie, anche in virtù del fatto che la polizia olandese – luogo dove sono avvenuti i fatti – ha chiuso il caso in quanto l’uomo non è più nei Paesi Bassi. Ebbene, in questo post si racconta di un viaggio fatto da Epifani in Olanda per selezionare ballerine da far arrivare poi a Dubai. Del resto, l’imprenditore è lì ormai dai primi anni 2000. Secondo “Joined”, Epifani aveva bisogno di 15 ballerine e 15 dj. Le sue referenze erano buone: aveva organizzato per due anni delle serate a Mykonos con successo. Allora in tanti si fidano di lui. «È piccolo, di bell’aspetto, parla tranquillamente, educato e addirittura carino», scrive “Joined”. Poi il racconto: in buona sostanza tutti dovevano pagare una caparra da 400 euro, in modo che l’organizzazione fosse sicura che le persone selezionate sarebbero rimaste lì per tutto il tempo e che si sarebbero presentate in aeroporto. «Molti hanno lasciato il lavoro, la casa o addirittura l’auto – scrive Joined – perché pensavano che stessero andando a Dubai per sei mesi. Tutto sembrava ok, poiché avevamo i contratti, copia del suo passaporto. Ma tutto ciò non valeva nulla. Hanno perso i soldi». Si racconta anche che Epifani abbia dato un assegno come garanzia per i soldi dei ballerini «ma non era coperto». “Joined” aggiunge che sarebbero state prese anche le informazioni della sua carta di credito e prelevati 1000 euro. «La polizia in Olanda ha tutte e prove», spiega la persona truffata e aggiunge che avrebbe fatto lo stesso con altre 15 ballerine in un altro paese.

 

L’inchiesta di Milano

Un argomento a cui Epifani sembra molto sensibile, quello delle carte di credito. Gli archivi di Repubblica, infatti, raccontano di un’inchiesta partita nell’agosto del 2011 che coinvolse proprio l’imprenditore amico di Amedeo Matacena. Il lancio – che riportiamo integralmente – è eloquente: «Rubavano le carte di credito ai turisti americani, le clonavano, prelevavano e facevano affari anche con negozianti compiacenti. Trentadue persone, tra cui una quindicina di italiani e una decina di romeni, sono state denunciate dalla finanza. Arrestato il capobanda, Daniele Cirstea, romeno di 35 anni che viveva in affitto a due passi dal Duomo con gli strumenti per clonare le carte. Tra i denunciati Antonio Epifani, 37 anni, di Ostuni: si spacciava per immobiliarista, manager e per parente del sindacalista Guglielmo Epifani. Viveva in grandi alberghi tra Milano, la Spagna e Dubai».

 

Antonio “il contrabbandiere”

Finita qui? Non proprio, perché manca il piatto forte: l’intervista che Antonio Epifani ha rilasciato lo scorso anno ad “Emigratis”, la trasmissione di Pio e Amedeo, proprio a bordo di uno degli yacht con cui lavora a Dubai. E come si definisce il noto imprenditore emiratino? Un contrabbandiere. Lo dice lui stesso, com’è possibile vedere al link https://www.dailymotion.com/video/x5ggehr

«In Italia ci sono stato fino al 2000/2001. Mi occupavo di turismo – spiega Epifani – non si riusciva mai ad arrivare alla fine del mese. Sai come tutti negli anni ’90 lavoravano alle sigarette». «Il contrabbando?» chiedono Pio e Amedeo ed Epifani conferma: «Il contrabbando». «Si guadagnava parecchio, col contrabbando c’era benessere e non c’era crisi. Davano centomila lire all’epoca, solo per andare dieci minuti a scaricare i cartoni di sigarette sugli scogli», conclude l’imprenditore.

 

La rete di favoreggiatori

Ecco allora che evidentemente le notizie rimbalzate dall’Italia sulla testimonianza di Berlusconi al processo “Breakfast” hanno amplificato parecchio le voci riguardanti Amedeo Matacena. L’articolo di lacnews24.it, infine, ha messo per la prima volta in correlazione la figura dell’ex parlamentare con quella di Epifani, in quanto suo collaboratore nella Dream Tour, l’azienda leader nel settore del noleggio di yacht e auto di lusso e nell’organizzazione di eventi. Tutto ciò ha condotto alla scelta di interrompere il rapporto lavorativo con il latitante eccellente dimorante a Dubai per evitare possibili guai? Non è dato saperlo. Di certo c’è che al momento in Italia si sta celebrando un processo in corso che vede imputato, fra gli altri, l’ex ministro dell’Interno Claudio Scajola, accusato di aver favorito la latitanza di Amedeo Matacena assieme alla moglie dell’armatore, Chiara Rizzo. Per la Dda reggina, una vera e propria rete di favoreggiatori si sarebbe mossa per consentire all’ex parlamentare di poter riparare all’estero, evitando così di scontare la condanna a tre anni di reclusione. Una rete identica a quella mossasi per Marcello Dell’Utri. E sebbene la testimonianza di Berlusconi non sia servita a molto ai fini del processo, c’è da scommettere che gli inquirenti italiani stiano osservando con attenzione ciò che accade da Roma a Dubai, per capire se ci sia qualcuno che stia consentendo a Matacena di continuare a vivere nel lusso emiratino, ben al di là di quella figura di cameriere che l’ex parlamentare ha voluto ritagliarsi nelle sue diverse interviste ad emittenti italiane. Insomma, la vicenda Matacena pare tutt’altro che chiusa.

Consolato Minniti

Giornalista
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