Nove anni e 10 mesi di carcere in luogo dei 20 anni rimediati in primo grado. È la decisione della Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro nei confronti di Walter Loielo, che dal 2020 collabora con la giustizia
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La Corte d’Assise d’Appello di Catanzaro ha riformato la sentenza con rito abbreviato emessa il 4 marzo 2024 dal gip del Tribunale di Vibo Valentia, Barbara Borelli, che vedeva imputato Walter Loielo, 30 anni, di Gerocarne, accusato dell’omicidio ai danni del padre Antonino Loielo, nonché del reato di occultamento di cadavere in concorso con altre persone al momento ancora ignote. Nove anni e 10 mesi di reclusione la pena decisa dai giudici di secondo grado in luogo dei 20 anni di carcere rimediati in primo grado.
Accolti così i motivi d’appello formulati dall’avvocato Caterina De Luca, difensore dell’imputato, in merito all’errata determinazione della pena in primo grado e al riconoscimento delle attenuanti generiche da ritenersi prevalenti sulla contestata aggravante. Revocata anche la libertà vigilata.
Walter Loielo era accusato di aver concorso nell’esplosione di più colpi d’arma da fuoco all’indirizzo del padre Antonino che è stato colpito almeno otto volte in varie parti del corpo. Il reato di omicidio era aggravato dalla premeditazione e dall’aver commesso il fatto contro un ascendente.
Antonino Loielo è sparito nel nulla all’età di 50 anni nell’aprile 2017 ed il suo corpo è stato trovato dalla polizia nel 2020 nei boschi di Ciano (frazione di Gerocarne). La sua scomparsa non è mai stata denunciata da nessuno dei suoi familiari. L’accusa di occultamento di cadavere faceva invece riferimento all’aver concorso Walter Loielo a scavare una buca nel bosco per poi seppellire il padre Antonino, ricoprendo quindi il terreno con la carcassa di un’auto. Walter Loielo collabora con la giustizia dal 28 settembre del 2020. L’omicidio del padre non viene ritenuto un omicidio di mafia e da qui la competenza della Procura di Vibo.

