Appalti e massoneria, il procuratore: «Cartello per eludere le regole della pubblica amministrazione»

VIDEO | Pierpaolo Bruni nel corso della conferenza stampa ha ribadito l'esistenza di un gruppo di professionisti che, di comune accordo, avrebbe turbato le gare di alcuni comuni del Tirreno cosentino

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di Francesca  Lagatta
29 giugno 2021
14:36

Sono sei le misure cautelari eseguite questa mattina nei confronti di altrettante persone indagate nell'inchiesta "Appalti e massoneria" del marzo scorso. Lo ha reso noto il procuratore capo della Repubblica di Paola, Pierpaolo Bruni, nel corso di una conferenza stampa che si è tenuta on line alla presenza dei giornalisti. All'evento hanno preso parte anche il Maggiore Giuseppe Sacco, comandante del Nucleo Investigativo di Cosenza ed il capitano Andrea Massari, comandante della Compagnia di Scalea, che hanno preso parte alle indagini partite nel giugno del 2020.

I nomi

Per Luigi Cristofaro, 38 anni, di Scalea, e Giuseppe Del Vecchio, 63 anni, di Terranova del Pollino, il gip Maria Grazia Elia ha ordinato gli arresti domiciliari. Per Paola Di Stio, 46 anni, di Belvedere Marittimo, funzionaria del Comune di Belvedere Marittimo, ha scelto invece l'interdizione per 12 mesi dall'esercizio del pubblico ufficio. Per gli ingegneri Antonio Del Vecchio, 57 anni, di Terranova del Pollino, Maria Grazia Melega, 30 anni, di Santa Domenica Talao, e Francesco Esposito, 37 anni, di Tortora è scattata l'interdizione per sei mesi di esercitare l'attività professionale di ingegnere. In tutto gli indagati dell'inchiesta sono sedici.


Le accuse

Gli indagati sono ritenuti responsabili, a vario titolo, dei reati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro la Pubblica amministrazione, turbata libertà degli incanti e turbata libertà del procedimento di scelta del contraente. Il procuratore Bruni, nel corso della conferenza, ha illustrato un quadro agghiacciante. Se le accuse venissero confermate sarebbero gravissime. Secondo le investigazioni, esisterebbe un vero e proprio "cartello" di professionisti e funzionari pubblici del Tirreno cosentino dedito al turbamento delle gare e degli affidamenti pubblici, che avrebbe come obiettivo quello di dividersi gli utili o di trarne comunque profitto. «In questo modo - ha detto Bruni - si eludono le regole della libera concorrenza e della trasparenza della pubblica amministrazione».

Le gare finite al vaglio degli inquirenti sono principalmente quattro e per ognuna di esse il vincitore sarebbe stato deciso a priori, con la compiacenza di alcuni imprenditori a cui era stato chiesto di partecipare in modo fittizio. In altri casi, spiegano ancora dalla procura, al fine di eludere controlli e sospetti ed evitare la consultazione di altri professionisti, sono stati assegnati appalti sotto soglia, ovvero, sotto i 40mila euro, cifra entro la quale è possibile affidare incarichi e lavori in modo diretto.

L'ombra della massoneria

Nell'inchiesta originaria, a tre persone veniva contestata la Legge Anselmi perché avrebbero promosso e partecipato ad una associazione segreta, di tipo massonica, in violazione dell'art. 18 della Costituzione, «occultando la sua esistenza e tenendo segrete finalità e attività sociali». Ma nelle operazioni di oggi, precisa Bruni, le misure cautelari riguardano esclusivamente contestazioni si presunti illeciti di gare e appalti pubblici.

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