Operazione Sistema

Arresti a Cosenza, il Riesame revoca i domiciliari all’ex assessore di Rende Pino Munno

Accolta parzialmente l'istanza dell'amministratore, cui è stata ora applicata la misura del divieto di dimora nella provincia. Resta invece in carcere Massimo Ciancio, esce Fabrizio Fuoco

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di Antonio Alizzi
16 settembre 2022
18:32

Dopo Remo Florio e Stefano Marigliano, il tribunale del Riesame di Catanzaro assume un’altra decisione. I giudici cautelari infatti hanno accolto parzialmente l’istanza di revoca della misura cautelare nei confronti dell’ex assessore di Rende Pino Munno, indagato nell’ultima operazione antimafia della Dda di Catanzaro con l’accusa di aver favorito il presunto gruppo mafioso riconducibile ad Adolfo D’Ambrosio, nell’ambito della sua attività di amministratore del comune di Rende.

Pino Munno, già nel corso dell’interrogatorio di garanzia, si era difeso a denti stretti, presentando una lunga memoria, nella quale si evidenziavano tutte le sue condotte, a suo dire lecite, rispetto alle gravi contestazioni mosse contro di lui dai pm antimafia Vito Valerio e Corrado Cubellotti. Pino Munno, difeso dall’avvocato Enzo Belvedere, lascia dunque i domiciliari, ma dovrà rispettare la misura del divieto di dimora nella provincia di Cosenza, applicata in sostituzione di quella originaria.


Resta in carcere Massimo Ciancio

Il Tdl infine ha confermato la custodia in carcere per Massimo Ciancio, ritenuto intraneo alla confederazione mafiosa di Cosenza. Se ne riparlerà eventualmente in Cassazione. L’indagato è difeso dall’avvocato Luca Acciardi.

Narcotraffico, scarcerato Fabrizio Fuoco

E si è visto modificare la misura cautelare da parte del Riessame di Catanzaro anche un altro indagato, accusato di associazione a delinquere dedita al narcotraffico. Parliamo della posizione di Fabrizio Fuoco, finito in carcere nel blitz del 1 settembre 2022 e scarcerato dal Tdl su richiesta dell’avvocato Cristian Cristiano, il quale in udienza aveva evidenziato la fragilità del castello accusatorio della Dda di Catanzaro che riteneva come Fuoco fosse in procinto di fare il “salto” da pusher a partecipe dell’associazione organizzata e diretta dalla famiglia Abbruzzese, operante in via Popilia.

Fabrizio Fuoco infatti si trovava in carcere a causa di due intercettazioni in cui parlerebbero, a dire dell'accusa, Luigi Abbruzzese, Claudio Alushi e Antonio Marotta, alias “Capiceddra” e un’altra persona. Ma nelle conversazioni non emergeva mai la voce dell’odierno indagato che, quindi, esce dal carcere e torna a piede libero. Caduta dunque la gravità indiziaria.

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