Arresti contro il clan Forastefano, Gratteri: «Avevano l'ossessione del controllo del territorio»

VIDEO | Complessivamente 17 le persone arrestate nell'operazione coordinata dalla Dda di Catanzaro. Il procuratore: «La 'ndrangheta che evolve ha bisogno del mondo delle professioni che ha abbassato l'etica e si piega ai servigi all'imprenditoria mafiosa»

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di Salvatore Bruno
16 febbraio 2021
12:41
La conferenza stampa dell’operazione Kossa
La conferenza stampa dell’operazione Kossa

I clan dei Forastefano e degli Abbruzzese, cosche egemoni della Sibaritide, avevano deposto le armi e da cartelli contrapposti si erano uniti in un'alleanza criminale orientata a costruire un gruppo imprenditoriale che aveva solo la parvenza della legalità. La finalità non era soltanto quella di lucrare.

Sullo sfondo dell'operazione Kossa coordinata dalla Dda di Catanzaro che ha portato a 17 arresti (QUI I NOMI) e messa a segno dalla polizia di Stato, c'è l'ossessione del controllo asfissiante del territorio, attraverso l'infiltrazione nel settore della produzione e della distribuzione di ortofrutta, comparto economico-produttivo tipico di quella zona. Per raggiungere l'obiettivo i componenti dell'associazione a delinquere utilizzavano i classici metodi mafiosi, come l'estorsione, le minacce, la violanza privata, per drogare il mercato e piegare ai propri interessi altre aziende, anche di rilevanza europea, come la Mazzoni, multinazionale del Ferrarese, costretta a subire le ritorsioni delle consorterie di 'ndrangheta.


Con la compiacenza di prestanomi, ma anche di professionisti, in particolare di un avvocato e di un commercialista, il gruppo criminale aveva poi messo in piedi una sofisticata truffa ai danni della Alma Solution, incaricata di somministrare personale da impiegare nei fondi agricoli, con il duplice risultato di frodare somme per circa 500 mila euro all'agenzia interinale e di costruire consenso sociale tra i falsi braccianti assunti.

Gratteri: «Mondo delle professioni ha abbassato l'etica e la morale»

«È un territorio molto vasto e purtroppo per decenni c'è stata poca presenza, in termini numerici, di forze dell'ordine e magistratura» - ha dichiarato Nicola Gratteri, procuratore capo della Dda di Catanzaro durante la conferenza stampa convocata per illustrare i dettagli dell'operazione.

«In questa indagine - ha detto il magistrato - non ci sono stati collaboratori di giustizia, ed è stata ancora più difficile, ma abbiamo capito che era importante agire, perché questa famiglia di 'ndrangheta aveva l'ossessione del controllo del territorio, - ha detto ancora Gratteri - e si interessava al mondo dell'agricoltura perché è un settore molto redditizio, per i contributi europei e regionali, e anche per la possibilità di assumere operai, che poi voteranno e ci sarà il ritorno sulla richiesta del voto. E poi si organizzano le imprese per il trasporto dei prodotti verso il Nord». La 'ndrangheta che si evolve e cresce, ha aggiunto, «entrando nell'imprenditoria ha bisogno del mondo delle professioni - ha detto Gratteri - che ha abbassato di molto l'etica, la morale, ed è prono ai servigi all'imprenditoria mafiosa».

Giornalista
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